Salute 4 luglio 2018

Vaccini, otto raccomandati agli operatori sanitari. La Torre (infettivologo): «L’obbligo non serve, è una questione di buona prassi»

«Si vaccinano contro l’influenza stagionale circa un quarto dei medici e un sesto degli altri professionisti sanitari, infermieri compresi.  Germania e Spagna tra i paesi più virtuosi d’Europa». L’intervista a Giuseppe La Torre, professore associato del dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie infettive dell’università la Sapienza di Roma

di Isabella Faggiano
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«Influenza stagionale, epatite B, tubercolosi, morbillo, rosolia, varicella, parotite e pertosse. Sono queste le otto vaccinazioni che il ministero della Salute raccomanda a tutti gli operatori sanitari». Per Giuseppe La Torre, professore associato del dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie infettive dell’università la Sapienza di Roma,  i  vaccini sono «un modo efficace per proteggere se stessi, ma anche i propri pazienti e i familiari che gli sono accanto».

Perché tutelarsi proprio contro queste otto patologie? «Perché – ha risposto La Torre – è facile che gli operatori sanitari vi possano entrare in contatto o che diventino loro stessi veicolo di trasmissione».

Un pericolo soprattutto quando si lavora tra persone particolarmente fragili: «Esistono dei reparti in cui sarebbe improponibile non essere vaccinati – ha sottolineato La Torre – Mi riferisco soprattutto a pediatria, terapia intensiva, terapia intensiva neonatale. Tutti quei luoghi in cui i pazienti sono più a rischio di altri e, di conseguenza, solo la vaccinazione dell’operatore sanitario può proteggere entrambi».

Ma né in questi, né in altri reparti ci sono obblighi, esistono solo raccomandazioni. Fatto salvo per qualche eccezione: «in Italia – ha spiegato il professore – ci sono Regioni che stanno legiferando in materia. L’Emilia Romagna, e più recentemente anche la Puglia, obbligano i professionisti sanitari, che lavorano in determinati reparti, a vaccinarsi»

Per il professore La Torre «scegliere di vaccinarsi è sicuramente una questione di etica, ma anche una necessità pratica. Se dovesse scoppiare un’epidemia chi sono i primi a dover intervenire? Sicuramente i professionisti sanitari – ha sottolineato il professore, rispondendo al suo stesso quesito – E potranno farlo tempestivamente, senza correre alcun rischio, solo se già vaccinati».

Quanti contagi tra gli operatori sanitari potrebbero essere evitati grazie ad una vaccinazione diffusa? «Lo scorso anno – ha commentato il professore – si sono verificati circa 5 mila casi di morbillo nel nostro Paese, di cui poco meno del 10%  dei casi tra gli operatori sanitari, non vaccinati nella stragrande maggioranza dei casi.  Dati di revisioni sistematica dimostrano che, ogni anno, si vaccinano contro l’influenza stagionale circa un quarto dei medici e un sesto degli altri professionisti sanitari, infermieri compresi. Numeri che lasciano l’Italia molto lontana da situazioni virtuose come quella australiana o dei più vicini Paesi europei, come Germania e Spagna».

Seguire questi buoni esempi si può e per La Torre le “imposizioni” non servono: «noi – ha detto – vogliamo arrivare ad una buona prassi che non significa obbligare i professionisti sanitari a vaccinarsi, piuttosto – ha concluso il professore –  diffondere una vaccinazione consapevole».

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