Salute 21 ottobre 2014

Malpractice, sentenza Milano: rivoluzione in corsia, ma siamo solo al primo passo

Onere della prova a carico del paziente e tempi di prescrizione dimezzati a 5 anni: argine alla medicina difensiva, ma in sede di giudizio servirà sempre una tutela legale adeguata

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Toccherà al paziente provare di aver subito un danno e, per farlo, avrà a disposizione la metà del tempo. Sono questi i due effetti principali della sentenza emessa nei giorni scorsi dal Tribunale di Milano. I provvedimenti riguardano un processo intentato al Policlinico di Milano e ad un suo medico accusati della responsabilità dell’avvenuta paralisi delle corde vocali di un paziente, ma sembrano destinati a provocare una rivoluzione nel sistema della responsabilità civile da malpractice medica.

Un sondaggio, effettuato da SanitAssicura, aveva fatto emergere che il 99% dei medici si sentiva esposto a denunce mentre era stato quantificata in 14 miliardi la spesa pubblica per la medicina difensiva.

Su questo punto batte forte il presidente dell’OMCeO di Milano Roberto Rossi ricordando le battaglie portate avanti dal suo ordine sul problema e parla di “sentenza storica” ma si chiede se “farà giurisprudenza nei confronti di tutti i medici o se, con un’interpretazione restrittiva, avrà un’efficacia limitata al solo ambito ospedaliero”. Secondo l’ex ministro alla Salute (ora membro del Csm) Renato Balduzzi, che da legislatore era intervenuto nel 2012 con una norma di alleggerimento della colpa lieve del medico, “la decisione dei giudici milanesi dovrebbe essere letta come una sollecitazione alla Cassazione a riconsiderare la giurisprudenza”. Il caso, come era prevedibile, ha acceso un vivace dibattito che ha coinvolto il mondo sindacale e quello politico. Per Luigi d’Ambrosio Lettieri, capogruppo di Forza Italia in Commissione Sanità del Senato potrebbe essere “la svolta per far partire l’attesa riforma del settore” mentre il collega di partito, il deputato Benedetto Fucci, ricorda che la Commissione Affari Sociali della Camera “è da tempo impegnata nell’esame di numerose proposte di legge sulla responsabilità civile del medico” e auspica che “si possa intervenire in modo organico per dare una configurazione più chiara all’intera disciplina”.

Aspetto che sottolinea anche Fesmed attraverso il suo numero uno, Carmine Gigli: “i giudici  stanno indicando la via da seguire  – afferma – e adesso tocca alla politica intervenire per disciplinare la materia”. In ambito sindacale Alessandro Vergallo, presidente dell’Aaroi-Emac, l’associazione degli anestesisti-rianimatori, rimarca l’importanza del passaggio della sentenza in cui si chiarisce che la responsabilità del medico dipendente è extra-contrattuale mentre Riccardo Cassi, il presidente di Cimo (l’associazione dei medici ospedalieri) ha sottolineato come “le aziende che ora non possono scaricare le proprie inefficienze sui medici dovranno attivare tutti gli strumenti di prevenzione degli eventi avversi a partire dalle unità di gestione del rischio clinico”.

Un plauso alla sentenza arriva anche da Consulcesi, che da tempo aveva acceso i riflettori sul problema. “Si alleggerisce la situazione dei professionisti – commenta il presidente Massimo Tortorella – anche se resta la necessità di avere una tutela legale completa e adeguata in sede di giudizio. E comunque – chiosano dalla maggiore realtà di tutela in ambito medico – il vero traguardo da raggiungere è ottenere che questa sentenza faccia davvero  giurisprudenza”.

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