Salute 28 Marzo 2019

Donazioni, la storia di Marco Galbiati: «Ho trovato serenità dopo aver conosciuto la persona con il rene di mio figlio Riccardo»

L’imprenditore lombardo ha perso il figlio di 15 anni su una pista da sci e ha raccontato la sua esperienza nel libro: “Il tuo cuore la mia stella”. Ora si batte per cambiare l’obbligo dell’anonimato: «È importante dare la possibilità alla famiglia che dona e alla persona che riceve, se entrambi sono favorevoli, di conoscersi»

“Il tuo cuore la mia stella”. È questo il titolo che Marco Galbiati, imprenditore lombardo, ha dato al libro che ha scritto per raccontare la terribile esperienza che ha segnato la sua vita: la perdita del figlio Riccardo di 15 anni avvenuta il 2 gennaio 2017, quando su una pista da sci all’Aprica il suo cuore ha smesso di battere. Dopo aver scelto di donare gli organi (reni, fegato e cornee), Galbiati ha deciso di conoscere le persone che hanno ricevuto gli organi di Riccardo. Un percorso non semplice, anche perché la legge 91 del 1999 che regola la materia impone l’obbligo all’anonimato al personale sanitario amministrativo. L’incontro con il ragazzo che ha ricevuto il rene Maurizio è stato importante per Galbiati che ha così deciso di iniziare la sua battaglia per cambiare la legge 91. Con tanto di petizione su change.org arrivate a quasi 50mila adesioni. Nel testo della petizione si legge: «Crediamo fortemente che questa sia una legge ingiusta, poiché vieta alle due parti, qualora entrambe lo desiderino, di incontrarsi e conoscersi, magari con un supporto psicologico come avviene in altri paesi. Crediamo sia giusto dare ai familiari del donatore e al ricevente la possibilità di incontrarsi e di conoscersi se entrambi lo desiderano». Dopo l’innovativo parere del Comitato nazionale di Bioetica, la battaglia di Marco Galbiati potrebbe avere una conclusione positiva.

LEGGI ANCHE: DONAZIONE ORGANI, COMITATO NAZIONALE BIOETICA: «SI’ A CONTATTI TRA RICEVENTE E DONATORE, MA SERVE MEDIATORE»- BOLOGNA (M5S): PRESTO DDL IN MATERIA»

Dottor Galbiati, lei ha scritto un libro in cui ripercorre la sua esperienza drammatica. Lei è qui oggi alla Camera per un motivo ben preciso, perché c’è la possibilità finalmente di cambiare la legge sulla donazione e permettere di far conoscere ricevente e donatore. Perché è importante?

«Io l’ho provato sulla mia pelle. Mio figlio Riccardo ha donato gli organi. Io ho conosciuto il ragazzo che ha ricevuto il rene destro di Riccardo. Devo dire che in questo periodo di vita molto difficile è anche grazie a questo se ho avuto una serenità che ha fatto molto bene a me e alla mia famiglia. Penso sia importante dare la possibilità alla famiglia che dona e alla persona che riceve, se entrambi sono favorevoli, di conoscersi. Ho sentito delle belle parole oggi, spero che i vari presidenti e i parlamentari, visto che adesso sono tutti favorevoli, decidano di cambiare la legge».

Scrivere il libro è stato un esercizio importante per lei, anche per superare questo momento difficile…

«Nel libro ho inserito tutte le testimonianze che mi servivano per buttar fuori quello che avevo. Perdere un figlio è molto dura così come tenersi dentro tutto questo dolore. Questa cosa mi ha aiutato tantissimo a buttar fuori tutto. La mia paura era anche quella di dimenticare certi momenti di vita di Riccardo, quello che sarebbe potuto succedere ma non è successo. Dopo aver letto il libro di Giovanni Galli, che giocava nel Milan, ho deciso di poter dare un aiuto alle persone che hanno perso un figlio, ma soprattutto a chi ha un figlio. Capisci di amare una persona quando purtroppo la perdi».

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