Salute 25 Giugno 2020

Giornata mondiale della vitiligine. I vip non la nascondono, ma c’è chi sprofonda in depressione

Didona (dermatologo) : «In alcuni paesi del mondo, come l’India, nonostante sia una patologia conosciuta fin dall’antichità, ha delle conseguenze sociali devastanti. Chi ne soffre viene allontanato dal resto della comunità»

di Isabella Faggiano
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L’attrice  Kasia Smutniak ha reso pubblico il suo disagio attraverso una foto su Instagram. La top model americana Winnie Harlow  ha rifiutato di curarsi e, dopo 12 anni, ha deciso di togliere il trucco e iniziare una campagna di promozione del self-love. E l’elenco dei vip continua: Mara Maionchi, Michael Jackson, Luca Marin e molti altri. Tutti personaggi famosi che hanno deciso di fare della propria malattia, la vitiligine, un punto di forza.

Eppure, non sono poche le persone che a causa di questa patologia soffrono di un disagio psicologico, più o meno grave. «In alcuni casi – spiega Biagio Didona, dermatologo, immunologo e direttore del centro delle Malattie Rare dell’Idi – le persone affette da vitiligine sprofondano anche in una forte depressione. In altri Paesi del mondo, come in India, nonostante sia una malattia conosciuta fin dall’antichità, ha delle conseguenze sociali devastanti: chi ne soffre viene allontanato dal resto della comunità».

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Ed è proprio per sensibilizzare alla conoscenza di questa patologia che il 25 giugno di ogni anno si celebra la Giornata mondiale della Vitiligine. «Si tratta di una malattia che causa la depigmentazione di alcune zone della pelle – continua il dermatologo -, dovuta ad una scomparsa delle cellule melanocitarie in quella determinata zona. Non è una patologia rara: la sua incidenza, a seconda delle varie zone del mondo, varia dallo 0,5 al 2%. Colpisce sia gli uomini che le donne di qualsiasi etnia e qualunque età, dai neonati agli anziani. Anche se – sottolinea l’immunologo – quando si manifesta precocemente è di solito considerata di tipo genetico».

È una malattia insidiosa che può coinvolgere anche tutto il corpo. «Dal punto di vista clinico – dice Didona –  non si segnalano particolari sintomi, tranne che per la forma infiammatoria, una tipologia molto più rara». Non esiste una precisa causa scatenante: «In alcuni casi la vitiligine può comparire laddove c’è uno stimolo cutaneo, come attorno agli occhi di quei bambini che hanno la tendenza a strofinarsi molto. In altri, oltre alla genetica, può esserci una componente di stress. Ad ogni modo – commenta l’esperto –  sono in molti a ritenere che la malattia sia determinata da più cause contemporaneamente».

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Anche la patogenesi è piuttosto varia. «Sono quattro le teorie patogenetiche maggiormente accreditate – aggiunge il direttore del centro delle Malattie Rare dell’Idi  -. Una di tipo neurologico, secondo la quale sarebbero alcune sostanze prodotte dal sistema nervoso periferico ad indurre la vitiligine. Ancora, i radicali liberi, una patogenesi autoimmunitaria con associazione a malattie immunologiche o una forma in cui i melanociti si autodistruggono».

La vitiligine può non fermarsi alla pelle e colpire anche altri organi: «I melanociti possono essere presenti anche nell’orecchio interno o nell’occhio, di conseguenza una parte dei pazienti può presentare disturbi della vista o dell’udito  – dice il dermatologo -. Ad oggi non esiste una terapia che sia certamente efficace. Quando anche i peli sono bianchi è difficile che quella porzione di pelle possa ripigmentarsi. Si utilizzano trattamenti topici come pomate, terapie orali che bloccano i radicali liberi, la fototerapia, il laser ad eccimeri, fino al trapianto di melanociti dalla pelle sana alla pelle malata. Purtroppo però – conclude Didona  – nessuna evidenza scientifica ha finora dimostrato che una terapia funzioni meglio di un’altra».

 

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