Salute 25 Febbraio 2020

Coronavirus, Stocco (San Carlo Milano): «Gli ospedali sono deserti. Abbiamo cambiato il protocollo per evitare contagi»

Stocco (Direttore generale ASST Santi Paolo e Carlo): «Controllo prima del ricovero per evitare contagi»

di Federica Bosco

Aree comuni e corridoi deserti. All’ospedale San Carlo di Milano gli effetti della paura da Coronavirus sono evidenti. La struttura, che con il San Paolo e i presidi territoriali dell’ASST Santi Paolo e Carlo accoglie oltre 4000 pazienti, sembra avere recepito al meglio le direttive di Regione Lombardia, individuando spazi e lavorando in sinergia con il Sacco, come ha spiegato il direttore Generale dottor Matteo Stocco.

Dottor Stocco, qual è la ricaduta del Coronavirus nella gestione dell’ospedale?

«La Regione Lombardia ha emanato a partire da giovedì notte una serie di indicazioni su come gestire i pazienti e come preparare i presidi per la maxi-emergenza. Abbiamo definito alcune aree, svuotandole e rendendole possibili come accesso diretto al Pronto Soccorso con alcuni percorsi garantiti per le persone che hanno la sintomatologia caratteristica e ci siamo dunque preparati a questa evenienza. Le ricadute sono importanti, abbiamo ridotto gli interventi chirurgici non urgenti, trattiamo solo i casi oncologici. Andiamo a scartamento ridotto rispetto a quella che è la potenzialità operatoria dei due presidi. In questo momento siamo in attesa ancora di una maxi-emergenza e Regione Lombardia ci manda ogni giorno una serie di indicazioni che variano a seconda dell’andamento dell’epidemia sul nostro territorio».

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Oggi quali sono le indicazioni che ha ricevuto?

«Quelle relative al trattenimento al Pronto soccorso di quei pazienti che hanno sintomatologia caratteristica. In tal senso viene fatto l’invio del tampone per gli esami ed è necessario evitare il ricovero con questa sintomatologia nei reparti in attesa del trattamento. Questo è un passaggio molto importante: rispetto al trattamento obbligatorio su pazienti ricoverati, significa evitare il ricovero di pazienti potenzialmente infetti prima che questo venga definito dal tampone. Abbiamo tanti pazienti che vengono in pronto soccorso, ma la Regione su questo è stata ferrea dicendo a tutti di chiamare il numero dedicato e fare in modo che escano le squadre di infermieri e medici presso il domicilio per evitare di intasare il pronto soccorso. Quindi a dir la verità in questo momento il pronto soccorso è vuoto».

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Quanto personale avete impiegato per l’emergenza Coronavirus?

«Oggi è lo stesso che abbiamo in dotazione sia al pronto soccorso che nei reparti. Sono invece stati dirottati dei pazienti. Ad esempio, per liberare la rianimazione del Sacco, abbiamo preso in carico noi dei loro pazienti. Tutto ciò è stato fatto per garantire la presa in carico di pazienti positivi con la sintomatologia del coronavirus».

I turni del personale sono cambiati?

«Per il momento no, abbiamo dovuto rafforzare alcuni turni soprattutto in pronto soccorso. Non siamo in uno stato di emergenza vera, ma di preallerta».

Questione tamponi. Si diceva che fossero insufficienti per rispondere alla richiesta, nel vostro caso è così?

«Non abbiamo avuto carenze di tamponi, è vero che la richiesta è stata alta, ma Aria, l’agenzia regionale degli acquisti, non ci ha fatto mancare il materiale».

È importante una formazione specifica del personale?

«Avendo già un reparto di malattie infettive siamo abituati a trattare pazienti infetti, è stato necessario fare momenti di incontro per estendere buone pratiche, ma la professionalità non è mai stata messa in dubbio. Sui percorsi ECM e sulla formazione si è fatto già tanto, non è cambiato molto dai tempi della SARS. Oggi va bene la formazione, forse in futuro dovremo essere più abituati a questo tipo di allarmi e di allerte».

 

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