Salute 29 Luglio 2019

Affari Sociali, un anno di Commissione con Marialucia Lorefice: «Con la Lega stessa visione sulla sanità, ma attenzione ad autonomia differenziata»

«In sanità stiamo investendo a differenza di quanto si è fatto rispetto al passato. È finito il tempo dei tagli lineari e indiscriminati» sottolinea la Presidente di Commissione in un colloquio di bilancio in esclusiva con Sanità Informazione. Poi rivendica il provvedimento sulla sanità trasparente e rilancia la sua mozione per staccare il Fondo sanitario dall’andamento del Pil: «Assegnare fondi certi, la salute è un investimento, non un costo». E dice la sua sul contratto della dirigenza medica che l’ha vista impegnata in prima persona…

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«Quando si parla di sanità non si parla mai di un costo ma di un investimento. Se oggi abbiamo un Servizio sanitario che è uno dei migliori al mondo lo dobbiamo proprio a questo, cioè alla capacità che abbiamo di investire per garantire tutela e salute ai cittadini». Ha le idee chiare Marialucia Lorefice, Presidente della Commissione Affari Sociali. Ci riceve in un caldissimo pomeriggio di fine luglio nel suo studio, adiacente al parlamentino dove si riunisce la Commissione. Siciliana di Ragusa, Lorefice è una ‘veterana’ del Movimento Cinque Stelle essendo già tra gli eletti a Montecitorio nella scorsa legislatura, attiva già dal 2013 sui temi della sanità. Poi la riconferma alle elezioni di marzo 2018 con oltre il 50% dei voti nel suo collegio. Con Sanità Informazione ripercorre il bilancio di un anno di sanità in Commissione.

LE SFIDE VINTE E QUELLE DA VINCERE…

Non sono mancati momenti difficili, ma alla fine i lavori sono stati proficui, complice anche un tema, la salute e la sanità, su cui le forze politiche riescono più facilmente a trovare un accordo. E così, mentre a livello governativo i rapporti tra i partner di maggioranza col tempo sono diventati sempre più burrascosi, nella XII Commissione Lega e M5S hanno lavorato bene insieme: «Con la Lega c’è un contratto di governo che ci unisce ma sulla sanità abbiamo una visione piuttosto simile, la salvaguardia della sanità pubblica in generale e poi la necessità di garantire su tutto il territorio nazionale in modo uniforme le prestazioni e i livelli essenziali di assistenza» sottolinea Lorefice che vede nell’autonomia differenziata un’opportunità purché «non acuisca le differenze che esistono già tra le regioni». La presidente sottolinea i tanti soldi investiti nella sanità, dall’edilizia sanitaria al Piano nazionale delle liste d’attesa fino al Decreto Calabria, con cui c’è stato lo sblocco del turn over e lo sblocco delle assunzioni. Grande soddisfazione per il rinnovo del contratto della dirigenza medica con l’aumento di 200 euro lordi «un riconoscimento economico – sottolinea – che può essere un importante strumento per motivare i medici».

Presidente, un anno di governo, un anno alla Presidenza della Commissione Affari Sociali. Che bilancio fa di questo primo anno di lavoro, di cosa è particolarmente soddisfatta e su cosa invece ancora bisogna lavorare molto?

«È stato un anno molto soddisfacente, sia come Presidente di Commissione Affari Sociali per i lavori che siamo riusciti a portare avanti e ovviamente anche del lavoro che stiamo facendo insieme al ministro della Salute. Credo che alcuni risultati importanti siano già arrivati anche perché in sanità stiamo investendo a differenza di quanto si è fatto rispetto al passato quando abbiamo assistito anche a dei tagli lineari e indiscriminati si ricomincia a investire e i primi segnali importanti li abbiamo dati nella legge di Bilancio dove abbiamo inserito diverse risorse. Posso ricordarne alcune, per esempio i quattro miliardi in più che abbiamo messo per i fondi che riguardano l’edilizia sanitaria che da 24 miliardi sono diventati 28 per il prossimo triennio o ancora i 4,5 miliardi in mezzo in più per il Fondo sanitario nazionale, più risorse per la ricerca scientifica, i 900 milioni per il riammodernamento antisismico e antincendio, e poi ovviamente non posso non citare anche i 350 milioni per il Piano nazionale delle liste di attesa. Sapete benissimo che è una delle principali lotte che il Ministro della Salute ha portato avanti, ci crediamo tantissimo, queste risorse permetteranno di riammodernare le infrastrutture digitali, anche i Cup, quindi l’obiettivo è di ridurre le liste di attesa e permettere ai cittadini di poter accedere facilmente alle cure e anche alle visite. Tante le cose che stiamo facendo anche in Commissione. Una delle leggi che mi piace citare è il Registro tumori. È una legge che avevamo già affrontato la scorsa legislatura ma purtroppo non eravamo riusciti a far concludere l’iter perché si era fermata alla Camera e poi si è chiusa la Legislatura. Oggi invece è legge dello Stato, è una legge molto importante perché permette, grazie ai registri epidemiologici, di avere una mappatura dello stato di salute della popolazione. Questo è importantissimo perché ci permette di lavorare sulla prevenzione e sulla ricerca scientifica. Poi uno degli ultimi provvedimenti è il Decreto Calabria che al di là del nome non riguarda solo la regione Calabria ma la sanità in tutto il Paese. Ci sono due importantissime misure: lo sblocco del turn over nelle regioni in piano di rientro e poi anche lo sblocco delle assunzioni grazie al superamento del tetto di spesa che risale al 2004 che era fermo all’1,4%. Grazie a queste due importanti misure ritorniamo ad assumere e questo è importantissimo, in un momento in cui facciamo i conti una grave carenza del personale medico e sanitario e se c’è carenza del personale medico e sanitario diventa difficile per i cittadini poter accedere alle cure».

