Salute 23 Gennaio 2019

Droghe, Italia al terzo posto in Europa per consumo. Cazzaniga (Tossicologo): «Primi approcci già da 13-14 anni. Gravi conseguenze per cervello, muscoli e pelle»

Secondo i dati dell’Osservatorio europeo di droghe e tossicodipendenze (EMCDDA) è la cannabis la principale sostanza stupefacente consumata in Italia e in Europa. La cocaina è stata assunta negli ultimi 12 mesi da 3,5 milioni di individui di cui 2,3 milioni sono giovani con meno di 34 anni. L’esperto: «Con droghe sintetiche rischio decadimento neurologico»

di Federica Bosco
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Allarme droga in Italia. Cresce il numero dei consumatori, in prevalenza giovani, donne e professionisti, mentre diminuisce il costo delle sostanze stupefacenti, il che non fa che aggravare la situazione.  Secondo gli ultimi dati resi noti dall’Osservatorio europeo di droghe e tossicodipendenze (EMCDDA) l’Italia si colloca in terza posizione dopo Repubblica Ceca e Francia, mentre per il consumo di cannabis è seconda solo alla Francia e quarta per il consumo di cocaina. Proprio la cannabis rappresenta la principale sostanza stupefacente consumata in Italia e in Europa da 23,5 milioni di persone di cui 17,1 milioni di giovani under 34, ma sono gli adolescenti (dai 15 anni fino ai 24 anni) a guidare la classifica con il 21% di consumo, seguiti dalla fascia di età dai 25 ai 34 anni con il 16%. La cocaina è stata assunta negli ultimi 12 mesi da 3,5 milioni di individui di cui 2,3 milioni sono giovani con meno di 34 anni, mentre l’Ecstasy (MDMA) da 2,7 milioni per la maggior parte giovani. Le anfetamine, invece, sono state assunte da 1,8 milioni di persone in prevalenza under 34. Ad aggravare la situazione l’arrivo sul mercato italiano delle nuove droghe sintetiche, sostanze psicoattive diffuse tra gli adolescenti (15/16 anni) che possono avere conseguenze devastanti immediate. A confermarlo anche Luca Cazzaniga, medico tossicologo esperto di medicina del lavoro che, durante il convegno tenutosi in Regione Lombardia il 18 gennaio “Droghe, informare, capire ed agire”, ha evidenziato proprio questo aspetto.

Dottor Cazzaniga, durante il convegno lei ha messo in evidenza due fenomeni preoccupanti: l’uso di droghe sempre più diffuso tra i giovani e la propensione a provare nuove sostanze stupefacenti anche “fai da te”. Quali possono essere le conseguenze di questa nuova moda?

«Innanzitutto, occorre proprio evidenziare come l’età del primo approccio con la droga si sia notevolmente abbassato. Oggi già a 13, 14 anni i ragazzini accendono la prima sigaretta, provano uno spinello e fanno uso di alcol per emulazione di amici o fratelli più grandi, con picchi addirittura di undicenni e dodicenni, purtroppo come statistica ci stiamo avvicinando a quella degli Stati Uniti, dove l’uso delle droghe è molto diffuso anche nelle fasce di età molto basse, mentre nel sud America si comincia a 8/9 anni inalando droghe come la colla. Ciò determina delle gravi conseguenze a livello celebrale e non solo».

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In che senso?

«Dando uno sguardo alle immagini del cervello si evince che dopo l’assunzione di droga la corteccia cerebrale subisce dei cambiamenti, ma anche a livello cutaneo e muscolare col tempo si hanno gravi conseguenze.  Tutto il corpo umano, infatti, viene stressato dall’alterazione provocata dalla sostanza ingerita».

A far paura oltre alle ben note cocaina ed eroina ci sono le nuove droghe chimiche. Come agiscono sul corpo umano?

«Tutte queste sostanze danno problematiche a livello encefalico e neurologico. Per cui si ha un decadimento neurologico nel giovane equiparabile a quello di un anziano con malattie come Parkinson o Alzheimer. In particolare ad essere interessate sono alcune zone del cervello che riguardano l’elaborazione di emozioni, apprendimento e memoria. In tre, quattro mesi il giovane diventa dipendente dall’uso di sostanze stupefacenti se è fisicamente ben predisposto, altrimenti può esserci una dipendenza più latente e manifestarsi nell’arco di un paio di anni».

Un tunnel da cui è difficile uscire…

«La variazione è data dal tipo di droga: chi utilizza cannabinoidi, esperienza molto diffusa tra i giovani, può smettere non appena si rende conto che il cannabinoide pone in una condizione di addormentamento e di disattenzione. Differente il problema per le cosiddette droghe pesanti, come cocaina ed eroina dove autonomamente è molto difficile che ci sia un recupero, occorre andare in strutture apposite come i Serd dove il soggetto segue una terapia con sostanze che hanno un principio attivo, come il metadone, che provoca comunque alterazioni nel sistema psicofisico, se pur di minor entità».

Un altro terrendo fertile in cui la droga attecchisce bene, soprattutto negli ultimi anni, è il mondo del lavoro: ne è testimonianza il ritrovamento di quantità di cocaina nelle acque del Naviglio e del Po. Il che denota un uso consistente della sostanza in Italia ed in particolare in Lombardia. Quali sono gli ambiti?

«Nel terziario avanzato, nel bancario e assicurativo, dove si cerca di avere attenzione massima nell’attività lavorativa e dove ci sono richieste stringenti, si trovano parecchi utilizzatori. Se la marijuana è diffusa in molti ambienti, la cocaina è droga per ricchi, di conseguenza è più diffusa nel mondo della moda o dello spettacolo».

Ci sono invece ambienti lavorativi in cui chi fa uso di droga mette in pericolo altre persone. In questo caso esistono dei controlli?

«Secondo il protocollo Stato-Regione, esiste una procedura che prevede un controllo annuo sulle urine a sorpresa per il lavoratore. Il datore di lavoro ha l’obbligo di informare il dipendente 24 ore prime del controllo che può essere fatto in sede o in laboratorio. In entrambi i casi se il lavoratore risulta positivo scatta la sospensione del lavoro e in alcuni casi il licenziamento».

Quali categorie professionali sono interessate da questi controlli?

«Autisti, ferrovieri, macchinisti e piloti sono i soggetti più monitorati per il rischio che la loro attività comporta sulle altre persone.  Nelle piccole aziende succede che il soggetto positivo ai controlli venga licenziato perché non ci sono alternative lavorative; in una grossa società invece il soggetto può essere spostato di reparto. In alcuni casi, come compagnie aeree, il licenziamento è dato dalla perdita di fiducia della società nei confronti del proprio lavoratore».

 

 

 

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