Salute 5 Ottobre 2020

Scompenso cardiaco, Aisc: «Un milione di persone affette, ma numero in aumento»

Telemedicina e teleconsulti: nel 6° incontro nazionale annuale dal titolo “La gestione dello scompenso cardiaco nell’era post covid-19: parliamone con i pazienti” le associazioni di pazienti chiedono di rendere operativo il modello per patologie croniche

Lo ‘scompenso cardiaco’ o ‘insufficienza cardiaca’ è uno dei big killer della cardiologia. In Italia si stimano più di 1 milione di pazienti, 5,7 milioni negli USA e 15 milioni in Europa. La prevalenza della malattia aumenta di circa il 2% per ogni decade di età sino a raggiungere almeno il 10% nei pazienti over 70.

LO SCOMPENSO CARDIACO

Lo scompenso cardiaco cronico è gravato da un elevato tasso di mortalità: oltre il 25% muore entro un anno dalla diagnosi e circa la metà entro 5 anni ed è stato stimato che ogni ricovero ospedaliero correlato allo scompenso triplichi il rischio di morte entro 12 mesi. Ne hanno parlato esperti e diretti interessati nel 6° incontro nazionale annuale dal titolo “La gestione dello scompenso cardiaco nell’era post covid-19: parliamone con i pazienti” che si è svolto al Senato a Roma. Nel saluto introduttivo la Presidente dell’Associazione AISC, Porzia De Nuzzo, ha rivolto un caloroso saluto ai pazienti presenti e a quelli collegati via streaming ricordando che la pandemia non ha fermato il lavoro dell’associazione che anzi è ancora più motivata a trovare vigore e stimoli per assolvere alla mission di essere vicina al paziente e rendere la sua vita il più possibile normale.

DE NUZZO (AISC): «TELEMEDICINA E TELECONSULTI PER I PAZIENTI CRONICI»

«Mi riferisco – ha dichiarato la Presidente – non solo ai soggetti con scompenso che rientrano tra i soggetti fragili ma a quelli cronici e affetti da malattie rare che oggi sono presenti con i loro rappresentanti a dimostrazione che il mondo del volontariato ha una risposta univoca alle necessità dei pazienti». La pandemia di Covid-19 ha rappresentato una sfida impegnativa per la medicina territoriale ma ha avuto in qualche modo un aspetto positivo: il recupero dell’idea che la telemedicina e i teleconsulti potessero mantenere il prezioso filo della comunicazione con pazienti cronici o a rischio senza metterli in pericolo nel recarsi in ospedale o dal proprio medico.
«Nella fase iniziale della pandemia – ha precisato – si è manifestata l’esigenza di ridurre gli afflussi inappropriati in ospedale e al Pronto Soccorso (i codici bianchi e verdi) nell’ottica di mantenere in sicurezza i pazienti positivi e proteggere quelli negativi dal contagio, specialmente in quelli affetti da una condizione cronica e da fragilità che ne avrebbero peggiorato l’outcome in caso di infezione». «Così come si è reso necessario alleggerire il più possibile il carico delle strutture di emergenza ad un certo punto completamente assorbite dall’emergenza – ha dichiarato Professor Salvatore Di Somma – Professore di Medicina Interna presso L’Università La Sapienza di Roma e Responsabile Scientifico di Aisc – ecco allora che si è pensato di organizzare servizi di telemonitoraggio domiciliare per controllare il decorso dell’infezione in coloro postivi al virus ma che potevano essere curati a casa in quanto affetti da forme meno gravi».

IL PROGETTO PILOTA A LATINA

«Il progetto pilota che abbiamo messo in atto presso la ASL di Latina – ha proseguito Di Somma – ha previsto la consegna di un kit a domicilio del paziente per la rilevazione di 4 parametri che era invitato ad inviare due volte al giorno alla centrale operativa dedicata e presidiata h24. In caso di parametri alterati indicati da appositi CUT-OFF scattava un allarme che allertava il medico specialista in pneumologia e un relativo protocollo di assistenza».
Il sistema di telemonitoraggio domiciliare durato sei mesi ha preso in carico 780 pazienti tra cui sono stati selezionati 325 soggetti positivi al Covid-19 con comorbidità quali diabete ed obesità. Di questi solo 24 hanno avuto bisogno di cure urgenti che sono state erogate tempestivamente e hanno permesso di evitare il ricovero in Terapia Intensiva. «E’ ormai chiaro che un intervento tempestivo nei soggetti covid 19 si traduce in un outcome migliore» ha sottolineato il Professor Di Somma.

 

«Il teleconsulto nei pazienti fragili può integrare il tessuto della medicina territoriale in un’ottica di innovazione per prevenire le complicanze di alterazioni delle condizioni dei pazienti. Il sistema ha il vantaggio della continuità e della possibilità di fornire, un intervento precoce e personalizzato. Stiamo pensando di estendere un sistema analogo per i pazienti con scompenso cardiaco non solo per il monitoraggio delle loro condizioni in tempo reale ma anche per fornire tutte quelle informazioni sulle terapie e stili di vita che contribuiscono al controllo della malattia e alla qualità dell’esistenza in una ottica di medicina ‘di iniziativa’. Una integrazione al sistema che ruota intorno ai pazienti cronici e fragili, non una alternativa» ha dichiarato il Dottor Giorgio Casati Direttore Generale della ASL di Latina.

A conclusione dell’evento, Maria Rosaria Di Somma, Consigliere Delegato AISC, ha posto l’accento sulla necessità che il sistema sanitario adotti un nuovo modello di cura, basato sulla presa in carico e l’assistenza continuativa. «Un modello di Home Care che non deve essere pensato solo per le fasi emergenziali ma inserito in un processo di gestione integrata e interdisciplinare (che comprenda medici di medicina generale, specialisti, infermieri, farmacisti e non ultimo il mondo delle associazioni). Il mosaico è pronto per essere composto grazie a modelli scientifici e linee guida nazionali».

 

«Siamo pronti ad aprire un tavolo di confronto con gli organi decisori che tenga conto della voce del paziente e lo metta al centro del Sistema Sanitario per utilizzare al meglio le risorse derivanti dal recovery Fund e ottenere contestualmente un risparmio di risorse pubbliche» ha concluso.

 

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