Salute 7 Aprile 2022 17:18

Medico per i senza fissa dimora, proposta Pd: «Cambiare legge 833 e slegare l’assistenza di base dalla residenza»

Il progetto di legge, firmato da Monica Cirinnà e Luca Rizzo Nervo, ha il sostegno del ministro della Salute Roberto Speranza. Capofila l’Emilia-Romagna che ha già varato una legge sul tema. «Il vulnus riguarda migliaia di persone escluse dal diritto alla salute» spiega Rizzo Nervo

di Francesco Torre
Medico per i senza fissa dimora, proposta Pd: «Cambiare legge 833 e slegare l’assistenza di base dalla residenza»

La capofila è stata la regione Emilia-Romagna, che già alla fine del 2021 ha reso effettiva una misura di civiltà come quella di assicurare il medico di medicina generale alle persone senza fissa dimora. Ora la norma, caldeggiata anche dal ministro della Salute Roberto Speranza, approda in Parlamento con due proposte di legge ‘gemelle’ presentato al Senato da Monica Cirinnà e alla Camera da Luca Rizzo Nervo, entrambi del Partito Democratico.

Il problema risiede nella legge 833 del 1978, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, che stabilisce all’articolo 19 che “gli utenti del servizio sanitario nazionale sono iscritti in appositi elenchi periodicamente aggiornati presso l’unità sanitaria locale nel cui territorio hanno la residenza”. Legare l’assistenza sanitaria di base alla residenza, purtroppo, lascia sena sanità di base le tante persone senza fissa dimora. Sul tema si sta battendo da anni “Avvocato di Strada”, organizzazione di legali che prestano assistenza gratuita ai senza dimora.

«La legge istitutiva del servizio sanitario nazionale individua nella residenza il criterio formale di collegamento tra l’utente e l’azienda sanitaria locale, poggiando sulla residenza anagrafica. In questo modo la persona sprovvista di residenza di fatto è esclusa dall’esercizio del diritto alla salute salvo i bisogni di emergenza-urgenza che sono garantiti a tutti, in ogni caso» spiega a Sanità Informazione Rizzo Nervo.

In realtà sul tema c’è grande difformità tra i comuni italiani. Alcuni concedono la residenza fittizia all’anagrafe ai clochard, ma non tutti e di fatto al momento non esiste una procedura comune a livello nazionale per iscrivere all’anagrafe le persone senza fissa dimora.

«Il vulnus riguarda migliaia di persone – ricorda il deputato dem -. Le stime più prudenti, come quelle della Caritas, parlano di 30mila persone, l’Istat arriva fino a 50mila. Un numero rilevante».

Al momento, dunque, questa ampia fetta di popolazione resta senza assistenza di base che viene garantita solo da medici volontari e realtà associative, dove presenti. Mentre per patologie acute, si rivolgono al Pronto soccorso.

«Fornire l’assistenza di base – spiega Rizzo Nervo – aiuta ad evitare che ci siano situazioni che arrivino alla sanità quando sono già conclamate, complesse e costose nella risposta di cura che si deve dare. È anche nell’interesse assoluto dello Stato mettere le persone in condizione di poter avere una continuità di cura e di prevenzione, piuttosto che accedere agli ospedali quando il bisogno è conclamato».

Il Disegno di legge si compone di un articolo solo. Il primo comma dispone una modifica dell’articolo 19 della legge n. 833 del 1978, aggiungendo un ulteriore periodo al suo terzo comma, con la previsione della possibilità per le persone senza fissa dimora di essere iscritte al Servizio sanitario nazionale.

Il secondo comma prevede che il Ministro della salute adotti, previo parere della Conferenza Stato-regioni, le linee guida per programmi di monitoraggio, di prevenzione e di cura delle persone senza fissa dimora, con il concorso delle strutture sanitarie, degli uffici comunali e delle associazioni di volontariato e di assistenza sociale.

Per i dem la legge rappresenta una battaglia di civiltà e un atto di solidarietà nei confronti di persone che vivono un disagio estremo. E sono fiduciosi che la legge possa raccogliere un ampio consenso. «Vengo dall’Emilia Romagna – conclude Rizzo Nervo – la regione che per prima ha approvato una legge sul tema. Lì è stata votata da tutto l’arco costituzionale. Anche qui in Parlamento si può trovare una larga condivisione. Non escludo che una possibile soluzione possa essere anche quella di inserirla in uno dei tanti decreti Covid all’esame. Speriamo sia la volta buona».

 

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