Sanità internazionale 13 novembre 2018

Perù, l’ex presidente Fujimori incriminato per sterilizzazione forzata di oltre 2mila donne

Firmavano un foglio che spesso non erano in grado di leggere. Nessuno spiegava loro le conseguenze di quell’intervento, e chi lo faceva parlava una lingua che non conoscevano. Era un programma di pianificazione familiare del governo peruviano, che tra il 1996 ed il 2000 ha reso sterili circa 300mila persone: 272.028 donne e 22.004 uomini, […]

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Firmavano un foglio che spesso non erano in grado di leggere. Nessuno spiegava loro le conseguenze di quell’intervento, e chi lo faceva parlava una lingua che non conoscevano. Era un programma di pianificazione familiare del governo peruviano, che tra il 1996 ed il 2000 ha reso sterili circa 300mila persone: 272.028 donne e 22.004 uomini, prevalentemente di etnia quechua e abitanti nelle zone rurali più povere del Paese. 2.166 donne hanno denunciato alla Procura di essere state sottoposte all’intervento senza il loro consenso o senza che fossero state adeguatamente informate. Ma si stima che almeno 211mila persone non ebbero accesso ad un’informazione completa sulla procedura medica e le sue conseguenze, e altre 25mila non sono state informate sull’irreversibilità dell’intervento.

Adesso, l’ex presidente peruviano Alberto Fujimori, che sta già scontando una condanna a 25 anni di carcere per abusi dei diritti umani, e tre dei suoi ex ministri della sanità (Marino Costa, Eduardo Yong e Alejandro Aguinaga) sono stati incriminati per queste sterilizzazioni forzate.

Il Programa Nacional de Salud Reproductiva y Planificación Familiar intendeva contrastare la povertà con un piano di controllo delle nascite che prevedeva chiusura delle tube di Falloppio e, per gli uomini, vasectomia. Così migliaia di persone sono finite sotto i ferri senza capire o, peggio, minacciate di essere allontanate dai figli o portate in ospedale con la forza. «Mi hanno presa e portata via, lontana da mio marito e dalla mia bambina nata il mese prima – raccontava Rute Zúñiga -. Mi hanno chiusa in una stanza da cui non potevo scappare. Mi hanno operata e quando mi sono svegliata ero sdraiata sul pavimento con altre 20 donne che avevano subito la stessa cosa. Hanno fatto firmare un foglio a mio marito dicendo che era per le pillole che mi avevano dato, ma non era così».

«Quando mi presero ero incinta – ha raccontato Esperanza Huayama -. Mi dissero che non sarebbe successo niente al mio bambino. Non firmai niente, mi operarono e dopo otto mesi nacque morto. È un dolore che non dimenticherò mai».

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