Salute 11 settembre 2017

Malaria, «In Italia centinaia di casi l’anno: in troppi partono senza profilassi» l’intervista al dottor Ippolito (Spallanzani)

«Il 25 e il 26 settembre l’Istituto Nazionale Malattie Infettive organizzerà una riunione per dettare linee guida di gestione della malaria in tutti i principali centri clinici del Paese» lo dichiara all’indomani della morte della piccola Sofia, il Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani

«In Italia non c’è un allarme malaria, tuttavia è vero che ogni anno si verificano un centinaio di casi di infezione a causa di viaggiatori che non fanno profilassi o che la fanno incompleta» lo dichiara Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico dello Spallanzani di Roma all’indomani della morte della piccola Sofia, la bambina trentina di quattro anni che ha contratto la malaria presumibilmente presso l’Ospedale di Trento ed è morta poche ore dopo all’Ospedale di Brescia.

«A studiare le cause della morte di Sofia ci sta pensando l’ospedale e gli ispettori di turno per capire se la bambina è stata contagiata nella struttura sanitaria o in altri ambienti. Intanto posso dire che in molti casi di contagio la diagnosi arriva tardi perché i pazienti non segnalano di aver viaggiato in Paesi a rischio e senza una corretta profilassi». La profilassi anti-malaria altro non è che «alcune dosi di compresse da prendere prima della partenza a seconda del farmaco, quello che non tutti sanno (perché non ritengono opportuno informarsi da chi di dovere) la profilassi deve essere portata avanti anche di ritorno dalla vacanza».

«Per quel che riguarda le terapie – prosegue il Professore – esistono più farmaci registrati per la malaria, tuttavia è innegabile che esista una concreta difficoltà ad acquisire altri farmaci oltre il chinino ed è questo il motivo per cui alla fine di questo mese, il 25 e 26 settembre, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive organizza una riunione per avviare un programma con i principali centri clinici per la standardizzazione nella gestione della malaria grave».

«Dunque come appare evidente – continua Ippolito – non sono certo i migranti a determinare un cambiamento nell’incidenza delle malattie infettive. Anzi,  bisogna smettere di dire che i migranti ci portano le infezioni. I migranti portano le infezioni esattamente come tanti italiani che viaggiano senza premunirsi». Si tratta di ‘bufale’, tiene a specificare il Professore, diffuse da chi rifiuta di documentarsi in maniera appropriata. «Stessa cosa per la resistenza ai vaccini, le famiglie che non vogliono vaccinare i propri figli dovrebbero informarsi correttamente: non c’è nessuna prova che i vaccini facciano male, ci sarebbe bisogno di un vaccino contro la stupidità ma ancora non l’hanno inventato».

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