Salute 19 Luglio 2019 15:18

Terzo settore, ad ottobre pronto il registro unico. Varone (Croce Rossa): «Bene riforma, ora ragioniamo come rete associativa nazionale»

Il cambiamento è accolto con favore dagli operatori che riconoscono nel nuovo strumento la capacità di superare l’attuale frammentazione esistente nella gestione locale. Troncarelli (Ass. Welfare Lazio):«Nel Lazio pronto piano sociale da 656 mln»

di Federica Bosco

Il nuovo Registro unico nazionale del terzo settore vedrà la luce entro la fine di ottobre per entrare a pieno regime con il 2020. La conferma è arrivata ieri durante il convegno organizzato dal Sole24Ore e tenutosi presso la Regione Lazio, alla presenza di oltre 300 rappresentanti del terzo settore.

Un cambiamento accolto con favore dagli operatori che riconoscono nel nuovo strumento la capacità di superare l’attuale frammentazione esistente nella gestione locale, dove Regioni e Prefetture non sempre sono allineate nella interpretazione delle norme.

«La ricaduta è già in corso ed ha comportato un processo di adeguamento su più livelli -commenta Veronica Varone, Legal Officer Affari Generali di Croce Rossa Italiana – non solo adeguamento statutario, per cui abbiamo già proceduto, ed a breve provvederanno i comitati che sono stati dotati di uno statuto tipo che dovranno depositare autonomamente, ma è un cambiamento sostanziale perché la riforma ci impone di ragionare come rete associativa nazionale sia con il nostro territorio, sia con i soggetti pubblici, sia con le altre organizzazioni di volontariato e non solo».

Al fine di agevolare i lavori di coordinamento su tutto il territorio nazionale è stato costituito un gruppo di lavoro con i rappresentanti delle amministrazioni regionali che saranno chiamati a gestire le sezioni territoriali del Registro Unico.

«Finalmente abbiamo lo sbocco, stiamo arrivando a quel traguardo, a quel risultato che ritengo positivo – sottolinea l’avvocato Alessandra Troncarelli, assessore Politiche sociali e Welfare di Regione Lazio – si va a soddisfare quei bisogni ritenuti essenziali a livello di welfare: prima di tutto a livello nazionale e poi ovviamente a livello regionale. È importante soddisfare soprattutto i fabbisogni locali e territoriali, perché se c’è una buona governance la risposta viene data».

Assessore, come regione Lazio cosa state facendo oggi?

«Un piano sociale di 656 milioni di euro, si parla di bambini, giovani, anziani e disabilità. Le politiche sociali sono un mare magnum e tutto deve essere tessuto in maniera certosina perché è ovvio che quando si parla di persone con fragilità occorre guardare non solo l’utente diretto, ma tutto il nucleo famigliare. Quando ci si trova in queste situazioni sono coinvolti emotivamente ed economicamente le persone vicine al soggetto debole e che si occupano delle spese per le terapie. Questi 656 milioni vanno ad aiutare anche a livello psicologico tutte quelle persone con misure ritenute per noi essenziali per il welfare regionale».

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