Salute 3 Dicembre 2021 11:37

Cosa prevede la riforma della sanità lombarda, tra record e critiche

300 audizioni e 200 emendamenti proposti da sindaci, ordini dei medici e professioni sanitarie. Regione Lombardia ha disegnato la nuova sanità sul principio della cura della persona e di una organizzazione territoriale capillare. Critica l’opposizione che prepara per il 2022 una controriforma

Cosa prevede la riforma della sanità lombarda, tra record e critiche

La riforma della sanità lombarda è realtà. Le statistiche dicono che questa è la riforma dei record per il numero di ore di lavoro fatte dalla commissione sanità, per la partecipazione degli stakeholder con 300 audizioni, 4 convegni e migliaia di incontri e l’approvazione di oltre 200 tra emendamenti e ordini del giorno proposti dal territorio (sindaci, ordini dei medici e professioni sanitarie).

Sulla carta insomma questa riforma sembra soddisfare le necessità dei cittadini perché, come hanno dichiarato il presidente Attilio Fontana e la vice Letizia Moratti durante la conferenza stampa: «Parte dal principio di curare la persona e non la malattia, rafforza l’assistenza domiciliare e riconosce la casa come primo luogo di cura a cui si aggiunge una organizzazione territoriale capillare che prevede distretti, centrali operative, case di comunità e ambulatori per rispondere ai bisogni  della gente nella fase della malattia, ma anche di decongestionare il Pronto Soccorso e di limitare le liste d’attesa». Eppure, sull’altro versante di piazza Lombardia, c’è chi sostiene che sia poco rispondente a quelle che sono le necessità dei cittadini. E l’opposizione sta già lavorando ad una controriforma pronta da sfoderare nel 2022.

