Salute 2 Aprile 2024 07:55

Autismo: in aumento le diagnosi in età adulta. Lo psichiatra Colizzi: “Tra i sintomi depressione e insonnia”

In vista della Giornata Mondiale della consapevolezza sull’autismo che si celebra il prossimo 2 aprile, Marco Colizzi, professore aggregato di psichiatria presso il Dipartimento di Medicina dell’Università di Udine, punta i riflettori sull’aumento delle diagnosi di autismo nelle persone adulte

di V.A.
Autismo: in aumento le diagnosi in età adulta. Lo psichiatra Colizzi: “Tra i sintomi depressione e insonnia”

“Il numero dei pazienti ai quali viene diagnosticata una forma di autismo in età adulta è in aumento. Queste persone, che hanno di solito hanno tra i 20 e i 30 anni, spesso arrivano nei nostri centri con sintomi che potrebbero essere diagnosticati come comuni disturbi d’ansia o depressivi o, ancora, legati all’insonnia. Accade che la manifestazione di questi sintomi sia inusuale o eccessivamente protratta. Quindi si approfondisce il caso e emerge una forma di autismo”. Lo afferma Marco Colizzi, professore aggregato di psichiatria presso il Dipartimento di Medicina dell’Università di Udine, a pochi giorni dalla Giornata Mondiale della consapevolezza sull’autismo che si celebra il prossimo 2 aprile.

L’aumento delle diagnosi di autismo negli adulti dipende da capacità diagnostica migliore

Un aspetto importante nell’aumento di queste diagnosi sembra essere il recente miglioramento della capacità diagnostica che consente di intercettare un numero maggiore di persone con autismo rispetto al passato. “Nel nostro ambulatorio ‘ORA’, ‘Osservatorio di Ricerca di Autismo’ per la popolazione adulta, vediamo una percentuale importante di persone di sesso femminile che si rivolgono a noi per avere una diagnosi di questo tipo, in controtendenza col dato della letteratura scientifica che vorrebbe la condizione molto più prevalente nel sesso maschile”, sottolinea Colizzi. “Le prevalenze, infatti, oscillerebbero da 3 a 1 fino a 7 a 1, con una differenza minore in età adulta, seppur sempre con un eccesso di diagnosi nei maschi rispetto alle femmine. Si tratta di forme lievi di autismo che sono sfuggite a una diagnosi in età infantile o che hanno causato maggior malessere con gli anni”, aggiunge.

Un protocollo “specifico” per la diagnosi di autismo negli adulti

“Nel processo diagnostico il nostro compito è proprio quello di andare a ricercare i sintomi chiave dell’autismo”, spiega Colizzi. “Nel nostro ambulatorio abbiamo ideato un protocollo in cui effettuiamo interviste semi-strutturate che non trascurano i classici disturbi psichiatrici dell’adulto come ansia, depressione, psicosi, disturbi da stress, disturbi della personalità o insonnia, che possono essere presenti in comorbidità. Per il tramite di scale psicometriche, però, esploriamo la possibilità – continua – che i sintomi manifestati rientrino in una diagnosi di autismo, generalmente di grado lieve. La persona, dunque, potrebbe avere comunque un disturbo depressivo, ma presentare un disturbo dello spettro autistico verosimilmente preesistente”.

I sintomi dell’autismo in età tardiva

⁠Spesso i pazienti arrivano con sintomi di depressione, ansia e insonnia che si sono protratti nel tempo o che si sono presentati in maniera atipica. “È frequente che questi sintomi abbiano risposto ai farmaci in modo insoddisfacente o che i medicinali abbiano causato effetti collaterali“, dice Colizzi. “Un’indagine accurata della storia della persona rivela segnali, magari trascurati, durante l’età dello sviluppo. Inoltre, le donne sono maggiormente in grado di camuffare i sintomi, col risultato di diagnosi parziali. Alcuni studi riferiscono una potenziale sovrapposizione tra l’autismo femminile e i disturbi del comportamento alimentare, in particolare l’anoressia”, aggiunge.

Il percorso diagnostico è estremamente complesso

“Stiamo generalmente parlando, voglio ribadirlo, di forme lievi di autismo che sono sfuggite a una diagnosi in età infantile o che hanno causato maggior malessere con l’età adulta quando le richieste socio-relazionali sono aumentate”, precisa lo psichiatra. “In caso di persone già note ai servizi della neuropsichiatria infantile, queste potrebbero aver avuto difficoltà nel neurosviluppo, ad esempio episodi di balbuzie, tic, estrema timidezza, o aver ricevuto sostegno scolastico per problematiche di apprendimento. Situazioni in qualche modo poi superate o che comunque non hanno presentato sintomi sufficienti per una diagnosi conclamata di autismo. Il percorso diagnostico è, dunque, estremamente complesso”, afferma. ⁠“Le persone che ricevono una diagnosi di autismo in età adulta sono generalmente sollevate e grate del percorso effettuato, perché finalmente comprendono l’origine del loro malessere, riuscendo a chiarire questioni personali alle quali hanno cercato a lungo di dare una risposta”, dice lo psichiatra.

Allo studio molecola con proprietà anti-infiammatorie

Colizzi coordina un team di ricercatori che sta indagando se la palmitoiletanolamide, PEA, una molecola endogena con proprietà anti-infiammatorie, lipolitiche e neuroprotettive, possa avere un effetto positivo anche nell’autismo adulto. “È proprio quello che vogliamo scoprire. Si tratta di un acido grasso simil-cannabinoide – dice Colizzi – già presente nel nostro organismo che si può assumere come alimento a fini medici speciali, senza necessità di prescrizione medica. Nella sua forma ultra-micronizzata viene assorbita più facilmente e può dare un beneficio al livello del sistema nervoso centrale. Nel 2021 abbiamo condotto la prima revisione della letteratura circa il ruolo della PEA nell’autismo, pubblicata su ‘Nutrients’. Lo studio che stiamo attualmente conducendo è il primo che sta testando PEA ultra-micronizzata in adulti con autismo”.

 

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