Salute 21 Gennaio 2019

“Ipnosi in pillole”, tutte le virtù di una pratica antica. Mozzoni (psicologo): «Altro che perdita di coscienza, permette di riprendere il pieno controllo di sé»

Il direttore di BrainFactor: «Espande le capacità umane facilitando il ripristino e l’autoregolazione delle funzioni neuro-psico-fisiologiche dell’organismo». Ma sottolinea: «Prima di avviare un percorso verificare bene i curricula e l’esperienza clinica di quanti sostengono di praticare ipnosi»

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«L’ipnosi non porta a una perdita di controllo: è il contrario, perché è proprio grazie a lei che possiamo imparare a regolare intenzionalmente aspetti psicosomatici che in altro modo difficilmente riusciremmo a modulare». Il professor Marco Mozzoni, psicologo e psicoterapeuta, specialista in ipnosi clinica e direttore della rivista di neuroscienze BrainFactor, sfata su Sanità Informazione uno dei miti legati alla pratica clinica dell’ipnosi, quello della perdita di controllo. Mentre in tanti ancora associano l’ipnosi alla manipolazione mentale percependola, come sottolinea Mozzoni, «una modalità di “funzionamento” psicofisiologico ancora oggi purtroppo “fuori dell’ordinario”», l’evidenza scientifica dice che l’ipnosi può essere un valido aiuto non solo nel combattere problemi come ansia, attacchi di panico o stati depressivi, ma anche il dolore cronico, la schiavitù delle dipendenze, i disturbi dell’alimentazione e può essere un valido aiuto persino per combattere le malattie autoimmuni. Fondamentale, però, affidarsi allo specialista giusto e, sottolinea Mozzoni, «verificare bene i curriculum e l’esperienza clinica di quanti sostengono di praticare ipnosi, per non perdere tempo e soldi e soprattutto per non rischiare di peggiorare la propria situazione in percorsi di dubbio fondamento». Le virtù e le potenzialità di questa pratica sono raccontati da Mozzoni nel libro Ipnosi in pillole (Armando editore) in cui Mozzoni raccoglie i frutti di anni di studio, di ricerca, di lavoro clinico in strutture ospedaliere e nella pratica privata. Anche se «l’ipnosi si fa prima a farla che a spiegarla», racconta Mozzoni nel libro.

Professore, può spiegare ai nostri lettori, in poche parole, cos’è l’ipnosi?

«Nel contesto della cosiddetta “mind-body medicine” l’ipnosi clinica è la modalità naturale più efficace di espansione delle capacità umane per facilitare il ripristino e l’autoregolazione delle funzioni neuro-psico-fisiologiche dell’organismo. Rispetto ad altre metodiche, lavora in via preferenziale con l’inconscio, come un enzima di accelerazione dei processi interni di autoguarigione e di miglioramento. A livello cerebrale, l’inibizione delle diverse aree da parte della corteccia frontale caratteristica dello stato ordinario di coscienza. si riduce temporaneamente: è come se passassimo dal suonare in un’orchestra classica, seguendo un direttore che si attiene alla solita partitura, a un complesso jazz, in cui la melodia si viene creando man mano, con il contributo individuale di ogni singolo elemento, in un processo creativo dal basso verso l’altro che ci rende capaci di esplorare alternative impensabili nello stato ordinario, filtrato dagli schemi rigidi della coscienza».

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Lei scrive che “l’induzione ipnotica è di per sé una modalità che predispone la persona alla serenità e alla calma” e pertanto è molto indicata per la cura dell’ansia e degli attacchi di panico. Qual è il meccanismo con cui l’ipnosi agisce su questo disturbo?

«In stato di ipnosi il corpo rilascia oppioidi endogeni, endorfine, encefaline, anandamide e altre molecole con poteri antidolorifici, antidepressivi e ansiolitici, che sono i nostri farmaci naturali. Già questa è una condizione di benessere che riduce progressivamente i livelli basali di adrenalina che circola in corpo, in modo che, a parità di stimolo stressante, risulterà sempre meno facile superare la soglia dell’ansia e dell’attacco di panico. Si lavora dunque preventivamente, con effetto protratto nel tempo. In ipnosi c’è inoltre il passaggio da una prevalenza di onde beta a onde alfa, tipiche del rilassamento, e theta, tipiche del sonno REM e dell’attività onirica. I ritmi fisiologici, dal respiro alle pulsazioni, al rilascio di ormoni, si regolarizzano, con un recupero di energie che è come dire ricaricare le batterie quando ce n’è bisogno. Infine, si riduce l’attività del simpatico e aumenta quella del parasimpatico. Non dobbiamo però dimenticarci che “ansia” è un’etichetta con cui ci siamo fin troppo abituati a marchiare negativamente quell’attivazione fisiologica dell’organismo che caratterizza anche esperienze piacevoli come l’amore o l’essere motivati a fare qualcosa di coinvolgente. Di per sé, infatti, l’arousal (così gli anglosassoni, con accezione più neutrale, chiamano il fenomeno) è una disponibilità di energia pronta all’uso che ci serve ad esempio quando dobbiamo sostenere un esame all’università o una attività emozionante. Diversamente entreremmo in uno stato di apatia che ci priverebbe di qualsiasi risorsa. Per capirci, non c’è nulla di ciò che appartiene al nostro funzionamento naturale di buono o di cattivo in assoluto. Tutto sta nel diventare capaci, con un metodo semplice e assolutamente a portata di mano come l’autoipnosi, di mantenere quell’equilibrio a noi più profittevole di tutti gli ingredienti che ci servono per vivere secondo i nostri obiettivi, desideri ed entusiasmi».

