Salute 2 Luglio 2020

Quali meccanismi ci fanno sentire responsabili delle nostre azioni? La risposta in uno studio italiano

Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con l’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, ha esplorato i meccanismi neuronali che consentono di sentirci responsabili delle nostre azioni. Lo studio è appena stato pubblicato su Science Advances

Quali sono i meccanismi che ci fanno sentire responsabili delle nostre azioni? A spiegarcelo lo studio (appena pubblicato sulla rivista “Science Advances”) “How the effects of actions become our own” realizzato da un gruppo di ricercatori coordinato da Eraldo Paulesu e condotto da Laura Zapparoli e Silvia Seghezzi (rispettivamente assegnista e dottoranda di ricerca del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca) in collaborazione con l’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi (Gruppo San Donato).

Sebbene gran parte del funzionamento del nostro sistema motorio avvenga automaticamente, noi “sappiamo” di essere attori del nostro comportamento. Inoltre, prevediamo e siamo consapevoli delle conseguenze delle azioni che pianifichiamo, con riferimento ai nostri obiettivi. La sensazione di controllare volontariamente le nostre azioni e, attraverso esse, gli eventi nel mondo esterno è il cosiddetto “senso di agentività”, una componente cruciale del monitoraggio dell’azione e della consapevolezza di sé.

LEGGI ANCHE: RIFORMA SISTEMA 118, LE POSIZIONI (OPPOSTE) DI MEDICI DELL’EMERGENZA E SIS 118

Sessantacinque partecipanti sono stati sottoposti ad un compito molto semplice: i soggetti dovevano in un caso premere un pulsante, dopo aver ricevuto un segnale visivo (condizione attiva), oppure lasciare che fosse lo sperimentatore a premere il loro dito sullo stesso pulsante (condizione passiva). In entrambe le condizioni, la conseguenza della pressione era l’accensione di una lampadina sullo schermo di un computer.

Ai partecipanti è stato quindi chiesto di giudicare l’intervallo temporale percepito tra l’azione (attiva o passiva) e la sua conseguenza, con l’obiettivo di misurare il cosiddetto intentional binding. Tale fenomeno, considerato una misura implicita di agentività, consiste nel fatto che i soggetti che si sentono agenti di una determinata azione, e degli effetti ad essa associati, giudicano più breve l’intervallo temporale tra azione attiva ed effetti rispetto allo stesso intervallo percepito in una condizione passiva.

Combinando la tecnica della risonanza magnetica funzionale con quella della stimolazione magnetica transcranica, i ricercatori hanno descritto i meccanismi neurali alla base di questo stato mentale.

In particolare, grazie alla risonanza magnetica funzionale, sono state identificate delle regioni del nostro cervello la cui attivazione varia in modo proporzionale al senso di agentività percepito: più i soggetti si sentivano “responsabili” della conseguenza prodotta dalla loro azione, maggiore era il livello di attivazione di tali regioni comprendenti parte del lobo frontale e del lobo parietale.

Inoltre, il gruppo di ricercatori, grazie alla collaborazione con Nadia Bolognini (docente di psicobiologia e psicologia fisiologica di Milano-Bicocca), ha svelato che interferire con il funzionamento delle regioni frontali con la tecnica della stimolazione magnetica transcranica può modificare la nostra esperienza di agentività, portandoci a sentirci responsabili anche di conseguenze normalmente non attribuibili alle nostre azioni.

«Questi risultati – afferma Laura Zapparoli, prima autrice dello studio – rappresentano un importante passo avanti per la comprensione dei meccanismi di base con cui il nostro cervello ci consente non solo di muoverci e agire sul mondo esterno ma anche di sentirci responsabili di quello che facciamo. Non solo, questi risultati rappresentano il punto di partenza per una maggiore comprensione di alcune condizioni patologiche, come la schizofrenia o disturbi del movimento come la malattia di Gilles de la Tourette, dove tale abilità è alterata dalla patologia, con conseguenti manifestazioni comportamentali disfunzionali che rendono difficile l’inserimento di tali pazienti all’interno della società».

 

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO

 

Articoli correlati
Distrofia muscolare di Duchenne: una nuova possibile terapia
Dallo studio della lunga storia clinica di un paziente asintomatico arriva la scoperta di un meccanismo genetico ereditato dalla madre in grado di migliorare le condizioni dei pazienti. Il lavoro, coordinato dalla Sapienza, è stato pubblicato sulla rivista EMBO Molecular Medicine
Non solo polmoni, il Covid-19 interessa anche il cervello
Uno studio europeo rileva la presenza di sintomi neurologici nei pazienti affetti da Covid-19
Covid-19, Parkinson non aumenta il rischio di infezione al Sars CoV-2
Dallo studio del Centro Parkinson dell'ASST Pini-CTO di Milano con il contributo della Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson e pubblicato sulla rivista scientifica Movement Disorders, emerge che le persone affette da Parkinson hanno espressione di sintomi, quadri clinici ed esiti di mortalità addirittura più lievi
Ipermemoria: un ricordo per ogni giorno. Svelato il meccanismo che ordina la memoria
Un nuovo studio italiano, pubblicato sulla rivista Cortex, rivela l'esistenza di un'area cerebrale che permette alle persone dotate di ipermemoria autobiografica di "datare" i ricordi. La ricerca apre nuove frontiere per la neuroriabilitazione della memoria e per la ricerca sulle funzioni mnesiche, in pazienti con una lesione del sistema nervoso centrale
Giornata mondiale sclerosi, Sin e Aism diffondono i dati sulla relazione tra Covid 19 e SM
In occasione della Giornata della Sclerosi Multipla, il 30 maggio, sono stati diffusi i dati aggiornati dello studio MuSC 19 che indaga sulla relazione tra Covid -19 e sclerosi multipla, promosso dalla Società Italiana di Neurologia (SIN) e dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM) con la sua Fondazione FISM
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 3 agosto, sono 18.082.616 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 689.428 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 2 agosto: nell’ambito del ...
Contributi e Opinioni

«Contro il Covid non fate come noi. Non sta funzionando». La lettera di 25 scienziati e medici svedesi

Un gruppo di 25 scienziati e medici dalla Svezia scrive una lettera su Usa Today al resto del mondo: «La strategia "soft" non funziona, abbiamo perso troppe vite»
di 25 dottori e scienziati svedesi
Salute

Tumori della pelle in aumento, l’allarme di Ascierto: «Paura Covid ha scoraggiato i controlli»

L’esperto: «Una diagnosi precoce consente alti tassi di guarigione, la prevenzione è l’arma più efficace»