LEGGI ANCHE: FIRMATO IL CONTRATTO DEI MEDICI: «AUMENTO DI 200 EURO AL MESE”. IL NO DI CIMO

Pochi giorni fa è stato firmato il contratto dei medici dopo dieci anni di attesa. Lei si è spesa in prima persona anche durante la legge di Bilancio. È soddisfatta di questo risultato?

«Sono felice di questo risultato perché è un importante obiettivo che è stato raggiunto. Nell’arco dei mesi abbiamo incontrato sindacati ed esponenti della dirigenza medica che ci hanno più volte sottoposto questo problema. Oltre alle interlocuzioni che ho avuto direttamente io anche il Ministro si è spesa molto. Mi permetto di dire che il suo ruolo è stato determinante, perché è stato un vero e proprio “ponte” tra le sigle sindacali che ha permesso oggi di poter raggiungere questo risultato. Il riconoscimento economico è sempre molto importante perché è anche uno strumento per motivare i medici che fanno un lavoro molto difficile soprattutto se poi si lavora in contesti difficile come i Pronto soccorso durante le ore notturne».

Lei ha presentato una mozione importate che ha visto adesioni anche dalla Lega e da altri partiti per garantire fondi certi al Sistemi sanitario che invece oggi sono vincolati all’andamento del Pil. Pensa sia la legislatura giusta per raggiungere questo obiettivo?

«Io ci credo. Credo debba essere così perché quando si parla di salute non si può parlare di Pil. In salute bisogna investire ed è fondamentale mettere le risorse che servono nel fondo sanitario nazionale a prescindere dal fatto che il Pil aumenti o regredisca. È importante capire che quando si parla di sanità non si parla mai di un costo ma di un investimento. Se oggi noi abbiamo un Servizio sanitario che è uno dei migliori al mondo lo dobbiamo proprio a questo, cioè alla capacità che abbiamo di investire per garantire tutela e salute ai cittadini. Credo che sia un obiettivo che dobbiamo prefissarci sul quale personalmente rimango intransigente».

Tra i provvedimenti su cui si è lavorato nella Commissione da lei presieduta c’è quello sulla Sanità trasparente ora al vaglio del Senato. Pensa che sia determinante anche in relazione alla lotta alla corruzione?

«È un provvedimento semplice ma importante perché non fa altro che rendere trasparenti le donazioni che alcune imprese del settore della sanità, faccio un esempio le case farmaceutiche, fanno nei confronti del personale sanitario. La trasparenza è un concetto al quale noi siamo particolarmente legati perché è uno strumento che permette non solo di contrastare la corruzione ma anche di prevenirla e ci tengo a sottolineare un aspetto: questo provvedimento non vuole criminalizzare il mondo della sanità, vuole semplicemente colpire la ‘mela marcia’ per difendere la maggior parte di coloro che ogni giorno lavorano con passione e con impegno per tutelare la salute dei cittadini. Le do un dato che deve far riflettere: Transparency international ci dice che il 5,59% del fondo sanitario nazionale si disperde in corruzione. In termini di cifre significa circa 6 miliardi. Se a questi 6 miliardi noi aggiungiamo le risorse che purtroppo si disperdono in inefficienze e sprechi si arriva a ben 23 miliardi, una cifra ragguardevole. Sì, la trasparenza è importante per prevenire la corruzione oltre che per contrastarla».

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In questi mesi avete lavorato col vostro partner di maggioranza che è la Lega. In sanità sembra esserci una armonia maggiore che in altri ambiti. Come avete lavorato con la Lega in Commissione e cosa vi aspettate per il futuro?

«Abbiamo lavorato molto bene, non solo con la Lega ma anche con gli altri gruppi parlamentari. Sicuramente la sanità così come la disabilità e le politiche sociali sono argomenti che si prestano ad un lavoro di collaborazione. Magari su alcuni provvedimenti ogni gruppo parlamentare lo affronta in un modo diverso rispetto a come lo affronterebbe un altro gruppo parlamentare, però si discute, ci si confronta moltissimo e finora abbiamo lavorato bene. Con la Lega c’è un contratto di governo che ci unisce ma sulla sanità abbiamo una visione piuttosto simile, la salvaguardia della sanità pubblica in generale e poi la necessità di garantire su tutto il territorio nazionale in modo uniforme le prestazioni e i livelli essenziali di assistenza».

A proposito dell’autonomia differenziata che riguarda in parte la sanità. Lei è siciliana come il ministro della Salute e da siciliana e da parlamentare e se ritiene che possa aumentare le differenze tra i sistemi sanitari regionali?

«La sanità così come la scuola sono già materie concorrenti perché con la riforma del titolo V comunque è diventata una materia le cui competenze sono in parte delle regioni e in parte dello Stato centrale. In linea di principio personalmente non sono contro l’idea di un regionalismo differenziato però mi rivedo moltissimo nelle parole del Presidente Conte. Bisogna distinguere un aspetto che è prettamente politico da quello che è prettamente giuridico. Quindi se si vuole fare una cosa per bene è importante che tutti gli attori coinvolti che possono darci un contributo si riuniscano attorno a un tavolo. Quindi dico sì al regionalismo differenziato ma è importante che questo non acuisca le differenze che esistono già tra le regioni. Occorre invece lavorare affinché si possa ridurre questo gap che esiste tra delle regioni svantaggiate che sono soprattutto quelle del sud e quelle avvantaggiate che sono soprattutto quelle del nord».

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