Salute 5 Novembre 2018

Partoanalgesia, in Italia garantita al 20% delle donne. Astuto (Siaarti): «Evitare il dolore non necessario è sinonimo di civiltà»

L’analgesia in travaglio è stata introdotta nei Lea  il 18 marzo 2017, ma  la situazione nazionale non si è modificata: «Le regioni,  delegate all’applicazione delle indicazioni del piano sanitario nazionale – ha spiegato l’anestesista  – non hanno provveduto ai Drg (Raggruppamenti omogenei di diagnosi)»

di Isabella Faggiano
Immagine articolo

«Evitare il dolore laddove non necessario provarlo è sintomo di civiltà». Per questo, Marinella Astuto, anestesista, direttrice della scuola di specializzazione di Anestesia e Rianimazione dell’università di Catania e responsabile Area Materno-Infantile della Siaarti, la Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia, si schiera, accanto ad altri colleghi, affinché la partoanalgesia diventi un reale diritto per tutte le donne.

Secondo i più recenti dati diffusi dalla stessa Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia, le partorienti che possano usufruire di un’analgesia in travaglio, gratuita e istituzionalmente garantita 24 ore al giorno, non superano il 20%. «E questo – ha sottolineato la professoressa Astuto – nonostante l’analgesia sia stata introdotta nei Lea il 18 marzo 2017».

LEGGI ANCHE: PUERICULTRICI, UN MESTIERE IN VIA DI ESTINZIONE. SILVANA PARISI: «MAMME HANNO BISOGNO DI AIUTO COME 80 ANNI FA. SERVONO PERCORSI DI LAUREA AD HOC»

Il parto indolore è una pratica diffusa in Italia sin dai primi anni ’80, ma questi quasi 40 anni di storia, probabilmente, non sono bastati a sfatare falsi miti ed errate credenze: «Chiariamo subito – ha detto la responsabile dell’area Materno-Infantile della Siaati –  che la partoanalgesia non comporta rischi aggiuntivi per la madre e il suo bambino. Le conseguenze sono quelle a cui andrebbe incontro chiunque si sottoponga ad un’anestesia epidurale e, quindi, un possibile blocco loco-regionale. È possibile praticarla in qualsiasi momento del travaglio, dall’inizio delle contrazioni fino a prima che cominci la fase espulsiva. Inoltre, non è stato scientificamente dimostrato che questa anestesia possa comportare un ritardo della dilatazione o un allungamento del travaglio. E –  ha aggiunto l’esperta –  seppure dovesse accadere, questo aumento dei tempi non sarebbe sintomo di inefficienza, non creerebbe complicazioni al parto».

In altre parole, la professoressa Astuto è convinta che mettendo sulla bilancia i rischi e i benefici dell’analgesia in travaglio l’ago tenderebbe a favore di questi ultimi. E allora perché la sua diffusione stenta a decollare? «Innanzitutto per la carenza di anestesisti – ha precisato l’anestesista -. Il numero di specialisti è insufficiente nei punti nascita, così come in molti altri reparti. Poi, nelle strutture dove il numero di parti non supera i 500 all’anno non è prevista la presenza di un’anestesista di guardia, figura assicurata solo laddove si superano le mille nascite. Terzo problema: non sempre esiste una sinergia con il resto del personale. Ci sono ostetriche che non accettano di buon grado la partoanalgesia. E più di recente, nonostante l’approvazione dei nuovi Lea, la situazione nazionale non è cambiata, in quanto, le regioni delegate all’applicazione delle indicazioni del piano sanitario nazionale, non hanno attuato il Drg (Raggruppamenti omogenei di diagnosi)».

Per la professoressa Astuto sono diverse le soluzioni possibili per modificare la situazione attuale: «Raggruppare, laddove geograficamente possibile, i punti nascita così da creare strutture con un  numero di parti superiori ai mille e – ha aggiunto la responsabile Siaarti – rendere obbligatoria la presenza di un anestesista 24 ore su 24».

