Salute 14 Novembre 2018

Giornata Mondiale Diabete, Sanofi presenta la prima ricerca scientifica sulle fake news in rete

È sui social media che gli italiani trovano la maggior parte delle informazioni non avvalorate scientificamente. Prima fonte di bufale è YouTube, seguito da Facebook e Twitter | LEGGI LA RICERCA

Immagine articolo

È sui social media che gli italiani trovano oggi la maggior parte delle informazioni online in tema di diabete, in uno scenario che vede ampiamente superare per numeri di pubblicazioni le piattaforme tradizionali di diffusione dell’informazione. In testa Facebook e Twitter rispettivamente con il 33,3 e il 29,8% di post pubblicati. Agli ultimi posti le piattaforme di news con solo il 5%. Ma è YouTube a generare la maggior parte dell’engagement superando con il suo 87,5% le altre piattaforme social.

I dati sono rivelati dalla prima ricerca scientifica sulle fake news in rete sul diabete promossa da Sanofi nell’ambito del suo progetto #5azioni, la prima la prima Social Academy per aiutare le persone con diabete ad orientarsi al meglio online e sui social media. La ricerca è stata realizzata da Brand Reporter Lab con la partnership scientifica di AMD (Associazione Medici Diabetologi) per comprendere come le persone si informano in rete su una patologia che colpisce oggi oltre 4 milioni gli italiani, con un impatto importante su famiglia, lavoro, welfare, società.

La rilevazione è stata effettuata sui big data online dall’1 gennaio al 31 settembre 2018 attraverso la piattaforma BlogMeter, che ha registrato 133mila post sul tema del diabete con un totale di 11,4 milioni di interazioni complessive. Lo studio sarà presentato oggi in occasione del World Diabetes Day, la giornata incentrata quest’anno sul ruolo della famiglia e sui percorsi di gestione, prevenzione e educazione al diabete.

Ma se è sui social media che gli italiani trovano oggi la maggior parte delle informazioni sul diabete, è proprio qui che rischiano di rimanere impigliati a caccia di suggerimenti sull’alimentazione da adottare (il 38%), di tutorial che spieghino come affrontare la malattia (il 18%), di informazioni su dispositivi medici (il 17%), di confronto su sintomi (il 12%), cause (9%), stili di vita (8%) ed altri problemi. Inciampando in informazioni che nella maggior parte dei casi risultano essere completamente false: la ricerca rivela, infatti, che tra i primi 100 statement espressi nei post più virali, il 60% contiene indicazioni totalmente errate dal punto di vista medico-scientifico, l’8% parzialmente vere e solo il 32% attendibili. E quel 60% nasconde pericoli per la salute: in una scala da 0 a 5, 33 mostrano un grado di pericolosità da 2 a 3, mentre 19 un grado di pericolosità pari a 1. Solo 6 affermazioni false sono innocue.

Ma da dove arrivano queste informazioni? Tra le fonti prevalgono quelle non accreditate, come canali tematici su salute e benessere (30%) spesso di proprietà non specificata e dubbia qualità editoriale, influencer (18%), utenti singoli (8%) e canali tematici specializzati sul diabete (6%), anch’essi di scarso livello editoriale. La prima testata giornalistica compare solo al 39° posto nella classifica degli autori dei post più virali. Anche operatori sanitari ed esperti sono piuttosto assenti nella classifica dei post che hanno raccolto la maggiore attenzione del pubblico online.

«Questa ricerca – sottolinea Diomira Cennamo, direttore scientifico di Brand Reporter Lab – conferma come l’informazione abbia impatti potenziali diretti sulla salute delle persone. Dai risultati emerge infatti che i messaggi che viaggiano nel web 2.0, oltre a essere sempre più disintermediati rispetto alle fonti accreditate da un punto di vista informativo e medico-scientifico, non sono quasi mai innocui. Questa consapevolezza dovrebbe investire tutti gli operatori del settore medico, sia pubblici sia privati, e stimolarli all’ascolto delle vulnerabilità e delle esigenze informative del paziente-utente, oltre all’attivazione di una presenza giocata sui canali in cui hanno luogo l’interazione e la condivisione dei contenuti. Una presenza che dovrà essere in grado di sfruttare le logiche di viralità di questi stessi canali, ad oggi appannaggio di soggetti dall’identità poco chiara e di dubbia autorevolezza e qualità editoriale».

Articoli correlati
Sanofi lancia #5azioni, la prima social academy sulla salute
Fare rete utilizzando al meglio la rete. Perché dialogare, confrontarsi grazie al digitale può aiutare tutti quegli eroi che ogni giorno combattono la propria battaglia quotidiana, qualunque essa sia. Così per consigliare come condividere esperienze ed informazioni utilizzando al meglio le potenzialità offerte dal web e dai social media, Sanofi lancia #5azioni, la prima social academy sulla salute. L’academy […]
Diabete e sesso? «Binomio inconsueto ma legittimo, vi spiego il perché…» l’intervista a Vincenzo Toscano, Endocrinologo e Presidente AME
«Le disfunzioni sessuali sono veri e propri campanelli d’allarme per il diabete, non bisogna sottovalutare il problema» così il Presidente dell’Associazione Medici Endocrinologi nella Giornata Mondiale del diabete giunta al suo 26° anno
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Salute

Il medico di famiglia che paga di tasca propria lo psicologo per i suoi pazienti: la storia di Antonio Antonaci

A Galatina i “precursori” del decreto Calabria. La psicologa: «La compresenza di queste due figure professionali all’interno dello studio di medicina generale limita l’assunzione di farmaci e...
di Isabella Faggiano
Lavoro

Riposo dopo la reperibilità, Spedicato (Fems): «In altri Paesi europei sempre garantito recupero di 24-48 ore»

La delegata della Federazione europea dei medici salariati illustra il funzionamento dell’istituto della reperibilità nel resto d’Europa: in Slovenia c’è una soglia limite oltre la quale diven...
di Giovanni Cedrone e Giulia Cavalcanti
Lavoro

Pronta reperibilità, ecco perché il nuovo contratto dei medici potrebbe violare la direttiva europea sulle 11 ore di riposo

L’ipotesi di CCNL dei medici, all’articolo 27, sembra derogare dalla direttiva Ue 88 del 2003 che sancisce le 11 ore di riposo consecutive. Sindacati sul piede di guerra. I casi di Francia, Spagna...
di Cesare Buquicchio e Giovanni Cedrone