Salute 18 Marzo 2024 13:38

Un test del sangue rivela i pazienti con insufficienza cardiaca più a rischio morte

Un semplice esame del sangue potrebbe aiutare a identificare i pazienti che corrono un rischio più immediato di morire di insufficienza cardiaca. Coloro che hanno livelli più alti di una proteina specifica, il neuropeptide Y (NPY), hanno il 50% di probabilità in più di morire per complicazioni cardiache. A mettere a punto il nuovo test è stato un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford in uno studio pubblicato sulla rivista European Journal of Heart Failure

Un test del sangue rivela i pazienti con insufficienza cardiaca più a rischio morte

Un semplice esame del sangue potrebbe aiutare a identificare i pazienti che corrono un rischio più immediato di morire di insufficienza cardiaca. Coloro che hanno livelli più alti di una proteina specifica, il neuropeptide Y (NPY), hanno il 50% di probabilità in più di morire per complicazioni cardiache, rispetto a coloro che hanno livelli più bassi di questa proteina. A mettere a punto il nuovo test è stato un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford in uno studio pubblicato sulla rivista European Journal of Heart Failure. I risultati suggeriscono che misurare i livelli di NPY potrebbe aiutare a prevedere come l’insufficienza cardiaca progredisce.

Il test rileva i livelli di una proteina pericolosa per il cuore

Sapere quali sono i pazienti più a rischio, secondo i ricercatori, potrebbe portare a una maggiore personalizzazione dei trattamenti per rallentare la malattia mortale, che si verifica quando il cuore non riesce più a pompare il sangue nel corpo come dovrebbe. Nel nuovo studio i ricercatori hanno utilizzato i dati di oltre 800 adulti con insufficienza cardiaca in diversi stadi. Ai soggetti sono stati misurati i livelli di peptide natriuretico (BNP), un ormone attualmente utilizzato per diagnosticare l’insufficienza cardiaca, insieme all’NPY. I nervi del cuore rilasciano NPY in risposta a uno stress estremo, che può innescare ritmi cardiaci pericolosi. Questo può causare la chiusura dei vasi sanguigni più piccoli del muscolo cardiaco, facendo lavorare di più il cuore e provocando la contrazione dei vasi sanguigni che vanno al cuore.

Con livelli elevati di NPY si hanno il 50% di probabilità in più di morire

Gli scienziati hanno scoperto che circa un terzo del gruppo dei partecipanti coinvolti nello studio aveva livelli elevati di NPY e aveva il 50% in più di probabilità di morire per complicazioni cardiache durante il periodo di follow-up di tre anni. I risultati suggeriscono che la misurazione dell’NPY insieme al BNP potrebbe essere utilizzata per aiutare a diagnosticare coloro che si trovano in pericolo più immediato. Questo consentirebbe ai medici di decidere chi potrebbe trarre beneficio da trattamenti come un defibrillatore cardioverter impiantabile (ICD) che rileva e arresta i battiti cardiaci irregolari, chiamati aritmie.

Il test del sangue potrebbe essere disponibili entro i prossimi 5 anni

“I risultati di questa ricerca rappresentano un nuovo entusiasmante sviluppo”, commenta
Neil Herring, professore di medicina cardiovascolare all’Università di Oxford e autore dello studio. “Successivamente, esamineremo se la misurazione di livelli molto elevati di neuropeptide Y potrebbe influenzare la possibilità per i pazienti di ricevere trattamenti salvavita come gli ICD”, aggiunge. Lo scienziato spera che questo test possa essere introdotto entro cinque anni.

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy e Associazioni

Mieloma multiplo. Aspettativa di vita in aumento e cure sul territorio, il paradigma di un modello da applicare per la prossimità delle cure

Il mieloma multiplo rappresenta, tra le patologie onco-ematologiche, un caso studio per l’arrivo delle future terapie innovative, dato anche che i centri ospedalieri di riferimento iniziano a no...
Salute

Parkinson, la neurologa Brotini: “Grazie alla ricerca, siamo di fronte a una nuova alba”

“Molte molecole sono in fase di studio e vorrei che tutti i pazienti e i loro caregiver guardassero la malattia di Parkinson come fossero di fronte all’alba e non di fronte ad un tramonto&...
di V.A.
Advocacy e Associazioni

Oncologia, Iannelli (FAVO): “Anche i malati di cancro finiscono in lista di attesa”

Il Segretario Generale Favo: “Da qualche anno le attese per i malati oncologici sono sempre più lunghe. E la colpa non è della pandemia: quelli con cui i pazienti oncologici si sco...