Salute 24 Giugno 2019

Anziani hanno difficoltà a curarsi, l’allarme di Senior Italia e Sumai

«I decisori politici devono capire che oggi gli anziani si trovano sempre più spesso a dover scegliere se curarsi, mangiare o spendere per altre necessità urgenti», dichiarano Roberto Messina e Antonio Magi. Chiesto un tavolo con pazienti, società scientifiche e istituzioni

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«Serve un tavolo di confronto urgente sul diritto alla salute e alle cure per gli over 65 che veda coinvolti pazienti, istituzioni e mondo medico-scientifico, perché oggi in Italia gli anziani con le loro pensioni non riescono a far fronte a tutto e sempre più spesso sono costretti a rinunciare a curarsi. Per non parlare della prevenzione, che finisce a 60 anni». Con questo appello Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani e Antonio Magi, segretario generale del Sumai Assoprof, hanno presentato ufficialmente questa mattina al Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato Pierpaolo Sileri la proposta di attivare un tavolo che coinvolga il Sumai Assprof, le principali società scientifiche, Senior Federanziani, con il presidente Sileri, con il Ministero della Salute, i sottosegretari Coletto e Bartolazzi, per affrontare questi temi non più ineludibili.

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«I decisori politici devono capire che oggi gli anziani si trovano sempre più spesso a dover scegliere se curarsi, mangiare o spendere per altre necessità urgenti– dichiarano Messina e Magi- La spesa out of pocket per la salute, ovvero la quota pagata di tasca propria dai cittadini per curarsi, è costantemente aumentata dal 2010 al 2016, fino a sfiorare i 590 euro annui. Un calcolo che non tiene conto, però, delle differenze di età. Gli anziani, infatti, rappresentano oltre il 70% di tutta la spesa e quindi per loro la quota out of pocket supera di almeno 2,5 volte la media pro capite. Il fattore anagrafico, insomma, si aggiunge agli altri elementi che rendono sempre più profondo il divario tra coloro che possono permettersi di pagare per curarsi e quei cinque milioni di italiani, ovvero il 7,8% della popolazione, che invece sono costretti a rinunciarvi. A ciò si aggiunga che le liste di attesa crescono, il numero degli specialisti diminuisce e poter accedere ai piani terapeutici è come vincere un terno al lotto.

Bisogna dunque non solo porre in atto correttivi immediati, come il rifinanziamento del fondo per i farmaci oncologici, che ha garantito in questi anni ai medici di poter utilizzare i farmaci innovativi, ma anche mettere in campo azioni strutturali che permettano, per le patologie gravi e invalidanti, di poter accedere, una volta approvati dall’Ema, alle molecole nel più breve tempo possibile anche nel nostro Paese. L’utilizzo dei biosimilari, man mano vengono messi a disposizione, rappresenta un’ottima risorsa, ma, lo ribadiamo, va lasciata al medico l’autonomia decisionale della migliore scelta delle terapie, che non deve avvenire solo ed esclusivamente di base al prezzo del farmaco. Infine, si deve intervenire per ridurre la spesa out of pocket. Tutto questo affinché il nostro Paese non perda il primato del Sistema Sanitario migliore, perché basato sull’universalismo».

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