Salute 15 Gennaio 2019

Bullismo, con “I respect” a Milano si insegna l’autostima e l’autodifesa. Gabrielle Fellus: «Così le vittime elaborano l’aggressione e tornano a vivere»

L’ideatrice è da 16 anni istruttrice di Krave Maga, tecnica di difesa israeliana. Il progetto è realizzato per casa pediatrica Fatebenefratelli-Sacco, da anni in prima linea con il suo centro Multidisciplinare sul disagio adolescenziale

di Federica Bosco

“I respect” è il nome di un progetto per insegnare il rispetto alle vittime di atti di bullismo e di violenze, ma anche a professori e maestri, al personale medico e paramedico spesso aggrediti nell’esercizio della professione. «Alla violenza occorre rispondere con fermezza, determinazione, ma non con altra violenza», spiega Gabrielle Fellus, ideatrice della prima palestra di autodifesa e autostima al mondo e da 16 anni istruttrice di Krave Maga, tecnica di difesa israeliana.

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«Insegnando il rispetto si trasforma un bullo in eroe buono», sottolinea con un sorriso.  Il progetto, coordinato in ambito scientifico dalla casa pediatrica dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco, da anni in prima linea con il suo centro Multidisciplinare sul disagio adolescenziale, rappresenta anche il punto di riferimento per il Miur nella prevenzione e nella lotta contro il bullismo ed il cyberbullismo. «Quando la mente subisce delle aggressioni, il corpo si blocca – sottolinea Fellus – Con gli esercizi inseriti nel programma di autodifesa e autostima, la vittima rielabora l’aggressione e ritorna a vivere». Il percorso della durata di 8/10 lezioni, mira dapprima a far emergere il problema, segue la lettura e poi la rielaborazione con un allenamento fisico. Si tratta di una trasformazione tra mente e corpo, unica e calibrata sul singolo individuo con un approccio psicofisico. Si comincia con l’analisi dell’aggressione per poi proseguire con l’analisi dei sentimenti che animano la vittima, dalla rabbia alla paura che vengono sprigionati, ma tutto resta qui ovattato. «Fondamentale è la formazione – rileva Gabrielle Fellus – occorre studiare e preparare gli istruttori affinché non passi il messaggio che in palestra si danno pugni e calci. Al contrario, si insegna il rispetto degli spazi e delle persone».

 

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