Salute 21 Novembre 2019

Dal Sud si emigra anche per curarsi. AIL: «Mobilità sanitaria e assistenza domiciliare sono criticità»

Sono i temi della mobilità sanitaria e i servizi alla persona il filo conduttore dell’incontro “Curare è prendersi cura. La salute al centro”, organizzato da Ail. Durante il convegno è arrivata anche la richiesta al legislatore di introdurre il diritto all’oblio per le persone guarite da gravi malattie

Sono 800mila i ricoveri fuori regione solo nel 2016, 218 mila le persone che dal Sud sono dovute emigrare al Nord per accedere a cure che altrimenti non sarebbero riusciti ad ottenere, con pesanti ricadute non solo sulla loro salute ma anche con un aggravio delle finanze pubbliche. Questi i dati del Rapporto sui ricoveri ospedalieri 2017 presentati durante il convegno “Curare è prendersi cura. La salute al centro”, organizzato da Ail in occasione dei suoi primi cinquanta anni presso il palazzo WEGIL di Roma, con altre associazioni impegnate nel settore, Aism, Antea, Fiagop, Fnopi, Uniamo e Human Foundation.

Sono i temi della mobilità sanitaria e i servizi alla persona il filo conduttore dell’incontro, servizi che attualmente sono per la maggior parte demandati alle organizzazioni no profit, nel 2015 ben 11 mila in tutta Italia secondo l’Istat. Associazioni maggiormente presenti al centro nord e metà di quelle operanti nel settore sanitario sono dedite ad assistere persone che si trovano in condizioni di debolezza o difficoltà.

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«La mobilità sanitaria e l’assistenza domiciliare sono criticità importanti, di cui dobbiamo discutere tutti insieme per poi parlarne con le istituzioni, proprio in questo periodo impegnate nella redazione del patto della salute 2019 – ha detto Sergio Amadori, presidente di AIL -. Vogliamo che queste tematiche siano condivise per arrivare a soluzioni che possano rendere meno doloroso il peso della malattia sui pazienti e le famiglie, un peso non solo patologico ma anche economico».

Ail, da cinquanta anni impegnata nell’assistere i malati di leucemia, linfoma e mieloma, come risposta a questi problemi offre ospitalità nelle case-alloggio, si fa carico dei costi di trasferimento tra casa ed ospedale occupandosi anche dell’organizzazione del servizio, fornisce direttamente assistenza domiciliare e viaggi solidali per raggiungere i luoghi di cura.

Servono però nuove soluzioni, alleggerire la burocrazia, aumentare le risorse, investire sulla preparazione, costruire strutture e per questo c’è bisogno dello Stato, delle istituzioni, questo chiedono le associazioni presenti all’incontro.

«È importante che tra le associazioni e le istituzioni vi sia un dialogo costante, perché molto spesso chi conosce bene i problemi conosce bene anche le soluzioni- risponde Marialucia Lorefice, presidente della commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati alle richieste delle associazioni presenti -. Quattro miliardi e mezzo vengono spesi in mobilità sanitaria, questo vuol dire che qualcosa non funziona. Dobbiamo forse ripensare il sistema e ripartire diversamente le risorse, con maggiore omogeneità».

Arriva in chiusura della mattinata la richiesta al legislatore, raccolta dalla Lorefice, di introdurre il diritto all’oblio per le persone guarite da gravi malattie, affinché della patologia non ne rimanga segno nemmeno in tutti quei rapporti della vita quotidiana che potrebbero essere influenzati e compromessi dalla notizia di una malattia ormai guarita.

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