Salute 20 Settembre 2022 15:24

Denti storti e bullismo: c’è una relazione?

L’Oral Health-related Quality of Life, Maccagnola (FACExp): «È una classificazione non solo della salute orale dell’individuo, ma anche del benessere funzionale, di quello emotivo, delle aspettative e della soddisfazione per la cura e della consapevolezza di sé»

Denti storti, mancanti o sporgenti sono la prima causa di bullismo in quasi un caso su 2. Al secondo posto ci sono peso e forma fisica. È emerso da uno studio pubblicato che ha preso in esame un gruppo di 920 studenti, 470 femmine e 450 maschi di Amman in Giordania, di età compresa tra gli 11e i 12 anni. Nel 47% dei casi i bambini venivano derisi per l’aspetto dei propri denti. Ma questo è solo un esempio. «Sono moltissimi gli studi che individuano una relazione fra le severe malocclusioni dentali e un’alterazione negativa della qualità della vita di bambini e adolescenti, soprattutto in relazione alla loro età e al loro ambiente culturale di appartenenza», spiega Valerio Maccagnola, presidente di FACExp.

L’ Oral Health-related Quality of Life

Il problema è talmente evidente e diffuso da aver spinto gli esperti del settore ad individuare una specifica metodologia di valutazione: si chiama OHRQoL ed è acronimo dell’espressione inglese Oral Health-related Quality of Life. «Questo concetto – aggiunge Maccagnola – include una classificazione non solo della salute orale dell’individuo, ma anche del benessere funzionale, di quello emotivo, delle aspettative e della soddisfazione per la cura e della consapevolezza di sé». Bambini e adolescenti sono i soggetti più a rischio e tra i difetti maggiormente diffusi ci sono gli incisivi superiori distanziati o overjet (ovvero i denti superiori sporgenti) e la presenza di alterazioni scheletriche importanti, come la mandibola piccola o il viso troppo allungato.

Denti storti; non per tutti sono un problema

«Tra gli 11 e i 14 anni si attraversa una fase parecchio delicata della vita, quella della transizione dall’infanzia all’adolescenza, durante la quale è possibile che si abbia una percezione più fragile del proprio aspetto fisico. È in questa fase – sottolinea il presidente di FACExp – che si comincia ad essere più esposti ad eventuali critiche da parte dei propri compagni, derisioni che, purtroppo, possono sfociare anche in episodi di vero e proprio bullismo». Tuttavia, è necessario chiarire che i “denti storti” non sono un problema per tutti, ovvero il disagio che ne può conseguire non è analogo per ogni individuo. «Ciascuno di noi ha le proprie caratteristiche, che non devono adeguarsi a uno standard estetico – sottolinea lo specialista -, ma consentire un corretto funzionamento del nostro organismo. Solo quando questo non accade si identifica un problema che deve essere risolto con un intervento ortodontico. È necessario prestare molta attenzione al benessere dei ragazzi nella fase delicata della loro crescita, senza sottovalutare l’importanza di insicurezze indotte dall’ambiente esterno, ma aiutandoli a leggere correttamente la situazione».

Intervenire sì, ma solo se necessario

«Le richieste di intervento per correggere manifestazioni dentali, devono sempre essere valutate dall’ortodontista nel complesso delle caratteristiche personali del bambino o dell’adolescente e indirizzate cercando un miglioramento nell’aspetto che può portare a una percezione più sicura di sé, a un miglior rapporto tra salute orale e qualità della vita ed una relazione più facile e più positiva col mondo esterno», dice il presidente FACExp. Anche per le malocclusioni dentali la prevenzione viene prima di tutto. «È consigliabile che tutti i genitori programmino una prima visita odontoiatrica di controllo verso i 6-7 anni di età, così da poter diagnosticare tempestivamente eventuali difetti. I “denti storti”, infatti, posso essere corretti nella maggior parte dei entro l’adolescenza. Ovviamente prima si interviene e meglio è. Sono rari i casi il difetto non sia correggibili in pochi e che sia quindi necessario aspettare l’età adulta per effettuate interventi certamente più invasivi, ma – conclude Maccagnola – ugualmente risolutivi».

 

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