Professioni Sanitarie 14 Gennaio 2020

Terapisti occupazionali, Papino (AITO): «Ci prendiamo cura di chi ha problemi di ‘benessere’. Ora sediamoci ai tavoli per migliorare qualità»

«Dal riconoscimento della professione alla creazione dell’Ordine, questa lunga avventura ci ha tenuti uniti alle altre professioni», sottolinea Elisa Papino, Past President dell’Associazione Italiana terapisti occupazionali

«Pensate alle cose belle della vita: incontrare gli amici, passeggiare, giocare a calcio. Quando non sei più in grado di farle, è un peccato. Pensate invece alle cose più semplici di ogni giorno: alzarsi dal letto al mattino, lavarsi, cucinare, andare al lavoro o a scuola. Quando queste cose diventano difficili è ancora peggio, diventa un grande problema». Il sito dell’AITO, Associazione italiana Terapisti Occupazionali, racconta così il campo di azione di questo specialista confluito con la legge Lorenzin nel maxi Ordine delle professioni sanitarie TSRM e PSTRP. Il terapista occupazionale aiuta infatti il soggetto a essere il più autonomo possibile e a riacquisire quella ‘dignità’ persa, per esempio, in seguito a una malattia o a un incidente. «Ci occupiamo delle persone che in qualche modo, per un problema di salute o di disagio nel sociale, hanno problemi di benessere» spiega a Sanità Informazione Elisa Papino, Past president AITO. L’associazione di categoria maggiormente rappresentativa ha partecipato al processo di costruzione dell’Ordine ed è stata protagonista al primo storico Congresso che si è tenuto a Rimini lo scorso ottobre. Un momento “emozionante” lo definisce Papino che poi espone le richieste della categoria alla politica: «Vogliamo sentirci parte di un tutto per dare il nostro contributo e sederci ai tavoli per migliorare la qualità del servizio».

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Come state vivendo questo processo di creazione dell’ordine?

«È una emozione perché come professione, data la mia età, ho vissuto tutta la storia dagli inizi, quando erano riconosciute le scuole ma non le professioni, poi sono state riconosciute le professioni e poi i corsi di laurea. Infine la battaglia per avere l’ordine professionale. Questa è stata una lunga avventura che ci ha tenuti compatti con le altre professioni. Quindi emozione ma slancio per il futuro perché qui comincia una storia».

Voi quanti siete come professionisti?

«Intorno ai duemila ma siamo largamente rappresentati in Europa e nel mondo perché è una professione di antica data. Ha una storia molto recente in Italia».

Cosa fate in concreto?

«È una professione dell’area della riabilitazione, si colloca in questo contesto. Noi praticamente ci occupiamo delle persone che in qualche modo, per un problema di salute o di disagio nel sociale, hanno problemi di benessere. Ci occupiamo di persone da zero a 90 anni. Il nostro obiettivo è quello di favorire la vita delle persone nella quotidianità e nel recupero delle abilità sociali, familiari, nei ruoli, laddove questo viene intaccato».

Se un paziente ha bisogno di un terapista occupazionale, dove lo trova?

«Ci trova nelle strutture sanitarie pubbliche. Siamo molto nel privato, siamo anche consulenti all’interno di scuole di ogni ordine e grado e forniamo anche consulenze presso le comunità di recupero per i tossicodipendenti».

Cosa chiedete alla politica?                                                       

«Di lavorare insieme, di farci sentire parte di un tutto per dare il nostro contributo. Di sederci ai tavoli per migliorare la qualità del servizio».

 

 

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