Salute 14 Gennaio 2019

Trivelle, ecco tutti i rischi. Vinci (FNOMCeO) «Non solo danni ambientali, ma anche minacce per la salute: patologie neonatali, cardiocircolatorie e neurodegenerative»

«Carbone, petrolio e gas provocano milioni di morti ogni anno e hanno effetti devastanti su clima e atmosfera». L’intervista a tutto tondo al coordinatore FNOMCeO “Professione, Salute, Ambiente e Sviluppo Economico”: «In base agli impegni assunti alla Conferenza di Parigi del 2015, ogni Paese deve impegnarsi alla riduzione dell’uso dei combustibili fossili»

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Trivelle sì o no? Il tema divide da sempre l’opinione pubblica e negli ultimi tempi anche il governo Lega-M5S. Nelle scorse settimane, infatti, il Ministero dello Sviluppo economico aveva inizialmente dato il via libera a nuove esplorazioni petrolifere nel mar Ionio, provocando l’ira degli ambientalisti, per poi fare dietrofront. Il premier Giuseppe Conte aveva parlato di “una sensibilità comune” nell’esecutivo per rivedere l’autorizzazione alle trivelle e ha messo a punto con il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e pur tra i dubbi della Lega, un emendamento blocca-trivelle al Decreto Semplificazioni. Grazie alle modifiche – fa sapere il Mise – «sarà impedito il rilascio di circa 36 autorizzazioni e saranno sospesi i tre permessi rilasciati nel mar Ionio» quelli al centro delle polemiche. L’emendamento «verrà discusso nei prossimi giorni in Commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavori Pubblici, Comunicazioni».

Abbiamo cercato di fare chiarezza su un argomento complesso che riguarda il futuro energetico del nostro Paese e anche la salute dei cittadini. L’abbiamo affrontato con il dottor Emanuele Vinci, Coordinatore della Commissione Professione, Salute, Ambiente e Sviluppo Economico della Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici).

LEGGI ANCHE: L’INQUINAMENTO PEGGIORA LA NOSTRA SALUTE. ECCO LE “AZIONI DEL CAMBIAMENTO” DA COMPIERE

La Fnomceo è intervenuta sulla vicenda che ha tenuto banco nelle ultime settimane relativa alle autorizzazioni per la ricerca ed estrazione di idrocarburi nelle acque di Puglia e Basilicata, condividendo le preoccupazioni della commissione Ambiente e Salute di cui lei è il coordinatore  ed esprimendo un parere assolutamente contrario. Ci spiega le motivazioni?

«È opinione largamente condivisa in ambito scientifico che i cambiamenti climatici e l’inquinamento atmosferico, strettamente correlati all’utilizzo di combustibili fossili (carbone, petrolio e gas), determinino gravi danni alla salute delle popolazioni con milioni di morti ogni anno in tutto il mondo. Enti e Organizzazioni internazionali come il WHO e nazionali come l’Istituto Superiore di Sanità hanno da anni evidenziato tali osservazioni e invitato i Governi a ridurre l’utilizzo di tali combustibili al fine di contenere gli effetti devastanti per il clima e l’atmosfera. Va invece sostenuta ogni ricerca e attività finalizzata alla produzione di energia che utilizzino fonti e tecniche non clima alteranti e/o ambiente inquinanti, a cominciare dal solare ed eolico».

Si parla di ricerche con tecniche del tipo ‘air gun’ (bombe d’aria e sonore) e sismiche (geofoni con cariche esplosive). Ci può spiegare meglio di cosa si tratta e perché le ha definite “tecniche a rischio”? È vero che possono provocare anche terremoti?