Poi investire, oltre che sulle risorse umane, anche sulla comunicazione. «La stessa Siaarti ha deciso di puntare su una diffusione capillare di queste informazioni, istituendo da quest’anno l’area Materno-infantile che presiedo. Un lavoro – ha detto Astuto – che dovrà necessariamente coinvolgere anche ginecologi e ostetrici: sono loro ad avere un rapporto di fiducia con la donna e, pertanto, i professionisti più indicati ad informarla sui benefici della partoanalgesia. Allo stesso tempo, gli anestesisti potrebbero conquistare un ruolo accanto alla neomamme prevedendo la loro presenza durante i corsi preparto».

Di strada da fare ce n’è, «ma – ha assicurato la professoressa – l’Italia non è fanalino di coda rispetto agli altri Paesi d’Europa».  Ed anzi, impegnarsi per non restare indietro potrebbe contribuire a migliorare la posizione della Nazione in altri ambiti dove si è ancora troppo poco virtuosi. È il caso dei parti cesarei che, in Italia, superano il 30% , cifra molto al di sopra dei limiti fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. «La partoanalgesia ridurrebbe di molto anche il ricorso al parto cesareo – ha assicurato l’anestesista -. Perché, oggi, ci sono molte donne che scelgono il bisturi proprio per la paura di soffrire. Paura che potrebbe essere superata e soprattutto evitata – ha concluso Astuto –  con un accesso alla analgesia in travaglio garantita per diritto a tutte le donne, in qualunque luogo d’Italia».

 

Articoli correlati
“Donne e Covid-19”: Onda premia le professioniste impegnate in prima linea nell’emergenza
Il riconoscimento speciale è per le donne che si sono particolarmente distinte nello svolgimento del loro prezioso lavoro durante l’emergenza sanitaria. Gli ospedali, con i Bollini Rosa e non, potranno proporre la candidatura delle figure sanitarie prescelte entro il 31 luglio 2020 tramite il sito www.bollinirosa.it.
Tecnologia in medicina: l’American Society for Gastrointestinal Endoscopy premia Giovanni Di Napoli
Giovanni Di Napoli, vicepresidente e General Manager di Medtronic – multinazionale che opera nel settore della tecnologia medica con 360 sedi in 160 paesi – ha ricevuto dall’American Society for Gastrointestinal Endoscopy (ASGE) il prestigioso Crystal Awards Honoree nella categoria dei servizi industrali. A questo proposito, Di Napoli ha dichiarato che per lui lo spirito […]
Salute nelle città, Andrea Lenzi: «Dopo l’emergenza servirà un health city manager»
Andrea Lenzi, direttore del dipartimento di Medicina Sperimentale della Sapienza e presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio: «Abbiamo dimenticato il legame fra medicina e territorio»
di Tommaso Caldarelli
Antonio Scala, Big Data in Health Society: «Serve un monitoraggio attivo sul COVID-19 da affidare ai MMG»
Maria Luisa Chiusano, Università di Napoli: «La ricerca molecolare riapre il dibattito sul ruolo dei farmaci RAAS-Inibitori – ACE Inibitori e Sartani – nel contenere la carica virale nel COVID-19. Minore abbondanza di ACE-2 sulla membrana ed eventuali frammenti liberi che catturino in anticipo il virus, limiterebbero l’attacco sulla membrana cellulare»
Coronavirus, il ministero della Salute: «Al via bando per la ricerca su Covid-19»
«Ciascun progetto selezionato potrà ricevere fino ad un milione di euro, dei 7 milioni complessivamente stanziati» spiega il ministero. Speranza: «Priorità alle proposte in grado di evidenziare, già nella presentazione dei dati preliminari, l’applicabilità dei risultati ai processi di cura»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 26 maggio, sono 5.498.849 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 346.306 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA   Bollettino delle ore 18:00 del 26 ma...
Lavoro

Covid-19 e Fase 2, come prevenire il contagio: ecco il vademecum per gli operatori sanitari

Le misure di protezione per gli operatori e i pazienti, l’organizzazione degli spazi di lavoro, la guida al corretto utilizzo dei Dpi, il triage telefonico, la sanificazione e la disinfezione degli ...
Salute

«A Piacenza onda d’urto impressionante, per questo abbiamo il più alto numero di morti». Parla il pioniere della lotta al virus Luigi Cavanna

L’oncologo noto per i suoi interventi ‘casa per casa’ per sconfiggere l’epidemia: «Azione precoce arma vincente, nessun paziente curato a domicilio è morto». E ricorda i primi giorni dell'e...