Salute 2 Ottobre 2019 14:00

Paziente anziano, Orthmann (Onda): «Urgente approvare legge sul caregiver, invecchiamento della popolazione è realtà»

A Roma convegno promosso dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere e Daiichi Sankyo. «Servono forme di tutela previdenziale, assicurativa, sanitaria – sottolinea il Coordinatore medico-scientifico ONDA – ma anche un supporto psicologico». Studi hanno dimostrato che caregiver hanno aspettativa di vita più bassa

L’invecchiamento della popolazione italiana pone nuove sfide al sistema sanitario e assistenziale italiano. Il nostro Paese è infatti il secondo al mondo, dopo il Giappone, per percentuale di anziani, con 13,8 milioni di persone over 65. Questo significa un aumento delle malattie croniche che caratterizzano questa fascia della popolazione, da quelle cardiovascolari alle malattie neurodegenerative che rappresentano la quarta causa di morte.

Il fenomeno tocca da vicino le famiglie italiane: secondo l’ultima analisi dell’Istat, che fa riferimento solo alle forme di assistenza fornite per problemi circoscritti a salute e invecchiamento, in media il 17.4% della popolazione, pari ad oltre 8.5 milioni di italiani, è caregiver: un esercito silenzioso di persone, spesso anch’esse anziane, rappresentato per la maggior parte da donne. Dei caregiver e delle loro esigenze si è parlato al convegno “Presa in carico assistenziale e terapeutica del paziente anziano” organizzato a Roma da Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, e Daiichi Sankyo. Un’occasione anche per fare il punto sulla legge in discussione in Commissione Lavoro al Senato, “Disposizioni per il riconoscimento e il sostegno del caregiver familiare”, che punta a riconoscere un ruolo importante a questa figura.

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«La legge prevede che finalmente si possa dare un riconoscimento giuridico a questa figura che è sempre stata poco considerata, data per scontata in quanto familiare. Ma oggi, con un’assistenza molto più complessa in uno scenario sociale e familiare molto cambiato, al di là del riconoscimento si vogliono dare delle forme di tutela previdenziale, assicurativa, sanitaria che sono sicuramente uno strumento prezioso per poter svolgere al meglio il proprio incarico» sottolinea Nicoletta Orthmann, Coordinatore medico-scientifico ONDA.

Dottoressa, parliamo del tema della presa in carico assistenziale e terapeutica del paziente. C’è una legge sui caregiver in discussione al Senato. Voi cosa chiedete alla politica?

«Chiediamo che finalmente si arrivi alla fine di questo iter parlamentare. Sono stati presentati nel tempo sette disegni di legge. Il testo che si attende venga approvato è un testo che abbraccia queste sette proposte. È sicuramente una esigenza importante perché ce lo dicono i numeri: sono più di 7 milioni i caregiver dedicati ai propri familiari sugli otto milioni totali. Sono prevalentemente donne, spesso non più giovanissime e che sono davvero costrette a fare degli equilibrismi spinti tra famiglia, figli, nipoti, lavoro e con genitori anziani che, a fronte dell’allungamento della vita, sono sempre più anziani e quindi hanno dei bisogni assistenziali importanti. Non dimentichiamo che al di là delle malattie croniche, penso alle malattie cardiovascolari e a quelle respiratorie, c’è anche il problema delle demenze e molti studi sociologici e scientifici fatti in materia dimostrano come il prestare assistenza a un proprio familiare affetto da demenza e da malattie, come quelle psichiatriche, che incidono fortemente sulla relazione abbia un impatto molto importante, parliamo di salute psicofisica, attività lavorativa, talvolta le donne sono costrette a rinunciarvi, qualche volta anche gli uomini. Si tratta di persone che si trovano spesso a dover anteporre i bisogni del proprio assistito ai propri con il rischio di sviluppare a loro volta problemi di salute e quindi non essere dei caregiver efficienti dal punto di vista dell’assistenza. Questo è un aspetto importante che la legge va a tutelare e a preservare: il benessere del proprio assistito passa attraverso il benessere del caregiver».

Quali sono i punti qualificanti della legge?

«Prevede che finalmente si possa dare un riconoscimento giuridico a questa figura che è sempre stata poco considerata, data per scontata in quanto familiare. Ma oggi, con un’assistenza molto più complessa in uno scenario sociale e familiare molto cambiato, al di là del riconoscimento vengono date delle forme di tutela previdenziale, assicurativa, sanitaria che sono sicuramente uno strumento prezioso per poter svolgere al meglio il proprio incarico. Pensiamo a quanto può essere importante, la legge lo prevede, poter garantire ai caregiver un supporto psicologico. Spesso i caregiver sono la stampella della vecchiaia dei propri familiari ma chi si occupa del loro benessere psicoemotivo?».

«Ci sono dati che dicono che spesso i caregiver sacrificandosi per i loro familiari non assumono comportamenti salutari. Un problema per loro e anche per la sanità italiana. Ci sono studi in merito?

«Ci sono studi che vanno ad esplorare quello che è l’impatto sulla salute, che è un impatto diretto, perché il carico di stress che porta il caregiver ad assistere incondizionatamente il proprio familiare è importante. Quindi c’è il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, disturbi gastrointestinali, disturbi del sonno, ansia. Ma c’è un tema di impatto indiretto sulla salute. Il caregiver, dato che per sua inclinazione è più intento ad occuparsi del suo familiare, trascura l’alimentazione, non ha tempo per fare attività fisica, c’è un venir meno dei principi fondamentali della prevenzione primaria che minano non solo la qualità della vita, ma anche la quantità. C’è stato uno studio fatto anni fa da un premio Nobel americano che ha evidenziato come lo stress per seguire un familiare gravemente disabile porti a una riduzione dell’aspettativa di vita. Ci sono anche studi interessanti che vanno ad esplorare le differenze di genere tra uomo e donna. Allora nello svolgimento di questo compito le donne si dimostrano più empatiche con scarsa tendenza alla delega, l’uomo è più pragmatico, con più facilità chiede aiuto e questo ci spiega come mai le donne sono quelle che ne risentono maggiormente a livello di impatto con la salute e qualità della vita».

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