Salute 30 Dicembre 2019

Ambulatorio infermieristico per la gestione delle cronicità, l’esperimento dell’Asl di Bari

«Rafforzata l’attenzione sul territorio» ha spiegato Antonio Sanguedolce, direttore generale dell’Asl di Bari ai microfoni di Sanità Informazione. Protagonisti infermieri e medici di medicina generale: «Stiamo sperimentando un nuovo approccio»

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Riuscire a gestire efficacemente le cronicità dei pazienti è un cruccio che investe anche le Asl territoriali. Lo sa bene Antonio Sanguedolce, direttore generale dell’Asl di Bari, che ne ha parlato a margine del 14esimo Forum Risk Management promosso dalla Federazione degli Ordini TSRM e PSTRP e dalla Simedet, Società italiana di Medicina diagnostica e terapeutica.

«Stiamo rafforzando l’attenzione sul territorio» ha spiegato Sanguedolce ai microfoni di Sanità Informazione. «Laddove c’erano delle strutture che erano ex ospedali, riconvertiti per un riordino della rete ospedaliera, abbiamo creato e stiamo potenziando i presidi territoriali di assistenza. In questi presidi stiamo portando, oltre alla diagnostica e alla specialistica ambulatoriale, soprattutto l’incontro con i medici di medicina generale, che fanno da perno a questi PTA». In che modo? «Vi trasferiscono gli studi per trasformarli in case della salute in stretto rapporto con l’attività ospedaliera. Questo – sottolinea il direttore generale – sta dando nel corso degli ultimi mesi ottimi risultati in termini di deospedalizzazione, ma soprattutto abbiamo ottimi riscontri di natura clinica».

Anche gli infermieri rivestono un ruolo da protagonisti in questa riorganizzazione del territorio: «Stiamo sperimentando un nuovo approccio anche a totale gestione infermieristica, denominato da noi ‘ambulatorio infermieristico’. Ovviamente – precisa Sanguedolce – lavorando in raccordo con i medici di medicina generale che impostano la terapia. Credo che gli infermieri, oltre a tutte le capacità che già conosciamo, abbiano nei confronti dell’utente, e soprattutto dei cittadini anziani con pluri-patologie, la capacità di essere più efficaci sia per quanto riguarda l’educazione alla salute, perché stanno più a contatto con il paziente, sia per aderenza alla terapia».

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