Lei scrive “Considero l’ipnosi la modalità più naturale di espansione delle capacità umane”. In che senso?

«Nel senso che lo stato ipnotico è una dotazione innata dell’essere umano, che però sfruttiamo poco e ci siamo disabituati a usare, preferendo altre forme estrinseche di terapia che generalmente deleghiamo ad altri, passivamente, come nel caso delle cosiddette “3 i”, cioè ingestione, iniezione, incisione. Lavorando con l’autoipnosi, invece, una volta familiarizzato con la pratica grazie all’aiuto di un clinico specializzato, una persona è in grado di riacquistare il pieno controllo di sé, facendosi agente principale della propria “cura”, del proprio miglioramento quotidiano, per liberarsi da problemi che ne hanno limitato la libertà per anni, fino a riacquistare una autonomia progettuale sulla propria vita che dà molto fastidio a chi specula per mestiere sulla cronicizzazione dei mali altrui. Di solito si associa pregiudizialmente l’ipnosi al perdere il controllo: in realtà avviene l’esatto contrario, perché è proprio grazie all’ipnosi che possiamo imparare a regolare intenzionalmente aspetti psicosomatici che in altro modo difficilmente riusciremmo a modulare. Se non è questa una forma di espansione naturale delle capacità umane, non so cos’altro lo possa essere».

Un collegamento di cui si parla poco è la correlazione tra ipnosi e malattie autoimmuni. Cosa può fare l’ipnosi per queste malattie?

«È un terreno su cui si stanno muovendo ancora i primi passi, ma alcuni ricercatori americani hanno già dimostrato di poter intervenire con l’ipnosi sull’attività del sistema immunitario, sia quando funziona poco, sia quando funziona troppo, sia quando funziona in maniera confusa, come nel caso dei disordini definiti “autoimmuni”. Alcuni esperimenti pionieristici hanno addirittura dimostrato la possibilità di modularne l’attività con suggestioni ipnotiche in grado di modificare la quantità e l’attività delle cellule che rivestono un ruolo chiave nella risposta immunitaria. È presto per sostenere che l’ipnosi possa essere considerata clinicamente efficace anche su queste condizioni mediche, ma i primi risultati delle ricerche esplorative pubblicate sembrano davvero incoraggianti. È comunque da tempo riconosciuto il ruolo del sistema immunitario nello sviluppo di tante altre malattie, come ad esempio le malattie reumatiche, e la connessione sempre più stretta individuata recentemente tra sistema immunitario e cervello sembra confermare la validità di terapie che fanno leva sulla capacità di quest’ultimo di agire in modo proficuo sullo stato di salute delle persone, come l’ipnosi clinica, in via privilegiata in quanto metodo psicosomatico per eccellenza».

Tutti possono fare ipnosi? Ci sono delle controindicazioni in questa terapia?

«Sì, tutti in linea di massima possono fare ipnosi. Come dicevo, è una capacità inscritta nella nostra natura, che abbiamo iniziato a usare istintivamente da quando abbiamo mosso i primi passi sul pianeta. Poi però, per pigrizia, abbiamo preferito sviluppare tecniche estrinseche, abbandonando progressivamente questa forma di autoriparazione e prevenzione, con le conseguenze che tutti abbiamo sotto gli occhi. Certo, come tutte le capacità umane, prendiamo ad esempio l’intelligenza o l’orecchio musicale, ciascuno ne ha in una dose variabile, che può sempre migliorare con l’uso. Alla fine è una forma di esercizio: più lo pratichi più diventi esperto. La prima volta suona un po’ strano, la seconda ti diverti, già dalla terza puoi iniziare a fare da te. E più pratichi autoipnosi, più ne puoi constatare gli effetti benefici in ogni ambito della tua vita, non solo nel contesto della salute, ma anche nelle relazioni con gli altri, nello sport, nello studio, nel lavoro. Insomma, ti cambia per davvero la vita, in meglio, riallineando in certo modo la parte razionale alla parte più profonda, sciogliendo conflitti e accelerando cambiamenti attesi. È un metodo vantaggioso perché generalmente privo di effetti collaterali, diversamente da altre forme di trattamento. L’ipnosi non è però indicata con persone che soffrono di stati psicotici o di gravi psicopatologie, in cui le risorse individuali risultano insufficienti e gli equilibri fisiologici troppo precari. In questi casi, ma non solo, è consigliabile la consultazione in prima battuta di medici specializzati per valutare insieme il da farsi. La collaborazione tra professionisti sanitari è sempre un principio fondamentale».

Quali medici e psicologi sono autorizzati a praticare l’ipnosi?

«Generalmente, in Italia sono autorizzati a praticare ipnosi clinica medici e psicologi specializzati in psicoterapia ipnotica, cioè coloro che dopo gli studi e le rispettive abilitazioni abbiano frequentato e portato a compimento i quattro anni previsti da tale specialità. Consiglio sempre alle persone che intendono rivolgersi all’ipnosi come forma di terapia di non fermarsi di fronte al primo che la racconta in modo convincente, ma di verificare bene i curricula e l’esperienza clinica di quanti sostengono di praticare ipnosi, per non perdere tempo e soldi e soprattutto per non rischiare di peggiorare la propria situazione in percorsi di dubbio fondamento».

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