Salute 30 Settembre 2020

Farmaci in gravidanza, report Aifa: prescrizioni al 73% delle donne, alcune a rischio

Il report Aifa sottolinea ancora troppo uso di farmaci a rischio durante la gravidanza. Le donne straniere ne usano meno delle italiane. Acido folico in aumento, ma resta sotto i livelli internazionali

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Il 73,1% delle donne in Italia ha ricevuto almeno una prescrizione durante la gravidanza, il 59,3% nei tre mesi successivi al parto e il 57,1% nel trimestre prime della gravidanza. Gli antibiotici tra i medicinali più rischiosi e ancora troppo prescritti, mentre l’acido folico indicato per la prevenzione dei difetti del tubo neurale mostra un trend non in linea con le raccomandazioni internazionali. È la fotografia fornita dal primo rapporto Osmed che Aifa ha dedicato all’uso di farmaci in gravidanza.

I FARMACI PIÙ PRESCRITTI IN GRAVIDANZA

Nell’indagine sono coinvolte: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Puglia e Sardegna. Le donne incluse sono di età compresa tra i 15 e i 49 anni che hanno avuto un parto tra il aprile 2016 e marzo 2018 (pari al 59% dei parti).

Nel 47,9% dei casi i farmaci prescritti hanno effetti sul sangue e gli organi emopoietici, specie nel primo trimestre. Seguono, al 33,2%, gli antimicrobici per uso sistemico, i farmaci del sistema genito-urinario e ormoni sessuali (20,8%), i farmaci attivi sul sistema gastrointestinale e metabolismo (12,1%) e i preparati ormonali sintetici, esclusi ormoni sessuali (11,2%), si legge nel report.

L’acido folico (34,6%), il progesterone (19%), il solfato ferroso (18,8%) e l’amoxicillina/acido clavulanico (11,5%) sono i quattro principi attivi più utilizzati. Nei primi due casi nel primo trimestre, il solfato nel terzo trimestre e l’amoxicillina stabilmente nel corso della gravidanza.

FARMACI “INAPPROPRIATI” 

I farmaci più a rischio di inappropriatezza prescrittiva «sono i progestinici per la prevenzione dell’aborto spontaneo e gli antibiotici». Nel secondo caso «in parte determinata dalla profilassi antibiotica per l’accesso alla diagnosi prenatale invasiva, pur in assenza di raccomandazioni condivise che la sostengano». Restano ancora, inoltre, «prescrizioni di farmaci (per esempio Ace-inibitori, sartani, acido valproico, statine) che meritano un attento monitoraggio e approfondimenti specifici su tempi e indicazioni di utilizzo».

L’acido folico, probabilmente sottostimato in quanto non necessita di prescrizione medica per l’acquisto, risulta comunque sotto i valori considerati ottimali. Pur se estremamente necessario per le donne che programmano la gravidanza o non ne escludono la possibilità.

STRANIERE USANO MENO FARMACI DELLE ITALIANE

Nel report si nota, inoltre, come le donne straniere assumano meno farmaci rispetto alle italiane. Su questo pesa molto anche l’età della madre, di solito inferiore nel caso delle donne straniere. Un trend questo che si replica anche tra le regioni, con varie differenze legate non solo all’età. Lombardia e Veneto risultano i territori con minore prescrizione di farmaci in gravidanza in ogni trimestre, per esempio. Le differenze più elevate si osservano per la categoria dei progestinici e delle preparazioni antianemiche, il cui utilizzo è correlato allo stato gravidico. Seguono gli antibiotici, farmaci prescritti per episodi acuti.

 

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