Salute 20 Marzo 2019

Il 20 marzo si celebra la Giornata della Felicità. La neurologa Costanza Papagno (SIN): «Ecco cosa accade nel nostro cervello quando siamo felici»

Due i livelli di felicità: un primo collegato ad una propria realizzazione personale, di tipo cognitivo ed un altro che, invece, deriva da un piacere improvviso, momentaneo, fisico o psicologico, “edonico”. «In America, contro le forme di depressione farmaco resistenti si utilizza la Stimolazione Magnetica Transcranica ripetitiva – spiega la neurologa – Applicata sulle zone anteriori del lobo frontale di sinistra del cervello, quelle che si attivano quando siamo felici, migliora il tono dell’umore»

di Isabella Faggiano
Immagine articolo

C’è chi sente il cuore in gola e chi ha lo sguardo illuminato da un luccichio improvviso. Qualcuno non riesce a smettere di sorridere, altri sentono le farfalle nello stomaco. Sintomi diversi di una stessa emozione: la felicità. Ma cosa accade al nostro cervello quando siamo felici?

«Alcune aree dell’emisfero sinistro (ma anche del destro) del nostro cervello si attivano, presentando un maggiore afflusso di sangue e un aumento del metabolismo. A livello ormonale aumenta la produzione di serotonina e ossitocina». A rispondere è Costanza Papagno, neurologa della Società Italiana di Neurologia (Sin), professore ordinario di psicobiologia e dirigente del Cerin, un centro di riabilitazione cognitiva.

LEGGI ANCHE: GIORNATA DEI SOGNI, IL NEUROLOGO FERINI STRAMBI SPIEGA L’IMPORTANZA DI SOGNARE: «E’ UNA NECESSITA’ IMPRESCINDIBILE PER IL NOSTRO CERVELLO»

In occasione della Giornata internazionale della Felicità, che si celebra in tutto il mondo il 20 marzo, la professoressa Papagno svela i risultati dei principali studi che hanno analizzato le reazioni del cervello umano di fronte a situazioni ed avvenimenti piacevoli. È stata l’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ad istituire, nel 2012, questa Giornata mondiale ritenendo che “la ricerca della felicità sia uno scopo fondamentale dell’umanità”.

«Innanzitutto – dice la neurologa – per spiegare cosa accade nel nostro cervello quando siamo felici è necessario distinguere due livelli di felicità. Un primo collegato ad una propria realizzazione personale, di tipo cognitivo ed un altro che, invece, deriva da un piacere improvviso, momentaneo, fisico o psicologico, “edonico”. Gli studi relativi alle basi neurali hanno indagato più che altro quest’ultimo tipo di felicità».

Le ricerche sul tema sono numerose, ma tutte si scontrano con il medesimo limite: «Tutto ciò che viene riprodotto in laboratorio è artificiale – spiega Papagno -. Di conseguenza è molto difficile stabilire con precisione cosa possa accadere al nostro cervello in un momento di felicità durante la vita di tutti i giorni. I soggetti analizzati vengono esposti a situazioni programmate e non spontanee, come ricordi di momenti passati, immagini piacevoli, spezzoni di film comici».

Per superare, almeno in parte questi limiti, alcuni studiosi hanno compiuto un’analisi inversa, esaminando le attivazioni cerebrali di coloro che, a causa di danni cerebrali, non riescono a provare questa emozione positiva. «Si tratta di quei pazienti che, presentando una lesione della regione anteriore frontale, la regione prefrontale sinistra, sono soggetti a depressione con reazioni “catastrofiche”, cosiddette proprio perché si manifestano in modalità particolarmente clamorose. Questo – aggiunge la professoressa di psicobiologia – fa presupporre che qualcosa nell’emisfero sinistro sia connesso con le sensazioni di felicità».

Una scoperta non di poco conto se si considera che negli Stati Uniti proprio queste osservazioni hanno permesso di mettere a punto degli interventi terapeutici per le forme di depressione farmaco resistenti: «Si chiama Stimolazione Magnetica Transcranica ripetitiva (rTMS, una tecnica non invasiva di stimolazione elettromagnetica del tessuto cerebrale, ndr.) e se applicata sulle zone anteriori del lobo frontale di sinistra del cervello migliora il tono dell’umore. Questo trattamento è stato ufficialmente approvato in America: ripetuto per un paio di settimane per pochi minuti, con cadenza quotidiana, pare abbia un’efficacia piuttosto duratura nel tempo sulla depressione».

