Contributi e Opinioni 25 giugno 2018

Carenza anestesisti, la proposta: «Università possono formare 1165 rianimatori. Occorre finanziare i contratti»

Secondo un documento dell’Osservatorio Nazionale per la formazione medico-specialistica, datato 18 giugno, la capacità formativa delle Scuole di Specializzazione di Anestesia e Rianimazione delle Università italiane per l’imminente nuovo anno accademico, alla luce dell’aggiornamento dei criteri di accreditamento che le riguardano, è di 1.165 nuovi Specializzandi. Secondo le Regioni, i fabbisogni complessivi italiani per l’anno […]

Secondo un documento dell’Osservatorio Nazionale per la formazione medico-specialistica, datato 18 giugno, la capacità formativa delle Scuole di Specializzazione di Anestesia e Rianimazione delle Università italiane per l’imminente nuovo anno accademico, alla luce dell’aggiornamento dei criteri di accreditamento che le riguardano, è di 1.165 nuovi Specializzandi.

Secondo le Regioni, i fabbisogni complessivi italiani per l’anno in cui questi nuovi specializzandi diverranno specialisti, cioè tra ben 5 anni, è pari a 866.

Nel mentre, per quest’anno e per i prossimi 4, le nostre Università formeranno ancora soltanto circa 650 Anestesisti Rianimatori all’anno, comprese le borse di studio a carico delle Regioni.

Quindi, i fabbisogni di Anestesisti Rianimatori, stimati dalle stesse Istituzioni di governo del SSN fino all’anno scorso mediamente in oltre 700, sono stati finora scriteriatamente ignorati. Ma, a peggiorare la disamina della situazione, va sottolineato che i fabbisogni stimati dalle Regioni non tengono conto di numerosi fattori critici (per non dire illiceità) che finora hanno fatto sottostimare il fabbisogno di specialisti nella nostra disciplina. Citiamo solo quelli più rilevanti in tantissimi Ospedali:

  • l’attuale illecita sostituzione delle guardie con le ‘pronte disponibilità’ (si tenga conto che una sola ‘guardia’ richiede 6 specialisti aggiuntivi);
  • l’attuale mancanza di guardie dedicate alle Sale Parto negli Ospedali con Punti Nascita dove i parti totali assommano ad oltre 2.000 all’anno (sempre 6 Anestesisti Rianimatori per ogni guardia mancante);
  • le montagne di ore straordinarie, o comunque lavorate in eccesso all’orario di lavoro contrattualmente dovuto;
  • il continuo accumulo di ferie arretrate, e l’ormai cronica negazione di ogni diritto alle ore per l’aggiornamento professionale;
  • l’attuale illecita sostituzione di Specialisti con i Medici in formazione;
  • l’altissima prevalenza femminile nella disciplina (forse in assoluto la più alta rispetto a tutte le altre), che deve preservare il sacrosanto diritto alle assenze per maternità, come invece non accade, anche a causa delle mancate sostituzioni che ormai sono una prassi consolidata;
  • un’uscita dal lavoro per pensionamento non ritardata, come avviene per altre specialità, dal pur legittimo – a regole attuali – interesse a continuare un’attività intramoenia o extramoenia privata che ha stretta correlazione con la permanenza nel lavoro ospedaliero, dato che per gli Anestesisti Rianimatori quest’attività privata è in pochi casi marginale e per la stragrande maggioranza inesistente.

 

Inoltre, i fabbisogni in questione non tengono conto del fatto che una parte sempre meno trascurabile di Anestesisti Rianimatori, una volta specialisti, migrano all’estero, attratti da condizioni di lavoro non gravate da rischi giudiziari (anche penali, che in Italia, unico Paese in Europa, non creano certo condizioni di lavoro serene), e da remunerazioni maggiori, e questo riduce ancor più il ricambio generazionale, né, più in generale, delle borse di studio perse ogni anno per abbandono della scuola di specializzazione.

Senza trascurare il fatto che l’inappropriata destinazione lavorativa degli Specialisti di certe branche crea ulteriori sprechi, dato che non pochi Specialisti in Medicina d’urgenza, per esempio, finiscono per rimpinguare gli organici delle Medicine invece che i Pronto Soccorso, la loro naturale destinazione, per effetto di equipollenze trans-specialistiche assurde che qualcuno riesce a far inspiegabilmente mantenere dai decisori delle sorti del SSN Ospedaliero.

In considerazione dell’attuale carenza di Anestesisti Rianimatori, emersa anche mediaticamente in questi giorni, l’AAROI-EMAC chiede che il numero di contratti di formazione determinato dall’Osservatorio come potenziale formativo di Anestesisti Rianimatori da parte delle Università italiane venga finanziato in toto a partire da subito, per 1.165 medici in formazione.

