Salute 16 Settembre 2019

Super batterio New Delhi, nuova vittima in Toscana. Rezza (ISS): «Colonizza l’intestino, fondamentale rispettare prassi igienico-ospedaliere»

L’epidemia si sta allargando nella Regione. «Tra novembre 2018 e agosto 2019 è stato isolato nel sangue di 75 pazienti. Letale nel 40% dei pazienti con sepsi» specifica l’Ars Toscana. Rezza (Iss): «Una cattiva novità, un ceppo nuovo di Klebsiella multi-resistente ai farmaci che si aggiunge a quelli già presenti sul territorio»

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Un altro morto “sospetto” per il superbatterio killer New Delhi in Toscana. Si tratta di un uomo di 81 anni, proveniente da Volterra e ricoverato prima all’ospedale valdelsano di Campostaggia e poi al policlinico delle Scotte di Siena, dove è morto, con un quadro clinico già compromesso. L’azienda ospedaliera sta lavorando per stabilire con esattezza le cause del decesso. Secondo i dati dell’Agenzia regionale della Sanità Toscana «tra novembre 2018 e il 31 agosto 2019 il batterio, che nei pazienti con sepsi ha una mortalità del 40%, è stato isolato nel sangue di 75 pazienti ricoverati con patologie gravi». Tra questi, ad oggi, ci sono stati 32 decessi ma non esiste un nesso causale automatico con la presenza del ceppo batterico. Quello che si sta cercando di appurare, cioè, è se il batterio New Delhi sia la causa o la concausa dei decessi. «Sono 708, al 31 agosto, i portatori del ceppo batterico ricoverati negli ospedali toscani, sui quali sono state applicate misure igieniche di contenimento» ha specificato l’agenzia che una volta a settimana pubblica un report sull’andamento del contagio per aggiornare le statistiche e monitorare lo stato delle infezioni da New Delhi.

NDM non è altro che l’acronimo di New Delhi Metallo beta-lactamase, un enzima prodotto da batteri presenti nell’intestino che sono in grado di distruggere molti tipi di antibiotici. Ci troviamo di fronte a un nuovo meccanismo di antibiotico-resistenza, sviluppato da batteri normalmente presenti nella nostra flora intestinale che possono diventare infettivi se esposti, in modo prolungato, a diversi antibiotici. La capacità di resistere ai farmaci li rende altamente pericolosi, soprattutto nei pazienti fragili.

LEGGI ANCHE: TOSCANA, ALLARME PER SUPERBATTERIO “NEW DELHI”: 350 PORTATORI E 44 INFETTI. ISTITUITA UNITA’ DI CRISI

È per questo che la situazione in Toscana sta generando una diffusa preoccupazione; anche l’Istituto Superiore di Sanità ha richiesto «di elevare il livello di attenzione nel Paese». Giovanni Rezza, Direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha precisato a Sanità Informazione che «il New Delhi non è un batterio nuovo, è un ceppo di nuova introduzione in Italia. Fino ad adesso – ha spiegato – era stato identificato in alcuni ospedali italiani ma in maniera sporadica; per la prima volta ha iniziato a circolare in modo rilevante in quest’area della Toscana». Si tratta, dunque, di un ceppo nuovo di un batterio già conosciuto. «Questo ceppo di Klebsiella è stato importato in Europa anni fa attraverso i viaggi in India – ha continuato Rezza – e a poco a poco ha iniziato a diffondersi in Grecia e in altri paesi europei. Ma è la prima volta che in Italia si nota una certa circolazione di questo ceppo batterico».

Stiamo parlando, dunque, di un ceppo batterico che inizia a diffondersi e si aggiunge a quelli già presenti sul territorio: «Piove sul bagnato – ha proseguito Rezza – di batteri e ceppi di Klebsiella multi-resistenti gli ospedali italiani ne sono pieni già da tempo; in più del 50% sono resistenti alle cefalosporine e nel circa nel 35% dei casi ai carbapenemi, classe di antibiotici utilizzati per infezioni gravi». I farmaci usati per le malattie più gravi. È una cattiva novità, ma noi da tempo denunciamo un problema di infezioni ospedaliere e antibiotico resistenza particolarmente grave».

L’antibiotico-resistenza è diventato uno dei più seri problemi di salute e sanità pubblica a livello mondiale, ma l’Italia ha il triste primato di morti per questo fenomeno.

Ma qual è la situazione in Toscana?

«Ci sono circa un centinaio di pazienti colonizzati e alcune decine di persone infettate, ma sui morti bisogna essere cauti: non si sa se sono morti a causa del batterio o con il batterio – ha chiarito Rezza -.  Questo ceppo batterico – infatti – tende a dare infezioni gravi soprattutto nei pazienti che sono già, purtroppo, a rischio: anziani, immunodepressi, trapiantati o sottoposti a prassi invasive, che sono di per sé fragili. Certamente, questo aggiunge un problema, può accelerare una situazione già compromessa, ma che stava evolvendo più lentamente».

Come si individua e trasmette il New Delhi?

«Il batterio colonizza l’apparato digerente. Lo screening si esegue con un tampone rettale e si trasmette da un paziente all’altro nell’ambiente ospedaliero e viene trasportato attraverso le mani degli operatori sanitari – ha evidenziato il direttore -. È questo il motivo per cui diciamo che le prassi igienico-ospedaliere devono essere rispettate sempre, anche se non c’è tempo. L’antibiotico resistenza si combatte con uso prudente degli antibiotici e con l’applicazione costante delle corrette prassi igienico sanitarie negli ospedali per evitare che si diffondano. L’Italia è maglia nera insieme alla Grecia e ai paesi dell’est Europa; c’è un piano nazionale di lotta all’antibiotico resistenza ma le risorse sono poche».

Un uso attento e prudente degli antibiotici è il primo passo per combattere i batteri resistenti, cioè insensibili agli antibiotici. Ed è per questo che tutti, cittadini, farmacisti e medici, devono impegnarsi per combattere l’antibiotico resistenza. «Il medico – si legge sul sito dell’ARS Toscana – che prescrive gli antibiotici solo in caso di infezioni batteriche deve spiegare bene dosaggio, durata ed eventuali possibili effetti indesiderati. Il farmacista, che distribuisce gli antibiotici solo dietro prescrizione medica, accertarsi che il paziente sappia come prenderli e il cittadino, che prende gli antibiotici solo se prescritti dal medico (non in caso di influenza o tutte le volte che il paziente ha la febbre), deve seguire dosaggio e durata e segnalare eventuali reazioni avverse».

Cosa è stato fatto in Toscana?

«In Toscana si sta facendo di tutto – ha concluso Rezza – si spera che l’epidemia sia contenuta al più presto».

Nella Regione è stato attivato il «sistema di controllo e prevenzione delle infezioni in ogni ospedale e l’Assessorato alla Salute ha costituito a maggio 2019 un’unità di crisi che ha prodotto un documento di indicazioni regionali per il contrasto alla diffusione di batteri NDM» ha sottolineato l’Ars sul suo sito. «Le Aziende Sanitarie toscane hanno messo in atto tutti gli interventi volti a sorvegliare l’evoluzione del fenomeno tramite screening attivo, a rinforzare le procedure di prevenzione e controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie e ad adottare schemi terapeutici più adeguati al trattamento delle infezioni da batteri NDM».

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