La riforma in pillole

  • One health Alla base della riforma c’è l’approccio one health finalizzato alla promozione della salute non solo degli uomini, ma anche degli animali e dell’ambiente attraverso la prevenzione, l’attività sportiva, l’innovazione tecnologica e la medicina territoriale.
  • Strutture pubbliche e private Libera scelta del cittadino con equivalenza e integrazione dell’offerta sanitaria tra strutture pubbliche e private iscritte nel registro regionale delle strutture accreditate.
  • Ricerca scientifica si prevede la creazione di una rete regionale con lo sviluppo di network scientifici.
  • Piano pandemico di durata quinquennale con l’istituzione del Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive che si occuperà anche di ricerca e sviluppo di nuovi vaccini.
  • Assessorato al Welfare avrà un ruolo di governo forte con funzione di indirizzo nei confronti delle agenzie di tutela della salute e degli erogatori pubblici e privati. Si occuperà tra l’altro di programmazione strategica, piano sociosanitario, osservatorio epidemiologico, accreditamento delle strutture pubbliche e private e dello sviluppo tecnologico.
  • ATS avranno funzione di programmazione, acquisto e controllo oltre che di coordinamento e sottoscrizione dell’accordo con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta.
  • ASST saranno articolate in due poli: ospedaliero organizzato in dipartimenti, compreso quello di emergenza e urgenza; e territoriale suddiviso in distretti e dipartimenti territoriali (cure primarie, salute mentale e dipendenze, prevenzione) mentre saranno anche la sede di rilevazione dei bisogni del territorio in raccordo con la Conferenza dei Sindaci.
  • Terzo settore sarà valorizzato il ruolo del volontariato con l’istituzione del Forum di confronto permanente con le associazioni dei pazienti e il tavolo regionale di confronto con le organizzazioni sindacali e con le associazioni di rappresentanza di enti locali e professionali.
  • Distretti comprendono una popolazione non inferiore a 100mila abitanti ad eccezione delle zone montane e a scarsa densità abitativa dove saranno di 20mila abitanti, ed avranno una sede accessibile ai cittadini e al vertice avranno un direttore. Il loro compito sarà di valutare i bisogni, programmare e creare integrazione tra i professionisti sanitari (medici di medicina generale, pediatri, specialisti ambulatoriali, infermieri e assistenti sociali). Nel distretto si troveranno le altre strutture previste dal PNRR: ospedali di comunità, case di comunità e centrali operative territoriali.
  • Case di comunità al loro interno opereranno team multidisciplinari e saranno il punto di riferimento per i cittadini per prestazioni sanitarie e per i malati cronici.
  • Ospedali di comunità saranno le strutture sanitarie della rete territoriale che si occuperà di ricoveri brevi e di pazienti con necessità di interventi sanitari a media e bassa intensità clinica. Avranno una capienza dai 20 ai 40 posti letto e una gestione prevalentemente infermieristica.
  • Centrali Operative Territoriali saranno una per distretto ed avranno il compito di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari. Non solo avranno la gestione delle attività di telemedicina e medicina digitale, teleconsulto e telemonitoraggio.
  • Integrazione tra medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali ed ospedalieri preferibilmente attraverso l’erogazione delle prestazioni negli ospedali di comunità e nelle case della comunità. Presa in carico dei pazienti cronici e sinergia con le farmacie.
  • Comitato di indirizzo delle cure primarie sarà composto da dirigenti della sanità, medici ed infermieri.
  • Comitato di rappresentanza delle professioni sanitarie sarà composto dai rappresentanti della Regione, degli Ordini e dei Collegi delle professioni sanitarie.
  • Ambulatori territoriali saranno strutture nuove destinate ai medici di medicina generale che sceglieranno di associarsi. Sarà prevista la tariffazione delle attività svolte e saranno a disposizione dei fondi per l’acquisto di apparecchiature per la diagnostica. Saranno previsti inoltre fondi anche per gli enti locali che metteranno a disposizione locali per questi ambulatori.
  • Agenzia regionale per l’urgenza e l’emergenza (AREU) potranno dotarsi di sistemi informativi per consentire di pianificare le attività, il controllo di gestione e la verifica delle attività.
  • Farmacie saranno punti di una rete capillare al servizio del cittadino in accordo con medici, ATS e ASST (es nella campagna vaccinale).
  • Nomine dei direttori generali e sanitari saranno introdotte nuove disposizioni per ampliare la selezione.
  • Programma. Il potenziamento della rete territoriale dovrà essere realizzato entro tre anni dalla data di entrata in vigore della legge. Entro 90 giorni è prevista l’istituzione dei distretti con la nomina dei direttori e l’istituzione dei dipartimenti di cure primarie e di prevenzione. Entro sei mesi dall’istituzione dei distretti saranno realizzate le Centrali Operative Territoriali. Entro il 2022 saranno poi realizzati il 40% degli Ospedali e delle Case di Comunità, il 30% nel 2023 e il restante 30% nel 2024. Entro 6 mesi dall’approvazione della legge nascerà anche il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive.
  • Fondi Grazie al PNRR Regione Lombardia avrà un miliardo e 350 milioni di fondi da investire, verranno realizzare 203 Case di Comunità, 60 Ospedali di Comunità, 101 Centrali operative territoriali. Per il personale i costi saranno così suddivisi: 17 milioni e 800 mila nel 2022, 28 milioni e 700 mila nel 2023 e 29 milioni e 700 mila nel 2024. Infine, verrà istituito il Fondo regionale per la telemedicina a cui saranno destinati 5 milioni di euro.

La Lombardia prima regione italiana ad utilizzare le risorse del PNRR, ma servono medici e infermieri

«La Lombardia è la prima regione d’Italia a mettere in cantiere investimenti concreti sulla medicina territoriale e il PNRR è una grande occasione da non perdere – ha dichiarato il Presidente della Commissione Sanità Emanuele Monti, durante la conferenza stampa di presentazione -. Già la Riforma Maroni nel 2015 aveva avviato il sistema di cure al cittadino, ma non essendo arrivati i finanziamenti dal governo centrale non si era completato il percorso.  Con l’arrivo dei fondi del Pnrr, invece, abbiamo lavorato incessantemente per dare ai lombardi l’occasione di essere i primi a beneficiarne».

