Salute 7 Gennaio 2019

Brescia, tre neonati morti in sette giorni agli Spedali Civili: arrivano ispettori e Nas. Grillo: «Capire se c’è correlazione tra i casi»

Il caso portato alla luce dalla denuncia di una madre su un giornale locale. Un ceppo batterico non identificato alla base dei decessi. Gallera (Ass. Welfare Lombardia): «Non ci sarebbe focolaio infettivo epidemico»

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Tre neonati morti in pochi giorni nella stessa struttura. E agli Spedali Civili di Brescia arrivano i Carabinieri del Nas e gli ispettori ministeriali mandati dal Ministro della Salute Giulia Grillo per fare chiarezza sulla vicenda. Ad accendere i riflettori la lettera a Bresciaoggi della mamma del piccolo Marco, l’ultima piccola vittima. Il bambino aveva contratto un’infezione batterica della quale i medici non erano ancora riusciti ad identificare la natura. «Vogliamo la verità, non attacchiamo nessuno ma vogliamo capire come sia accaduto», ha scritto mamma Denise che aveva partorito Marco lo scorso 4 dicembre alla trentesima settimana, ma dopo i primi giorni difficili il bambino sembrava stare meglio. Davanti alla morte del bambino i medici hanno ribadito sconsolati di non essere riusciti ad identificare il ceppo. Ora l’autopsia dovrà stabilire le cause che hanno portato alla morte del piccolo.

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«È necessario fare chiarezza per capire se ci sia correlazione tra i diversi casi. Proprio per questo sto inviando gli ispettori del ministero per andare a fondo della questione», ha chiarito Giulia Grillo. «Dobbiamo capire cosa ha portato alla morte di questi piccolissimi pazienti in pochi giorni. Lo dobbiamo a questi bambini che non hanno fatto in tempo ad affacciarsi alla vita, ai loro familiari che abbraccio in questo momento di dolore, e anche a chi lavora con impegno e serietà ogni giorno in una struttura eccellente com’è l’ospedale bresciano», conclude il ministro.

«Anche la direzione strategica dell’Asst degli Spedali Civili di Brescia ha avviato i controlli interni per fare chiarezza sui decessi. Da questi primi controlli è emerso che i quadri clinici rimandano a condizioni di malattia differenti e non appaiono correlati. In particolare, si esclude che le circostanze siano da ricondurre ad un focolaio infettivo epidemico», ha detto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, esprimendo il cordoglio dell’intera Giunta regionale alle famiglie dei tre piccoli deceduti nei giorni scorsi a Brescia.

Nella lettera al quotidiano Bresciaoggi la mamma spiega cosa l’ha spinta a chiedere verità: «Marco – scrive – e’ nato alla 30ma settimana con cesareo perchè io avevo la pressione alta, da lì iniziamo la nostra esperienza in terapia intensiva neonatale agli Spedali Civili di Brescia. Marco subisce un pneumotorace dal quale piano piano ne usciamo. Inizia a mangiare e crescere, da 1050 gr arriviamo a 1500 gr, iniziamo a poterlo tenere un po’ in braccio e a toglierlo quindi dalla termoculla. Iniziamo a fare la marsupio terapia ed io sono al settimo cielo, il 29 dicembre ci dicono che non possiamo fare la terapia perchè dagli esami pare che abbia in corso un infiammazione. La mattina dopo 30 mi chiamano e mi dicono che il bambino è peggiorato e han dovuto intubarlo a causa di uno shock septico, quando arrivo in ospedale noto che nella stanza manca la culla di una bimba e scopro poco dopo che la piccola è morta durante la notte». Poi la situazione precipita ancora di più. Mi dicono che Marco ha preso un batterio, non si sa quale e parlano di sepsi, fatti sta che da quel giorno e’ il declino, Marco non respira più autonomamente, non fa pipì ed iniziano ma serie di terapie che però non portano a grandi risultati. Ed oggi 5 gennaio poco dopo le 18 il suo cuore ha ceduto. Ieri suo vicino di letto è morto per motivi ignoti. Ora 3 bimbi deceduto in meno di una settimana i cui 2 con infezione batterica sicura è strano, soprattutto in un reparto che già l’estate era stato chiuso per il diffondersi di un batterio septico che provocò 3 decessi e 10 contagi. Non accuso nessuno di negligenza, ma voglio sapere cosa è accaduto, visto che ho esposto anche al primario dei dubbi sulla sterilità e su alcune cose secondo me poco adeguate in un reparto simile. Mio figlio non c’è più ma altri bambini potrebbero star male».

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