Un nuovo studio mostra che pianificazione e azione non sono processi separati: mentre ci muoviamo continuiamo a valutare alternative, modificare scelte e adattare il comportamento in tempo reale
Quando attraversiamo una strada affollata, scegliamo un percorso in auto o semplicemente ci muoviamo in un ambiente complesso, il cervello non aspetta di “decidere tutto” prima di agire. Pianifica mentre si muove, corregge la traiettoria in tempo reale e continua a valutare possibilità alternative durante l’azione stessa. È quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences e realizzato con il contributo dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma (Cnr-Istc) e dell’Università di Montreal. La ricerca, firmata da Davide Nuzzi, Giovanni Pezzulo e Paul Cisek, mette in discussione uno dei modelli più tradizionali delle neuroscienze cognitive: l’idea che prima si pianifichi e poi si agisca.
Un videogioco per capire come decidiamo
Per studiare il rapporto tra pianificazione e movimento, i ricercatori hanno creato un compito sperimentale simile a un videogioco. I partecipanti controllavano un avatar che doveva “attraversare un fiume” saltando su pietre disposte lungo il percorso. Le rocce permettevano traiettorie differenti: alcune più sicure ma lunghe, altre più rischiose ma rapide. I partecipanti dovevano quindi scegliere continuamente tra opportunità immediate e vantaggi futuri, bilanciando rischio, velocità e obiettivi a lungo termine. Le analisi comportamentali e computazionali hanno mostrato che le persone non si limitano a valutare il singolo salto immediato, ma pianificano in anticipo il percorso complessivo verso l’obiettivo.
Le decisioni continuano durante il movimento
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il fatto che la deliberazione non si interrompe nel momento in cui l’azione inizia. Al contrario, continua durante il movimento stesso. “I risultati evidenziano che gli individui non attendono di aver completato una pianificazione per iniziare ad agire: al contrario, iniziano a muoversi presto, continuando a deliberare durante l’azione stessa”, spiegano Davide Nuzzi e Giovanni Pezzulo. I ricercatori hanno osservato che la velocità del movimento tendeva a ridursi nei punti critici del percorso, segnale che il cervello stava ancora valutando alternative e conseguenze possibili mentre il corpo era già in azione.
Il ruolo del corpo nelle scelte
Lo studio rafforza una visione “continua” della cognizione, nella quale percezione, decisione e movimento sono profondamente intrecciati e si influenzano reciprocamente attraverso un ciclo costante di feedback. Le scelte non dipendono soltanto da valutazioni astratte o razionali, ma anche da elementi corporei e spaziali. Direzione del movimento, inerzia e quantità di moto influenzavano infatti in modo significativo le decisioni dei partecipanti. “I risultati mostrano che i partecipanti valutano non solo le opzioni immediate, ad esempio salti più sicuri o più rischiosi, ma anche le conseguenze future delle proprie scelte – spiegano ancora i ricercatori -. I soggetti più lungimiranti, capaci di attribuire maggiore peso agli esiti futuri, ottengono prestazioni migliori”.
Dalle neuroscienze all’intelligenza artificiale
Secondo gli autori, le implicazioni della ricerca sono ampie e riguardano diversi campi, dalla psicologia alle neuroscienze fino all’intelligenza artificiale e alla robotica. Nelle neuroscienze, il lavoro propone nuovi paradigmi sperimentali per studiare le decisioni “embodied”, cioè radicate nel corpo e nell’azione concreta. Un approccio che potrebbe avvicinare maggiormente gli esperimenti ai contesti reali della vita quotidiana. “La maggior parte degli studi attuali si concentra su compiti decisionali astratti, come la scelta tra opzioni simboliche o numeriche – osservano gli studiosi -. Tuttavia le specie animali, inclusa quella umana, si sono evolute affrontando decisioni embodied in contesti concreti molto prima di sviluppare la capacità di risolvere problemi astratti”. Anche nel campo dell’intelligenza artificiale e della robotica, i risultati suggeriscono che i sistemi più efficaci potrebbero essere quelli capaci di integrare pianificazione e azione in modo dinamico, anziché trattarle come fasi rigidamente separate.
Il cervello non aspetta di decidere tutto
In sintesi, lo studio mostra che il cervello umano non segue necessariamente una sequenza lineare fatta prima di pianificazione e poi di esecuzione. Le due dimensioni procedono insieme, si modificano reciprocamente e restano aperte fino all’ultimo momento utile. Comprendere questa dinamica continua, concludono i ricercatori, rappresenta un passo importante verso modelli più realistici dell’intelligenza naturale e artificiale, capaci di descrivere come le persone prendano decisioni nel mondo reale: non fermandosi prima ad analizzare tutto, ma scegliendo mentre agiscono.
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