Salute 4 Gennaio 2023 09:33

Giornata Mondiale del Braille, il codice che ha cambiato per sempre la vita dei non vedenti

Ma la strada per il pieno compimento dell’inclusività dei disabili visivi è ancora lunga

Giornata Mondiale del Braille, il codice che ha cambiato per sempre la vita dei non vedenti

Sono trascorsi quasi due secoli da quando, nel 1829, il francese Louise Braille, cieco dall’età di tre anni, inventò quel codice di lettura e scrittura che avrebbe rivoluzionato per sempre la vita delle persone non vedenti: il codice Braille, appunto. Il 4 gennaio, in occasione dell’anniversario di nascita di Louise Braille, si celebra il World Braille Day, una giornata mondiale istituita dall’Onu per ribadire l’importanza di questo codice nell’educazione, libertà di espressione e di opinione, così come nell’inclusione sociale: tutti obiettivi previsti dall’articolo 2 della Convenzione per i diritti delle persone con disabilità.

Come funziona il Braille

Il Braille è un sistema di lettura e scrittura tattile a rilievo, che consiste in simboli formati da un massimo di sei punti, impressi con un punteruolo su fogli di carta spessa o di plastica, oppure essere riprodotti a rilievo su superfici plastiche o metalliche. I punti sono disposti su una matrice 3 x 2 dando luogo a 64 simboli.

Il Braille oggi

«L’alfabeto Braille, a dispetto di una certa parte dell’immaginario collettivo, è un sistema ancora oggi attualissimo, non superato dalle nuove tecnologie informatiche a cui può anzi essere associato – afferma ai nostri microfoni Mario Mirabile, presidente UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) sezione di Napoli -. Il Braille continua ad essere fondamentale per tanti aspetti della vita quotidiana – prosegue Mirabile – . Pensiamo alle etichette sui medicinali, ai tasti degli ascensori, ma pensiamo anche a quanto sarebbe comodo se il Braille ci fosse su tutti i prodotti alimentari, e non solo su alcuni come è oggi, per non parlare delle date di scadenza. Come UICI noi cerchiamo di diffonderlo il più possibile tra gli operatori, tra i nostri associati, e tra le persone ipovedenti, perché è un sistema fondamentale anche nello sviluppo della percezione tattile.

Le nuove tecnologie per le disabilità visive

«Attualmente – spiega Mirabile – si utilizzano molto anche schermi con screen reader, quindi con la funzione vocale, anche su smartphone. Ogni sistema operativo ha un suo metodo di sintesi vocale, ma ovviamente è possibile utilizzare un pc non solo con lo screen reader ma anche con un display Braille». Ci sono però dei limiti. «Per studiare le lingue, ad esempio, non è possibile avvalersi di uno screen reader che si frapporrebbe tra il linguaggio da apprendere e il discente – interviene Enrico Mosca, vicepresidente UICI Napoli -. In questo caso – afferma – il Braille è l’unica strada per consentire una lettura diretta, anche perché in molte lingue la scrittura differisce dalla pronuncia. Il Braille inoltre continua ad essere fondamentale nei percorsi dattilo-plantari presenti nelle strade, nelle stazioni delle metropolitane e nelle strutture pubbliche, coadiuvati da mappe tattili in Braille che danno sia la percezione del luogo sia consentono la lettura della legenda».

La strada ancora lunga per la piena inclusività

«Parlando di inclusività – continua il presidente Mirabile – in Italia soprattutto al Sud c’è ancora molto da fare nell’ambito dell’istruzione e dell’inserimento scolastico, così come nell’inserimento lavorativo, per l’autonomia, per la fruizione dei luoghi pubblici, dell’arte. Insomma, per consentire ai portatori di disabilità le stesse possibilità di vivere il quotidiano e di guardare al futuro. Cambiare il pensiero dominante, ancora permeato da una certa superficilità, è essenziale. Ad esempio – spiega – nel momento in cui si progetta un sito internet, dovrebbe essere scontato tener conto che di quel sito dovrà poter usufruire anche un non vedente, e che dovrebbe essere quindi progettato secondo i criteri sanciti dalla legge Stanca del 2004 sull’accessibilità ai sistemi informatici. Così come le strade, che dovrebbero essere progettate prive di barriere senso-percettive».

Scuola e lavoro, a che punto siamo

«Per gli alunni non vedenti – spiega Mirabile – l’inizio dell’anno scolastico è spesso posticipato per i ritardi nella consegna degli appositi libri di testo o dell’individuazione dell’insegnante di sostegno preparate ad accogliere un disabile visivo. In media, l’anno scolastico per un alunno non vedente inizia a novembre: un gap di due mesi che è difficile da colmare. Parlando di lavoro, i concorsi pubblici dovrebbero essere concepiti in modo tale che anche un disabile visivo possa partecipare. Allo stesso modo devono essere rispettate le leggi sul collocamento mirato e sul collocamento obbligatorio, ma il motivo non deve risiedere nel timore di sanzioni da parte dell’Ispettorato del lavoro, quanto in una questione di civiltà. Pensiamo ad una professione storica ricoperta delle persone non vedenti, quella di centralinista telefonico. Superando la concezione di mero smistatore di telefonate, ormai superata, il disabile visivo può essere formato adeguatamente in modo tale da poter fornire informazioni alla clientela o all’utenza, ad esempio negli ospedali. Uno dei nodi più cruciali della pandemia è stata proprio la carenza di comunicazioni tra gli ospedali dove erano ricoverati i pazienti e le loro famiglie. Una figura professionale di questo tipo – conclude il presidente UICI Napoli – appositamente addetta e formata per questo tipo di comunicazioni sarebbe stata quanto meno opportuna».

 

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