Salute 1 marzo 2018

Elezioni, Pierpaolo Sileri (M5S): «Con noi si cambia, basta tagli e liste d’attesa. Ridare dignità a medici e pazienti»

Sileri, chirurgo e docente a Tor Vergata e candidato al Senato nel Lazio: «Dobbiamo informare e formare meglio camici bianchi e cittadini anche sui vaccini…»

Brillante laureato in medicina e specializzato con lode in Chirurgia dell’Apparato Digerente, ricercatore e docente con esperienze di prestigio negli Usa e in Gran Bretagna: questo, in sintesi, il curriculum di Pierpaolo Sileri, candidato con il Movimento 5 Stelle nel collegio uninominale per il Senato. A poche ore dalle urne Sanità Informazione l’ha intervistato per conoscere la sua visione per la sanità.

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 Professore, quali sono a suo avviso le priorità per la salute italiana?

«Vista la mia esperienza come medico, posso raccontare quello è stato il mio percorso per tracciare un bilancio della sanità in Italia e arrivare a considerare quali sono le priorità: io mi sono formato in Italia e all’estero. Dopo la laurea sono partito prima per gli Stati Uniti, poi ho trascorso un breve periodo in Italia e infine ho completato la formazione in Inghilterra. La necessità dei professionisti sanitari di partire e formarsi anche all’estero purtroppo è un capitolo triste del nostro sistema; è inaccettabile che un giovane che si laurea in Italia per imparare debba prendere un aereo e andare in un’altra nazione. La formazione deve tornare in Italia, i medici devono imparare a fare i medici in Italia e qualcuno deve insegnare loro come farlo».

A questo proposito si parla molto, nel settore medico e non solo, di crisi occupazionale: pensiamo al famoso ‘imbuto formativo’ che blocca i laureati impedendogli di specializzarsi e cercare un lavoro soddisfacente. Che ne pensa?

«Il problema è molto ampio: innanzitutto andare all’estero per studiare comporta che molti studenti, una volta laureati, decidano di rimanere a lavorare fuori dal Paese d’origine. In questi casi, il governo italiano ha pagato 5-6 anni di specializzazione non dico sprecati ma sicuramente in parte persi. Poi c’è tutto il valore umano della questione, giovani medici (uomini e donne) che vogliono fare una famiglia, come possono lavorando all’estero? Sono costretti a decidere di emigrare e sistemarsi oltre i confini».

Nei venti punti del programma presentati da Luigi Di Maio, il leader dei 5 stelle, ce n’è uno in particolare dedicato alla sanità che punta l’attenzione sulla riduzione delle liste d’attesa e delle assunzioni, nello specifico che ne pensa?

«Io la sanità l’ho vissuta prima in formazione, successivamente in un periodo da emigrato, poi tornato in Italia e ora da medico chirurgo. Devo dire francamente che dal ‘99 la situazione è andata peggiorando. O meglio negli ultimi 10 anni il sistema è peggiorato come nessuno di noi avrebbe immaginato, questo è stato determinato da tagli fatti nella sanità, basta pensare che oggi 112 miliardi di euro vengono spesi per la sanità e sono insufficienti per garantire la formazione al personale sanitario ma soprattutto una risposta ai cittadini. Il risultato è una sanità eterogenea che evidenzia una enorme differenza tra il nord, il centro e il sud Italia.  Bisogna portare di nuovo al centro dell’attenzione politica l’articolo 32 della Costituzione, la salute è un diritto e un bene di tutti».

Nel dettaglio per le liste d’attesa e per tutti i problemi di cui stiamo parlando, secondo lei finora le soluzioni non sono state soddisfacenti?

«Negli ultimi 10 anni ho sentito parlare i politici di ogni colore e di ogni partito, nella maggior parte dei casi ho sentito parole incoraggianti sul sistema sanitario ma di fatto i cittadini italiani attendono in pronto soccorso dalle otto alle dieci ore di media, qualcuno muore, altri attendono seduti su una sedia con i vestiti in una busta di plastica (contro ogni dignità umana), liste di attesa incredibili per una colonscopia o un intervento per risolvere un’ernia, insomma dove è finita la sanità italiana? Io credo che quello sanitario sia un settore dove non si debba risparmiare, o meglio risparmiare ma eliminando sprechi e tagliando dove puoi tagliare senza compromettere i servizi, combattendo la corruzione, ma non si possono togliere soldi dove servono. La popolazione italiana invecchia e gli strumenti tecnologici sanitari progrediscono e costano sempre di più, il paziente paga le tasse e ha diritto al miglior servizio possibile».

Si parla sempre di risorse, in questi giorni medici e infermieri sono in agitazione per i rinnovi contrattuali attesi da oltre 8 anni, turni massacranti per garantire un servizio il più possibile efficiente per i cittadini. Quali prospettive per un sistema così complesso?

«Io parlo da medico a questo punto, è inaccettabile che si attendano anni per il rinnovo del contratto, il contratto deve essere rinnovato in tempo utile. I nostri infermieri li vedo in reparto tutti i giorni: sono due o tre in reparti di 20 o 22 posti letto, fanno turni massacranti, se si ammala uno o qualcuno va in ferie gli altri devono coprire più turni nell’arco di pochi giorni con stipendi francamente bassi, gli straordinari a volte non vengono pagati, è un sistema al collasso».

Parliamo dell’aspetto più direttamente collegabile alla salute dei cittadini: come vanno le campagne dedicate alla prevenzione delle patologie messe in campo in questi anni e cosa proponete di fare in merito?

«Vede i tagli che ci sono stati nella sanità negli ultimi anni hanno interessato un po’ tutto il settore, anche le campagne di prevenzione primaria. Io ritengo sia fondamentale tornare alla prevenzione primaria, cioè informare i pazienti a tutto campo su vari argomenti. Io ricordo che quando avevo 18, 20 anni, si parlava insistentemente dell’Hiv, in televisione, sui giornali, attraverso i cartelloni per strada e infine nelle scuole. Ebbene, dobbiamo tornare a fare questa informazione e non solo nelle scuole e attraverso le istituzioni ma anche nelle farmacie per esempio. L’informazione è fondamentale, una delle cause della diffusione delle fake news è proprio la cattiva informazione. È necessario che riprendiamo in mano le conoscenze e le trasmettiamo in modo corretto al paziente, il paziente deve essere coinvolto nelle nostre scelte, così come le associazioni e tutto il personale sanitario».

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