Salute 13 Giugno 2018 16:40

Malattia di Lyme: tutta colpa di una zecca. L’intervista a Giusto Trevisan (Presidente GISML)

«Rimuovere l’animale dalla cute, ed iniziare la terapia antibiotica. Se non diagnosticata correttamente, può cronicizzarsi e causare danni a livello neurologico, cardiaco e articolare». Queste le indicazioni del Presidente del Gruppo Italiano di Studio sulla Malattia di Lyme per affrontare una patologia insidiosa di cui si parla poco

Malattia di Lyme: tutta colpa di una zecca. L’intervista a Giusto Trevisan (Presidente GISML)

La conduttrice Victoria Cabello ha smesso di lavorare per mesi perché priva di energie; prima di lei, la stessa sorte era toccata alla famosa modella Bella Hadid ed alla cantante Avril Lavigne a cui era stata scambiata per depressione e questo ne ha rallentato notevolmente la guarigione.

Di cosa si tratta? Parliamo della malattia di Lyme, un’infezione batterica molto debilitante causata dal morso di una zecca. A causa del cambiamento delle condizioni climatiche, si sta registrato un significativo incremento del fenomeno sia a livello mondiale che nazionale.

Lo scorso 9 giugno – a Milano presso il Palazzo Pirelli – si è svolto il 6° Congresso Nazionale sulla Malattia di Lyme in collaborazione con l’Associazione Lyme Italia e Coinfezioni, a cui hanno partecipato più di 200 persone provenienti  da tutta Italia. Dal Congresso è emerso che nel nostro Paese c’è un gran fermento intorno a questa malattia; a volte non è semplice, ma è fondamentale, diagnosticarla precocemente inquadrando le manifestazioni cliniche che coinvolgono più organi, quello cutaneo, articolare, muscolare, nervoso e più raramente il cuore e gli occhi.

Il mondo scientifico si è interrogato per dare risposte sempre più aggiornate in termini di diagnosi e di trattamenti terapeutici efficaci: è stato rilevato che ci sono alcune Regioni endemiche – Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Veneto ed Emilia-Romagna – ma esistono dei focolai in quasi tutte le Regioni italiane. Solo in Lombardia, sono stati segnalati più di cento casi dal 2015 ad oggi.

Il Congresso ha rappresentato l’occasione per  parlare anche di un riconoscimento sociale della malattia: le persone affette, infatti, hanno lamentato una grande difficoltà nel mantenere il proprio ruolo nella società. Alcune, sono state costrette ad abbandonare scuola e lavoro e le relazioni umane sono vissute con estrema fatica: si sa poco, infatti, della trasmissione della Malattia di Lyme dalla mamma al feto e tra i partner.

In sostanza, una malattia ancora poco conosciuta ma invalidante; per questo, abbiamo approfondito l’argomento con il Professor Giusto Trevisan, Presidente del Gruppo Italiano di Studio sulla Malattia di Lyme.

Cosa è la malattia di Lyme e come si trasmette? 

«La malattia di Lyme è una zoonosi trasmessa all’uomo dal morso di un vettore infetto (una zecca). Responsabile di questa infezione è il batterio Borrelia Burgdorferi, ma possono essere trasmessi anche altri batteri quali: Anaplasma, Rickettsia, Bartonella o protozoi (Babesia) o il virus dell’encefalite da zecche (TBE)».

Quali sono i segni della malattia e come si manifesta?

«Il primo sintomo della malattia di Lyme è un arrossamento cutaneo circolare, chiamato eritema migrante, localizzato nella zona del morso. Gli altri sono: mal di testa, dolori articolari, spossatezza, febbre, tachicardia, difficoltà di concentrazione e ingrossamento dei linfonodi. Se la malattia non viene diagnosticata e curata, putroppo, può progredire e cronicizzare causando danni a livello neurologico, cardiaco e articolare».

Cosa fare se ci si rende conto di essere stati morsi da una zecca?

«È necessario rimuoverla al più presto dalla cute con una pinzetta senza schiacciarla e poi recarsi dal medico appena ci si rende conto di essere stati morsi da una zecca, per l’adeguata terapia antibiotica: Amoxicillina oppure Doxiciclina per tre settimane».

Quanto è diffusa in Italia e quali sono le zone a rischio?

«Non ci sono dati completi sulla diffusione di questa malattia in Italia, ma si possono stimare più di 500 nuovi casi all’anno. Le zone dove c’è una maggiore probabilità di essere morsi da zecche infette e contrarre la malattia sono le aree sottoboschive, ma sono presenti anche in parchi ed aree verdi anche urbane».

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