Salute 21 Novembre 2019

Carne trattata da ormoni e antibiotici? Una fake news smentita dagli esperti

«Da oltre 20 anni gli ormoni non vengono utilizzati nella carne italiana e in Europa», mentre per gli antibiotici «la regolamentazione è molto ferrea». Le precisazioni della biologa e nutrizionista Elisabetta Bernardi

Senza ormoni e trattata con farmaci solo quando necessario, la carne italiana è sicura perché «la regolamentazione è molto ferrea». Lo spiega la biologa e nutrizionista Elisabetta Bernardi, interrogata da Sanità Informazione sulla presenza di farmaci nella carne che troviamo tutti i giorni in commercio.

La presenza di ormoni e soprattutto di antibiotici nella carne è un tema tornato al centro del dibattito dopo l’allarme lanciato dall’Istituto Superiore di Sanità sul triste primato dell’Italia riguardo il numero di morti legate all’antibiotico – resistenza. Secondo i dati dell’ISS, dei 33mila decessi che avvengono nei Paesi Ue ogni anno per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, oltre 10mila si registrano infatti nel nostro Paese.

LEGGI: CARNIPEDÌA, IL LIBRO CHE SFATA I PREGIUDIZI SULLA CARNE. LA NUTRIZIONISTA: «ALIMENTO EFFICIENTE. POCHE CALORIE, MOLTI NUTRIENTI»

«È bene ricordare che da oltre 20 anni gli ormoni non vengono utilizzati nella carne italiana e in Europa» precisa la dottoressa Elisabetta Bernardi a margine della presentazione di Carnipedìa, la nuova piccola enciclopedia di Giuseppe Pulina. Nello specifico, in Europa è vietato somministrare ormoni agli animali fin dal 1981. «Quindi quando si dice “il pollo è pieno di ormoni” non è vero. Gli ormoni non si utilizzano e sarebbe anche piuttosto inutile per esempio nel pollo che ha un ciclo di crescita molto breve».

Per quanto riguarda invece gli antibiotici, «il problema rimane quando l’animale è da trattare perché malato. Allora è giusto trattarlo, – precisa la biologa – ma oggi la regolamentazione è molto ferrea». Infatti, dal 2006 è stato bandito l’utilizzo degli antibiotici a scopo preventivo. «Esiste la ricetta elettronica che quindi segue le quantità che vengono date all’animale e vengono trattati solo gli animali che ne hanno bisogno. Solo gli animali malati vengono trattati. Non rimangono residui perché la carne viene messa in commercio quando sono passati i tempi di carenza».

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