Salute 12 Novembre 2021 16:17

“Vite a colori”, il rapporto UNICEF sull’impatto della pandemia nella vita di bambini e adolescenti

Raccolte oltre 100 testimonianze di ragazze e ragazzi tra i 10 e i 19 anni, tra cui minorenni vulnerabili; 16 le regioni italiane coinvolte

“Vite a colori”, il rapporto UNICEF sull’impatto della pandemia nella vita di bambini e adolescenti

Il Rapporto “Vite a colori” presentato oggi dall’UNICEF, raccoglie le esperienze vissute da bambini e adolescenti nel primo anno di pandemia.

E’ stato illustrato da 5 giovani – che hanno preso parte alla ricerca – alla Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti e a Stefano Scarpelli dell’ufficio dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, entrambi in collegamento online.

“Vite a colori”, 114 partecipanti all’indagine

Il Rapporto racconta esperienze, percezioni ed opinioni di un gruppo di adolescenti sul primo anno di pandemia in Italia. Tra i 114 partecipanti alla ricerca (tutti tra i 10 e i 19 anni) – condotta tra febbraio e giugno 2021 in 16 regioni italiane– anche bambini e ragazzi che si identificano come LGBTQI+, minori stranieri non accompagnati (MSNA) e adolescenti con condizioni socioeconomiche svantaggiato. Il Rapporto in Italia fa parte di uno studio internazionale che ha coinvolto anche Angola, Canada, Lesotho e Madagascar.

Attraverso la metafora del surf, il rapporto interpreta le esperienze dei partecipanti alla ricerca come un percorso di crescita caratterizzato da un’improvvisa onda anomala – il COVID-19 – che ha invaso le vite di tutti, interrompendo molte delle loro attività e abitudini, riconfigurando gli spazi delle relazioni sociali. In questo scenario gli adolescenti sono costretti ad abbracciare la tavola da surf che hanno a disposizione per cercare di cavalcare l’onda, trovando modi per continuare a stare in piedi – e a galla.

La pandemia lascia stress e incertezza del futuro

Dall’indagine sono emersi spunti di riflessione:

  • La pandemia da COVID-19 ha interrotto attività e abitudini, limitato la socialità, esponendo ragazze e ragazzi a sensazioni di stress e frustrazione;
  • Ha però riconfigurato spazi di socialità e interazione, stimolato la ricerca di nuovi interessi;
  • Ha lasciato più tempo per pensare, per pensarsi, per capire quali sono le cose che contano, e per acquisire nuove competenze.
  • Resta l’incertezza nei confronti del futuro. Il ritorno a una nuova “normalità” – e a un approccio meno individualista, più attento al benessere della collettività e caratterizzato da cura e rispetto reciproco – appare l’unica via percorribile.

“Vite a Colori” narra anche di una “generazione di surfer”, con un’identità comune fatta di forti esperienze condivise legate alla pandemia, caratterizzata da fragilità e resilienza, dall’incertezza nei confronti del futuro e dal timore che la pandemia possa amplificare diseguaglianze esistenti e crearne di nuove.

«La pandemia ha segnato profondamente la vita di bambini e adolescenti. Sin dall’inizio l’UNICEF si è impegnato per mettere al centro dell’agenda politica anche il loro benessere, l’ascolto e la partecipazione nei processi di ricostruzione» ha sottolineato Carmela Pace, Presidente del Comitato Italiano per l’UNICEF.

«Le ragazze e i ragazzi sono stati la chiave di questa ricerca come partecipanti e al tempo stesso consulenti esperti. I risultati di questa ricerca sottolineano la fondamentale importanza di coinvolgerli, anche in un senso più ampio, nel dopo pandemia. Chiediamo a tutti i decisori politici in Italia di garantire che ciò avvenga» ha dichiarato Gunilla Olsson, Direttrice dell’Ufficio di Ricerca UNICEF Innocenti.

«La ricerca sottolinea l’approccio inclusivo che caratterizza il nostro intervento in Italia. La pandemia ha colpito tutti e in particolare gruppi specifici che già soffrivano disuguaglianze e/o discriminazione. Bisogna partire anche da loro per garantire una risposta adeguata ai bisogni emergenti» Anna Riatti, Coordinatrice del Programma in Italia dell’Ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale.

 

 

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