Salute 23 Settembre 2019

Amianto, in Italia ancora 6mila morti l’anno. Miani (SIMA): «Occorre investire sulle bonifiche. 2400 scuole a rischio»

«Nel nostro Paese attendono di essere smaltite qualcosa come 37 milioni di tonnellate di amianto», spiega il presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale, Alessandro Miani. La legge ne ha impedito la produzione, la diffusione, ma non la bonifica

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A ventisette anni dalla sua messa al bando, l’amianto continua a mietere vittime. In Italia 6mila decessi l’anno sono collegati all’inalazione o al contatto con questo materiale. Questi i dati alla base del Convegno Nazionale “Amianto: gestione del sistema e tutela della salute”, organizzato da Consiglio Nazionale dei Geologi e la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), presso il CNR di Roma.

«Il problema è che la legge ne ha impedito la produzione, la diffusione, ma non la bonifica, non l’ha resa obbligatoria – chiarisce ai microfoni di Sanità Informazione Alessandro Miani, Presidente SIMA -. La fibra di amianto perdura nell’ambiente molto a lungo e quindi ci sono ancora molte situazioni e molti siti, il Ministero dell’Ambiente ne ha censiti 96mila in Italia, in cui è ancora presente questa fibra killer. Dal momento dell’inalazione della fibra allo sviluppo della patologia possono passare molti anni. Nello specifico le patologie più importanti sono mesotelioma pleurico, quello laringeo e quello ovarico, che sono tumori che portano alla morte. I dati di 6mila decessi l’anno sono dell’Osservatorio nazionale amianto e quello che possiamo fare oggi è di sensibilizzare a tutti i livelli, da quello nazionale al livello locale, in modo che ci sia un’azione congiunta anche con il Ministero, per vedere di fare queste bonifiche, di farle in fretta, di farle bene e di spronare anche i privati a farle, perché spesso e volentieri ci sono situazioni in cui ci sono capannoni industriali o anche tettoie. Molto di questo amianto è Eternit, abbiamo in Italia 300mila chilometri di tubature che devono essere ancora bonificate».

Tra le strutture ancora non bonificate ci sono moltissime scuole. «È stato calcolato che in Italia ci sono 2.400 scuole che sono ancora a rischio amianto – continua Miani – o comunque limitrofe ad impianti ex industriali dove è presente l’amianto. Questo vuol dire che ci sono 50mila docenti a rischio e 350mila bambini. Ecco, su questi numeri è necessario, agire e agire in fretta. Il Ministero dell’Ambiente ha messo recentemente a disposizione 30milioni di euro per iniziare la bonifica delle scuole e degli asili. È stata fatta una proposta di legge che prevede uno sgravio fiscale del 50% per i privati che decidono di fare le bonifiche. Bisogna continuare su questa strada, perché in Italia attendono di essere smaltite qualcosa come 37 milioni di tonnellate di amianto».

LEGGI: IL 28 APRILE È LA GIORNATA MONDIALE VITTIME AMIANTO: PICCO DI CASI DI MESOTELIOMA TRA IL 2019 E IL 2020

All’amianto sono correlate diverse malattie: «La principale è il mesotelioma pleurico, – spiega Prisco Piscitelli, epidemiologo – forse l’unica patologia per cui esiste la prova provata dell’esposizione con un cancerogeno ambientale indiscutibile. Rappresenta il 92% delle patologie amianto-correlate. Poi ci sono altre situazioni legate all’interessamento del pericardio, quindi di altre tuniche del nostro organismo. Si tratta di 1900 persone all’anno che presentano un problema di mesotelioma pleurico: 1500 uomini e 400 donne. L’incidenza è maggiore al Nord che al Sud. Le esposizioni sono principalmente professionali, ma esistono anche esposizioni familiari. In particolare, donne che vengono a contatto con le fibre di amianto attraverso gli indumenti dei lavoratori, dei mariti o dei figli. Infine, ci sono delle esposizioni ambientali che non sono controllabili. C’è una pervasiva presenza ancora di amianto e di manufatti in amianto dappertutto nel nostro Paese. Negli uomini l’incidenza è ancora in aumento, con una media del 3,2% l’anno, quindi non si è ancora raggiunto il picco nonostante in Italia sia al bando diversi decenni. Per le donne invece c’è una buona notizia, si registra un -1,7% di media l’anno».

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