«Si tratta di tecniche utilizzate per ricerche e studi geologici dei fondali marini e dei terreni: la prima -air gun- utilizza bolle d’aria ad alta pressione che scontrandosi con il fondale danno origine a vibrazioni (bombe sonore) che vengono lette da appositi sensori; la seconda tecnica utilizza le perturbazioni sismiche artificialmente prodotte nel terreno da una carica esplosiva e che vengono rilevate da un tipo di sensore chiamato geofono. Sono ambedue tecniche utilissime per le ricerche e gli studi geologici. È facilmente intuibile che se tali tecniche vengono utilizzate su vasta scala e concentrate in aree delimitate possano provocare danni agli ecosistemi locali. Sono noti i danni ai sistemi uditivi e di orientamento dei cetacei e dei pesci, essenziali per la sopravvivenza degli stessi. Non conosco studi che abbiano dimostrato un diretto rapporto causa/effetto tra tali tecniche e i terremoti, ma studi recenti in USA hanno registrato un notevole aumento di scosse sismiche nei territori ove si sono utilizzate tecniche di fratturazione idraulica (fracking) per l’estrazione petrolifera. Per questo, in presenza di quesiti irrisolti e di lacune scientifiche deve essere attuato il “Principio di Precauzione” (Dichiarazione di Rio 1992), ovvero un approccio alla gestione dei rischi che si esercita in una situazione d’incertezza scientifica, che reclama un’esigenza d’intervento di fronte ad un rischio potenzialmente grave».

Quali possono essere le ripercussioni delle estrazioni e i danni sulla salute dell’ambiente e dei cittadini?

«I danni provocati dalle ricerche ed estrazioni petrolifere sono ampiamente noti sia per le alterazioni dell’ecosistema locale (emissioni di metalli pesanti, inquinamento terreni e falde acquifere, ecc.) che per i danni alla salute della popolazione, con particolare riferimento alle patologie neonatali, cardiocircolatorie e neurodegenerative. L’esperienza di Taranto e Brindisi, dichiarati siti di crisi ambientali per l’utilizzo di combustibili fossili nelle attività industriali, dimostra che vengono sconvolte le preesistenti attività economiche e produttive locali e principalmente agricoltura e turismo».

Quali sono gli altri metodi di ricerca ed estrazione per salvaguardare l’ambiente e preservare gli ecosistemi marini? 

«È innanzitutto necessario ribadire che sulla base degli impegni assunti nella Conferenza di Parigi del 2015, ogni Paese deve impegnarsi alla riduzione dell’uso dei combustibili fossili e quindi non si può accettare l’ulteriore ricerca di combustibili fossili specialmente in aree geografiche intensamente popolate. Sulla base della consapevolezza della stretta connessione e interdipendenza tra attività umana e modificazioni ambientali, tra alterazioni dell’ambiente e salute degli organismi viventi (Homo Sapiens compreso), è necessaria la rigorosa valutazione degli impatti sulla salute di ogni attività antropica, così come raccomandato dal WHO con l’HIA – Health Impact Assessment (ECHP, 1999). Qualsiasi metodo di ricerca ed estrazione proposta deve essere sottoposta a tali valutazioni».

Qual è l’appello che fate al Governo?

«Ormai è acquisito sulla base delle evidenze scientifiche che la salute individuale e collettiva è fortemente influenzata da fattori esterni a quelli propri del sistema sanitario. Per tutelare e migliorare la salute non basta correggere gli stili di vita delle persone, ma è necessario anche il cambiamento di condizioni sociali e dell’ambiente di vita e di lavoro, a cominciare dalla lotta alle diseguaglianze. Proprio in questa direzione va la strategia “Health in All Policies” proposta dall’Unione europea già dal 2006 e definita a livello internazionale dal WHO e dall’Osservatorio europeo sui sistemi e politiche sanitarie (European Observatory on Health Systems and Policies). “Salute in tutte le politiche” è una vera e propria necessità, che si sta dimostrando sempre più urgente. Si tratta di una nuova strategia per la salute che deve coinvolgere, in modo sinergico e trasversale, tutti i settori diversi della società e delle Istituzioni: scuola, ambiente, attività produttive, trasporti, urbanistica, comunicazione, enti locali, organizzazioni sociali. Di tutto ciò dovrà farsi carico il Governo del Paese!».

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