Molto più difficile analizzare cosa accade nel nostro cervello quando la felicità provata deriva da una realizzazione di sé e dei propri progetti ed è quindi un’emozione più stabile e duratura. «Alcuni studiosi – commenta Papagno – hanno provato ad indagare questo tipo di felicità analizzando le reazioni di alcuni attori a cui è stato chiesto di immedesimarsi in personaggi con una storia di vita particolarmente positiva. Ma anche qui ci si scontra con i medesimi limiti della riproduzione artificiale di laboratorio».

Barriere che comunque non impediscono agli scienziati di continuare a scrutare le parti inesplorate del cervello umano per svelarne i misteri. Ma perché è così importante studiare la felicità? «Conducendo degli esperimenti con registrazioni elettroncefalografiche e verificando gli esatti circuiti cerebrali che si attivano in un soggetto felice – spiega la neurologa – potremmo stimolare con altrettanta precisione queste zone ed ottenere risultati più certi e sicuri per la cura di alcune patologie, come la depressione». E in un futuro queste stimolazioni potrebbero addirittura sostituire i farmaci? «Può darsi – risponde l’esperta -. Anche se mi sembra una prospettiva piuttosto lontana». Ma quando si tratta di scienza tutto può succedere: «Quando furono fatte le prime scoperte di genetica nessuno avrebbe mai potuto immaginare un progresso così rapido. Ed invece – conclude la professoressa Papagno – è accaduto».

Articoli correlati
Merck premia la tecnologia e l’innovazione per migliorare il benessere psicofisico dei pazienti con sclerosi multipla
A Milano la quarta edizione del premio Merck in neurologi dedicato a questa grave patologia. Mancardi (SIN): «I pazienti possono continuare ad avere una vita sociale senza dover rimanere confinati in casa. Questo dipende dal grado di disabilità del paziente, ma la tecnologia è utile nelle fasi lievi»
di Federica Bosco
Alzheimer, scoperta la molecola che ‘ringiovanisce’ il cervello e blocca la malattia
Secondo gli scienziati della Fondazione EBRI 'Rita Levi-Montalcini' l'anticorpo A13 avrebbe la proprietà di favorire la nascita di nuovi neuroni contrastando così i difetti che accompagnano le fasi precoci della malattia
Malattie neurodegenerative: calciatori più colpiti? Tedeschi (SIN): «Microtraumi e tossine presenti sull’erba possibili cause di Alzheimer e Sla»
Il Presidente della Società italiana di Neurologia: «Si è calcolato che in una singola partita di calcio un atleta professionista tocca la palla di testa dalle 6 alle 12 volte, quindi nella sua vita calcistica la toccherebbe migliaia di volte». Sulla Sla: «L’ipotesi più verosimile è che il tutto sia dovuto a tossine che un tempo erano presenti sui campi di calcio e che si trovano nelle piante dell’isola di Guam»
di Federica Bosco
50° Congresso SIN, il presidente Mancardi: «Investiremo 120 mila euro sulla ricerca nella neurologia di genere»
A Bologna dal 12 al 15 ottobre il 50esimo Congresso della Società Italiana di Neurologia. La dottoressa Arabia: «L’emicrania, ad esempio, colpisce in Italia 4 milioni di donne e due milioni di uomini. Sul Parkinson più colpiti gli uomini»
di Federica Bosco
Emicrania, Tedeschi (Sin): «Per adeguata prescrizione dei nuovi farmaci necessario formare neurologi e MMG»
Il presidente eletto della Sin: «Si tratta di terapie altamente specifiche, anticorpi che bloccano direttamente il CGRP, la sostanza che scatena l’attacco di emicrania. Non agiscono sull’episodio acuto, ma lo prevengono»
di Isabella Faggiano
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Ecm

ECM, un mese alla fine del triennio. Bovenga (Cogeaps): «Attenzione a contenziosi, concorsi e lettere di richiamo»

A Roma il Presidente del Consorzio gestione Anagrafica delle Professioni Sanitarie ha illustrato le ultime novità in tema di aggiornamento professionale obbligatorio: «Il sistema è in crescita. Da ...
Diritto

Responsabilità professionale, Federico Gelli: «Sulla gestione del rischio tre regioni in ritardo. Polizza primo rischio, ecco quando farla…»

Il “padre” della Legge 24 del 2017, oggi presidente della Fondazione Italia in Salute, ha fatto il punto nel corso di un convegno all’Ospedale San Giovanni Battista di Roma: «Legge va applicata...
Formazione

Triennio Ecm in scadenza, Speranza: «Nella riforma del Ssn ruolo fondamentale avrà la formazione»

Presidente della Commissione Ecm, il Ministro della Salute Roberto Speranza ha posto l’accento sull’importante ruolo dell’aggiornamento professionale: «Do un grande peso alla formazione continu...