Salute 13 Dicembre 2022 15:01

Tumore al seno: due nuove molecole possono ridurre la progressione della malattia metastatica

I nuovi farmaci sono in grado di rallentare la progressione del tumore alla mammella in fase avanzata. La notizia, resa nota durante il San Antonio Breast Cancer Symposium, è frutto di due studi internazionali (Serena-2 e CAPItello-291) a cui hanno preso parte anche ricercatori italiani

Tumore al seno: due nuove molecole possono ridurre la progressione della malattia metastatica

Fermare la progressione del tumore alla mammella  in fase metastatica rappresenta una grande sfida a cui la ricerca internazionale dedica da anni  molta attenzione. Non solo perché la neoplasia alla mammella è la più frequente –  solo nel 2020 ha fatto registrare 2,3 milioni di nuove diagnosi – ma anche perché oggi questa patologia nel 70% dei casi è costituito dal sottotipo positivo per recettori ormonali (HR+) e con bassa espressione della proteina HER2 o HER2 negativa. Interessa donne che sviluppano una resistenza proprio alle terapie ormonali attualmente disponibili e di conseguenza vanno incontro ad una progressione della malattia e ad una aspettativa di vita breve.

Speranze da due nuove molecole capivasertib e camizestrant

In occasione del San Antonio Breast Cancer Symposium, il più importante congresso internazionale che si è svolto dal 6 al 10 dicembre negli Stati Uniti, sono stati presentati CAPItello-291 e Serena-2, nuovi studi che hanno messo in evidenza come due molecole (capivasertib e camizestrant)  siano in grado di controllare il carcinoma mammario già pretrattato con terapie ormonali. «Le terapie ormonali sono utilizzate abitualmente per il trattamento del carcinoma alla mammella HR+ – spiega Giampaolo Bianchini (Responsabile del Gruppo mammella, Dipartimento di oncologia dell’IRCSS Ospedale San Raffaele di Milano)  – ma le pazienti spesso sviluppano resistenza alle terapie ormonali attualmente disponibili per la malattia avanzata e di conseguenza vanno incontro ad una progressione della malattia. Da qui la necessità urgente di trovare nuove cure. Queste due nuove molecole hanno il potenziale per rispondere al forte bisogno clinico».

Capivasertib somministrazione orale e pochi effetti collaterali

Somministrata oralmente per quattro giorni la settimana, la molecola capivasertib combinata con il farmaco fulvestrant nello studio CAPItello-291 di fase III è in grado di ridurre del 40% il rischio di progressione della malattia in pazienti con tumore al seno che hanno sviluppato una recidiva o progressione della malattia durante o dopo la terapia endocrina. «Si tratta di una terapia orale ben tollerata – riprende Bianchini – oltre ad avere un vantaggio nella modalità di somministrazione e un profilo di sicurezza alto, con pochi effetti collaterali come diarrea e nausea, permette una modulazione nella cura della malattia avanzata con l’obiettivo di migliorare le aspettative di vita».

Allo studio CAPItello -291 hanno preso parte 708  pazienti e diversi centri italiani. «La maggior parte di queste donne aveva fallito precedenti trattamenti – aggiunge Alberto Zambelli (Professore Associato di Oncologia medica all’Humanitas University di Milano) –, in particolare capivasertib ha dimostrato di ritardare la progressione della malattia in pazienti che avevano fallito una precedente terapia di combinazione anti-estrogenica con inibitori di cicline chinasi dipendenti CDK4/6 e di essere dunque una nuova e importante opzione terapeutica capace di cambiare il corso  della malattia».

 Camizestrant riduce del 40%  il rischio di progressione della malattia

Nello studio Serena -2 di fase II le 240 pazienti trattate con la molecola camizestrant sono tutte in post menopausa. «Rispetto a  CAPItello-291 questo studio va a testare una terapia ormonale più  potente su pazienti resistenti alla terapia endocrina andando a rilevare un miglioramento del controllo di progressione della malattia da 3 a 4 mesi, anche nei pazienti pretrattati – fa notare Bianchini -, in particolare è stato riscontrato un forte beneficio in un sottogruppo di pazienti con una mutazione nei ricettori degli estrogeni, con un vantaggio superiore al 50 percento e una tollerabilità ottima».

Camizestrant è una molecola di nuova generazione in grado di ridurre del 42% il rischio di progressione della malattia o di morte. «Si tratta di un prodotto con maneggevolezza più alta, un profilo di tollerabilità favorevole che offre soluzioni terapeutiche con trattamento non chemioterapico vantaggioso per cure di prima e seconda linea – ammette Zambelli – . In entrambi i casi siamo difronte a molecole che rappresentano un concreto miglioramento per la cura di malattie metastatiche, garantiscono miglior assorbimento e tollerabilità». «Non è da escludere che le due molecole possano essere utilizzate anche in fase precoce – concordano Bianchini e Zambelli  – per capire se oltre a curare, siano in grado di guarire».

 

 

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