Salute 9 ottobre 2015

Quando il cinema mette in scena la medicina…

La corsia diventa un set cinematografico con il film formazione ‘e-bola’ di indiscussa utilità sociale. I protagonisti sei ricercatori eroi che combattono la lotta contro la diffusione del virus ebola in Sierra Leone, cercandone una cura. Haber: «Una storia avvincente e istruttiva». Moccia: «Un progetto unico». Poggi: «La nostra dedica ai medici coinvolti»

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C’è l’amore, c’è la speranza, c’è la morte, c’è la ricerca». Così Daniela Poggi parla di “e-bola”, film di cui è protagonista, dopo la prima cinematografica del 19 ottobre scorso alla Festa del Cinema di Roma.

La pellicola, prodotta dalla Falcon Production per Consulcesi e diretta dal regista Christian Marazziti, con la consulenza scientifica di medici e di strutture che hanno realmente fronteggiato il virus (come l’Istituto per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, l’Università “Sapienza” di Roma e il dottor Fabrizio Pulvirenti, medico di Emergency e “paziente zero” in Italia di Ebola), è il primo film formativo all’interno del progetto FAD di Consulcesi Club per il personale sanitario. Lo scopo? «Voler divulgare esattamente come il virus viene trasmesso da un individuo ad un altro e quindi qual è la procedura da seguire per gli stessi medici e per i volontari, qualora dovessero venire contagiati» conclude l’attrice.

Proprio in questi giorni, è stata pubblicata sulla rivista “BMC Infectious Diseases”, la lotta all’Ebola del team dell’Inmi Spallanzani di Roma, durante i 39 giorni di ricovero del dottor Pulvirenti,  analizzandone le tappe e i risultati ottenuti, sottolineando l’impegno di ogni singola persona o istituzione che ha avuto un ruolo determinante per l’esito positivo del caso «in una grandissima catena di collaborazione scientifica e solidarietà umana», sottolinea lo Spallanzani.

Un “film formazione”, quindi, decisamente attuale e di indiscussa utilità sociale, su sei ricercatori eroi che combattono la lotta contro la diffusione del virus ebola in Sierra Leone, cercandone una cura. Non si può fare a meno di pensare al caso dell’infermiera scozzese Pauline Cafferkey, che ha contratto il virus l’anno scorso proprio in Sierra Leone. Dichiarata completamente guarita circa 10 mesi fa, ha recentemente avuto una ricaduta ed è attualmente ricoverata in condizioni “serie ma stabili”. A tal proposito Gerry Shanahan, altro protagonista del film, spiega: «L’ebola è un virus che non è ancora stato debellato, non se n’è andato. E’ molto importante che non venga sottovalutato e che la lezione non venga dimenticata».

Sala gremita durante la proiezione-evento del film al cinema Barberini di Roma. Tantissimi i nomi degli ospiti presenti in sala per esprimere la propria impressione su questo esperimento riuscito che mescola drammaturgia con elementi scientifici reali. Tra questi, la regista Cinzia TH Torrini, lo scrittore Federico Moccia, incuriosito da una tematica tanto originale quanto complessa, l’attore e regista Alessandro Haber, che post-visione commenta così: «È molto interessante, la storia è avvincente. Un film che va visto, portato anche nelle scuole, dovunque insomma». E ancora l’attrice Eleonora Sergio: «Sicuramente un film molto toccante, molto bello, emozionante. E’ necessario informarsi il più possibile, per non farsi prendere dal panico nel trovarsi a fronteggiare un virus di questa portata».

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