Per Patrizia Baffi, consigliera regionale di Fratelli d’Italia con la nuova legge «verrà rafforzato il ruolo dei medici di medicina generale per sostenere l’integrazione tra medicina primaria e altri servizi con il finanziamento di infrastrutture e strumentazioni tecnologiche adeguate, mentre al medico di famiglia verrà riconosciuto un compenso ad esame, totalmente gratuito per il paziente».

Il potenziamento della Sanità territoriale e della medicina di base è anche il primo pensiero di Simona Tironi vicepresidente della Commissione Sanità e consigliera regionale in quota Forza Italia che al tempo stesso lancia un appello alla conferenza Stato Regioni affinché venga risolto il problema della carenza dei medici e degli infermieri. «Come Regione Lombardia abbiamo cercato di far fronte al problema autorizzando un incremento del massimale degli assistiti dei medici di base, abbiamo incrementato il numero delle borse di studio del prossimo triennio e chiesto che i medici di base, terminato il corso di specializzazione, possano accedere ai bandi per le zone disagiate e montane. Abbiamo fatto una richiesta al governo di incrementare gli accessi alla facoltà di medicina, per dare una continuità al territorio dal momento che molti medici di base devono andare in pensione. Con Aler abbiamo raggiunto un accordo affinché ai medici che scelgono di prestare servizio nelle zone disagiata, venga offerto uno spazio gratuito. Il governo ha garantito che il 30 percento del personale sarà di nuova assunzione ed entro il 31 marzo 2022 un numero importante di infermieri sarà messo a disposizione di tutte le regioni e quindi anche della Lombardia».

Le critiche dell’opposizione

«Non sono definite le linee di comando che in Sanità sono invece fondamentali – lamenta Carmela Rozza consigliera regionale del Partito Democratico – tra ATS e ASST non sono chiare le competenze che risultano concorrenti e confuse in tema ad esempio di prevenzione. Non solo, non sappiamo quali saranno gli ospedali generalisti». Una idea di sanità che non piace anche quando il discorso scivola sulla questione pubblico privato. «La riforma non è chiara – prosegue Rozza -. Il privato serve, ma affinché il sistema funzioni deve esserci una forte componente pubblica. Elemento che manca in questa riforma dove per altro c’è concorrenza tra le diverse aziende sulle stesse competenze e questo la rende debole. Noi abbiamo fatto i nostri emendamenti in un documento di proposta che presenteremo ai cittadini come sanità alternativa nei primi mesi del 2022».

Anche il Movimento 5 stelle con il consigliere e segretario della commissione sanità Gregorio Mammì intende lavorare ad una controriforma: «Non possiamo arrenderci di fronte a chi sta mettendo a rischio il nostro sistema sanitario, quindi lavoriamo per correggere le storture previste dal centrodestra. L’obiettivo è tutelare il diritto alla salute attraverso la prevenzione, la programmazione sanitaria ed il controllo sulle prestazioni erogate. Un sistema sanitario che sappia garantire il diritto alle cure, che valorizzi le eccellenza e tuteli la sanità pubblica soprattutto nella sua componente territoriale. Con questa riforma salta anche l’idea di avere una sanità territoriale che si occupi senza interessi economici dei cittadini, infatti, nella nuova legge è previsto che il privato si possa occupare della medicina territoriale, che potrà gestire le case della comunità in raccordo con le farmacie. Domani una cooperativa di medici di base, che lavorerà per una casa di comunità gestita da privati erogatori e dalle farmacie, dovranno prescrivere esami e farmaci… Saranno spinti alla prevenzione? O saranno costretti a puntare sulla cura e sui farmaci?».

 

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