Salute 25 giugno 2018

Estratti di cannabis terapeutica, l’Italia è all’avanguardia. Cappiello (Enecta): «Necessaria maggiore formazione su ultime novità della ricerca»

L’azienda, con base a Bologna, esporta prodotti medicali in tutto il mondo. Il fondatore: «Tante evidenze scientifiche raccolte negli ultimi anni, ma la strada da fare per rendere pazienti e camici bianchi più informati è ancora lunga»

di Arnaldo Iodice - Inviato ad Atene (Grecia)

Il Balkannabis Expo è stato l’occasione per fare il punto, a livello internazionale, sullo stato dell’arte della ricerca e della medicina legata agli estratti terapeutici della cannabis. Tra i relatori – intervenuti da tutto il mondo – che si sono susseguiti nella tre giorni di Atene, e che hanno trattato l’argomento dai punti di vista medici e scientifici più diversi, ce n’era anche uno italiano. Si tratta di un giovane imprenditore, Marco Cappiello, fondatore (insieme a Jacopo Paolini) di Enecta. Enecta è un’azienda italo-olandese che produce e commercializza prodotti (oli, estratti, capsule e cristalli) derivati dalla lavorazione della cannabis che contengono alte concentrazioni di CBD, un fitocannabinoide non psicoattivo. «L’azienda – spiega ai nostri microfoni Cappiello – lavora per portare innovazione nella ricerca, nella produzione e negli utilizzi dei prodotti contenenti fitocannabinoidi, studiandone le applicazioni connesse all’uso medico per l’industria farmaceutica e per la nutraceutica».

Siamo al Balkannabis Expo di Atene, ma qui in Grecia c’è anche un po’ d’Italia. Tu sei il fondatore di un’azienda che si chiama Enecta. Di cosa si occupa?

«Enecta è un’azienda nata in Olanda e poi trasferitasi in Italia. Noi ci occupiamo dell’estrazione dei principi attivi della cannabis e della canapa. Si parla principalmente di fitocannabinoidi, tra i quali il più importante è il CBD [Cannabidiolo, nda]. Da questi ricaviamo prodotti che hanno utilità terapeutica».

Alla base di tutto ciò ci sono decenni di ricerca e risultati già acclarati. Nonostante questo, però, c’è molto scetticismo nei confronti di questo tipo di medicina sia da parte delle persone comuni, dei pazienti, ma anche da parte dei medici. Secondo te perché?

«Penso che una delle principali ragioni di questo scetticismo provenga principalmente da un tipo di utilizzo della pianta diverso da quello medico. Sappiamo tutti benissimo che la cannabis viene spesso associata principalmente al suo ruolo ricreativo. Noi, come azienda, ci occupiamo di altro, ovvero solo dell’aspetto terapeutico. La difficoltà sta nel riuscire ad informare sempre di più la comunità scientifica e medica sulle capacità curative di questa pianta. Come detto, ci sono tante ricerche in merito, ma la strada da fare per cercare di rendere pazienti e camici bianchi più informati sulle possibilità offerte dalla cannabis medica è ancora lunga. In particolare, è importante mettere in condizione i dottori e i professionisti sanitari di poterla consigliare ai propri pazienti con tranquillità, sapendo di star dando all’assistito un prodotto medicinale sicuro ed efficace».

In questa rassegna si è detto anche che, molto spesso, sono i pazienti a cercare informazioni e a chiedere al medico questo tipo di supporto. A volte, però, il professionista non conosce questo tipo di soluzione, magari perché appartenente ad un’epoca in cui le proprietà della cannabis terapeutica non venivano studiate. Potrebbe dunque essere una buona idea formarsi anche su questo argomento…

«È fondamentale per gli operatori sanitari aggiornarsi sugli ultimi traguardi, le ultime scoperte riguardo, ad esempio, il sistema endocannabinoide, oppure sull’interazione tra i vari cannabinoidi e le varie molecole presenti nella pianta. Penso ci sia bisogno, sia in Italia che in Europa, di qualche corso di aggiornamento in più per tutti gli operatori della sanità».

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