Salute 5 Giugno 2019 17:59

“Fotografare la voce”: a Milano il disagio di chi soffre di balbuzie raccontato attraverso le immagini

Al centro Vivavoce fino al 9 giugno la mostra che racconta il mondo delle persone affette da balbuzie. Il curatore Marezza: «Comunicare è importante e la comunicazione è un’emozione che ci viene data da chi comunica, indipendentemente dal modo in cui comunica»

di Federica Bosco

Rappresentare la voce attraverso le immagini per dare espressione al mondo chiuso dentro le persone che soffrono di balbuzie: è questo l’obiettivo della mostra fotografica curata da Marco Marezza, “Fotografare la voce” in esposizione dal 3 al 9 giugno presso la sede del centro medico Vivavoce di Milano.  Un lavoro corale che ha dato vita ad un percorso visivo di 19 opere prodotte da quattro artisti, Mauro Balletti, Luca Airaghi, Mattia Gargioni e Ricky Pravettoni: Universi distanti, ma uniti dalla fotografia, attraverso cui sono riusciti a rappresentare suoni, colori, memoria, forme e vibrazioni.

«Fotografare la voce è stata una bella sfida – spiega Marco Marezza, curatore della mostra fotografica – una prova per capire come è possibile comunicare in tanti altri modi e con tante altre persone. È stato bello riunire questi artisti e spingerli oltre con il loro lavoro».

Da un punto di vista tecnico, la scelta delle immagini come è stata fatta?

«Innanzitutto, cercando di differenziare ognuno nel proprio stile e poi raccogliendo le immagini con un’attenzione particolare alle cromie e al messaggio di ogni singolo artista. Chi pensava di comunicare con il linguaggio dei segni, come ha fatto Mattia Gargioni; chi ha rappresentato la voce, Mina, Mauro Balletti; chi si è preoccupato dei problemi della comunicazione, come ha fatto Luca Airaghi e poi Ricky Pravettoni che pur essendo autistico è riuscito ad emozionarci con il suo lavoro».

LEGGI ANCHE: BALBUZIE, AL VIVAVOCE DI MILANO UN METODO PER LAVORARE ALLA ‘RIEDUCAZIONE’

Quale immagine ti ha colpito di più?

«Per la verità indicarne una sola sarebbe riduttivo, abbiamo scelto quella tridimensionale di Mauro per il movimento, per l’urlo che c’è nella foto perché è arrivato davvero il momento di urlare per farci sentire ed allora l’immagine che abbiamo usato nella locandina ci rappresenta».

Tu hai parlato di un messaggio importante di questa mostra, qual è?

«Rendere tutti consapevoli che comunicare è importante e la comunicazione è un’emozione che ci viene data da chi comunica, indipendentemente dal modo in cui comunica».   

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