Questo non basterà per far fronte nell’immediato ad una situazione estremamente critica che sta mettendo a rischio la salute dei pazienti, ma almeno potrà dimostrare la volontà politica dell’attuale Governo di rimediare, almeno in una prospettiva di medio-lungo periodo di 5 anni, ai danni di una programmazione ridicola perpetratasi finora. Per le soluzioni occorrenti fino ad allora, occorrerà comunque un confronto serio e collaborativo con tutte le Istituzioni di governo del SSN e delle sue articolazioni regionali.

Di certo non accetteremo che la drammatica carenza di specialisti nella nostra disciplina sia soppiantata da contratti atipici, ivi inclusi quelli da “specialista ambulatoriale”, che nei settori ospedalieri in genere, e in particolare in quelli di nostra competenza, sono altrettanto aberranti quanto il ricorso alle forniture di professionisti ospedalieri tramite cooperative et similia, ricorso che anche il Consiglio di Stato, con la sentenza 01571 del 12 Marzo 2018, ha giudicato non solo illegittime, ma anche colpevolmente più onerose per l’erario. I Direttori Generali delle Aziende Sanitarie Pubbliche i cui concorsi per Anestesisti Rianimatori vanno deserti per carenza di specialisti, invece di farsi complici di abusi, dei quali saranno chiamati prima o poi a rispondere, attivino gli istituti del nostro CCNL che lecitamente consentono il ricorso alle prestazioni aggiuntive ex art. 55 CCNL 08/06/2000 e s.m.i.: non sono la soluzione ideale, lo sosteniamo oggi come sempre l’abbiamo sostenuto, ma perlomeno salvaguardano il rispetto delle regole.

Articoli correlati
Il Provider deve richiedere a tutti i relatori l’autocertificazione sul conflitto d’interessi indipendentemente dalla presenza dell’eventuale conflitto?
Il Provider deve richiedere a tutti i relatori l’autocertificazione sul conflitto d’interessi indipendentemente dalla presenza dell’eventuale conflitto? Il Provider deve acquisire la dichiarazione dei rapporti, degli ultimi due anni, di relatori/moderatori/formatori con soggetti portatori d’interessi commerciali in campo sanitario. I docenti, i moderatori, i formatori devono dichiarare eventuali rapporti con aziende con interessi commerciali in […]
Carenza medici, l’assessore Arru (Sardegna): «Con quota cento rischio boom di pensionamenti. Aumentare borse di studio per MMG»
Il titolare della Sanità sarda difende la riforma della rete ospedaliera regionale: «Problema non è la carenza di servizi, ma un eccesso di servizi mal distribuiti che molto spesso non raggiungono i volumi indicati e suggeriti dal Piano nazionale esiti». Poi rilancia la medicina multiprofessionale per affrontare cronicità
Malattie Croniche Intestinali, parte campagna sensibilizzazione. Pisanti (Ministero Salute): «Serve integrazione tra specialisti»
In Italia circa 200mila persone colpite da Morbo di Chron e Colite ulcerosa. Gruppo di studio Ig-IBD calcola un miliardo l’anno il costo per il SSN. La Coordinatrice del Piano delle Cronicità: «Importante anche per operatori supporto psicologico»
Autodimissioni degli ospedalieri e fuga dal SSN, le reazioni dei lettori al racconto di una vita soffocante
L’intervista al vicepresidente della FNOMCeO Giovanni Leoni è stata l’articolo più letto di settembre ed il più condiviso sui social network. È il sintomo della diffusione del malessere di una categoria che, a lavorare nel sistema sanitario pubblico, proprio non ce la fa più
FIMMG, Scotti fa bilancio del Congresso: «Dignità per MMG. Formazione sia centralizzata. Leghiamo redditività medici a salute pazienti»
Il segretario della Federazione dei medici di Famiglia continua a invocare risorse per il settore «o i cittadini rischiano di dover pagare servizio sanitario». Rapporto tra spesa sanitaria e Pil «non scenda sotto il 6,5% come dice l’OMS»
di Cesare Buquicchio e Giovanni Cedrone
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Diritto

Ex specializzandi, 16 miliardi a rischio per le casse dell’erario. Arriva Ddl per accordo Governo e camici bianchi

C’è una bomba ad orologeria nelle casse pubbliche: la vertenza tra gli ex specializzandi ’78-2006 e lo Stato. Gli aventi diritto ammontano a oltre 110mila medici e il contenzioso costerà all’e...
Formazione

ECM e validazione delle competenze mediche: più spazio alla professione. Lavalle (Agenas): «Ecco come funzionerà»

«Dare un valore all’apprendimento non certificato è utile stimolo per professionista» così Franco Lavalle, vicepresidente OMCeO Bari e membro dell’Osservatorio Nazionale del’ Age.na.s
Professioni Sanitarie

Professioni sanitarie, Beux (TSRM e PSTRP): «Ordine favorirà qualità. Ora servono decreti attuativi»

Inizia a prendere vita il nuovo ordine istituito nella scorsa legislatura. 33mila i professionisti già censiti ma se ne stimano 230-240mila