Salute 5 Novembre 2019

Ex Ilva, i medici: «Puntare sull’idrogeno per salvare produzione e salute dei cittadini»

Con la decisione di ArcelorMittal di recidere l’accordo arriva la proposta della Società Italiana di Medicina Ambientale: «Con 1kg di idrogeno si producono 9 tonnellate di acciaio». Il Presidente SIMA Prof. Alessandro Miani: «Opportunità questa volta ineludibile»

Ex Ilva, i medici: «Puntare sull’idrogeno per salvare produzione e salute dei cittadini»

«L’annuncio di ArcelorMittal rappresenta un’opportunità, questa volta ineludibile, per ripensare e rilanciare la produzione di acciaio a Taranto nella prospettiva dell’innovazione e della sostenibilità» spiega da Milano il Presidente SIMA Prof. Alessandro Miani all’indomani della decisione del colosso franco-indiana di recedere l’accordo per l’affitto e il successivo acquisto delle acciaierie Ilva di Taranto. «SIMA propone di attivare un gruppo operativo multidisciplinare, per portare sul tavolo della nuova Commissione Europea, di prossimo insediamento a Bruxelles, una proposta organica, in linea con le richieste di finanziamento per decarbonizzare la produzione, fatte proprie dagli stessi acciaieri nell’ultimo European Steel Day di Giugno».

«L’obiettivo – continua Miani – deve essere quello di fare di Taranto una “zona franca della conoscenza” innescando nuove economie basate su ricerca e innovazione, a partire dalla produzione di acciaio dalle proprietà innovative e di qualità (ponendosi sul mercato in maniera differenziata dall’insostenibile concorrenza cinese) utilizzando le migliori tecnologie in grado di minimizzare gli impatti ambientali e sanitari. Come già di pubblico dominio, una soluzione potrebbe derivare dall’impiego di forni a idrogeno con innesco a gas (in grado di produrre 2.5 milioni di tonnellate ciascuno) testati in Germania e in altre parti del mondo».

«Anziché ricostruire altoforni a carbone, la Puglia ha le caratteristiche per avviare la necessaria produzione di idrogeno. Con 1kg di idrogeno si producono 9 tonnellate di acciaio. La graduale conversione dell’attuale acciaieria in un moderno impianto a minimo impatto consentirebbe anche di superare il problema dell’immunità penale, che secondo la Corte Costituzionale poteva infatti giustificarsi solo per il periodo necessario a una vera transizione verso l’ambientalizzazione della fabbrica. Oggi esistono soluzioni tecnologiche in grado di risolvere i problemi di Taranto. Al Governo il compito di mettere insieme gli attori del sistema. Una sintesi è ancora possibile», conclude Miani.

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