Professioni Sanitarie 24 Marzo 2020

Coronavirus, anche i fisioterapisti ‘al fronte’. Cecchetto (Aifi): «Così aiutiamo i pazienti Covid-19. Tanti in prima linea per dare una mano»

«In Lombardia anche molti fisioterapisti sono tra i contagiati» racconta il vicepresidente dell’Associazione italiana fisioterapisti che poi spiega il ruolo cruciale della categoria «anche per contribuire a ridurre i tempi di degenza e la conseguente necessità di posti letto». In un documento le indicazioni per svolgere i vari interventi in sicurezza evitando pratiche inappropriate o a rischio

«Tanti fisioterapisti sono in prima linea con le loro competenze specifiche e molti, inoltre, come tutti i professionisti sanitari, sono pronti a dare un aiuto, per fare quello che serve in questa situazione di emergenza. Tutti, come professionisti sanitari, in questo momento, sentiamo la grande responsabilità deontologica di aiutare i pazienti e gli operatori in prima linea, pronti a metterci in gioco con la massima disponibilità anche al di là dello specifico professionale». Simone Cecchetto, vicepresidente nazionale Aifi – Associazione italiana fisioterapisti e dirigente delle professioni sanitarie della riabilitazione presso l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia di Trento, racconta a Sanità Informazione come la categoria dei fisioterapisti sta affrontando il difficile momento del Paese. Un ruolo, quello dei fisioterapisti, già ora cruciale nell’assistere i pazienti che hanno bisogno di fisioterapia e riabilitazione respiratoria e destinato a crescere man mano che le guarigioni richiederanno interventi di recupero motorio.

«È giunta notizia di diversi casi di fisioterapisti contagiati, soprattutto in Lombardia – spiega Cecchetto -. Molti colleghi intervengono nei reparti COVID per la gestione dei pazienti con insufficienza respiratoria conseguente all’infezione virale ma anche per supporto al personale medico e infermieristico laddove messo a dura prova da quest’improvvisa situazione».

Per offrire uno strumento utile ai professionisti che si trovano a lavorare con pazienti di Covid19 è stato redatto un documento con le indicazioni per la fisioterapia respiratoria in pazienti con infezione da Covid-19, prodotte e condivise su tutto il territorio nazionale dall’Associazione riabilitatori dell’insufficienza respiratoria (ARIR) in collaborazione con l’Associazione italiana fisioterapisti (AIFI).

Nel documento si offrono indicazioni per il trattamento del paziente, ma si sottolinea anche l’attenzione da mantenere per le procedure a rischio di contaminazione per il personale sanitario.

«L’obiettivo primario è quello di ridurre i contagi – sottolinea il vicepresidente AIFI –  ed anche in un altro importante documento, redatto congiuntamente da AIFI con le commissioni d’Albo dei Fisioterapisti, sono stati indicati “suggerimenti operativi” e indicazioni per tutte quelle situazioni in cui il fisioterapista deve intervenire in casi in cui l’intervento fisioterapico sia improcrastinabile per non compromettere il recupero funzionale, come per esempio nel paziente post operato o dopo ictus. In questo periodo, poi, è fondamentale attuare tutte le precauzioni e le attenzioni per ridurre il rischio di contagio, perché dobbiamo considerarci tutti potenziali veicoli del coronavirus. Durante l’attività fisioterapica è impossibile mantenere la distanza interpersonale maggiore di un metro. Diventano fondamentali quindi i dispositivi di sicurezza individuali, per la sicurezza del paziente, del professionista e della comunità nonché sospendere con decisione trattamenti procrastinabili».

Spesso nei Tg o sui giornali si parla di medici e infermieri, eppure anche i fisioterapisti sono ‘sul fronte’ a combattere la battaglia contro il ‘nemico invisibile’ coronavirus: «La fisioterapia respiratoria è una delle varie branche di specializzazione della fisioterapia – spiega Cecchetto -. Normalmente si occupa di condizioni come le broncopneumopatie croniche, le complicanze respiratorie post intervento chirurgico, le patologie neuromuscolari, la fibrosi cistica, le apnee del sonno e tanto altro ancora. Ora può risultare utile anche nel paziente affetto da Covid19 dato che la manifestazione clinica principale è la polmonite interstiziale e la conseguente insufficienza respiratoria.

Nelle fasi acute della patologia, il fisioterapista specialista in fisioterapia respiratoria può supportare il fondamentale operato di medici intensivisti, rianimatori, pneumologi e del personale infermieristico nella gestione di vari sistemi di ossigenoterapia, di pressione positiva continua (CPAP), di ventilazione non invasiva (NIV), nel monitoraggio e controllo della fatica respiratoria (la “dispnea”), nella prevenzione delle complicanze dell’immobilità prolungata, nel posizionamento prono per facilitare la massima espansione polmonare, nello svezzamento da respiratore.

Il fisioterapista respiratorio, quando il quadro clinico lo permette, accompagna poi le persone nella ripresa del respiro spontaneo e della ventilazione dalle vie aeree naturali, ma anche nel “disallettamento”, nel recupero dell’autonomia della vita quotidiana, spesso compromessa da lunghi periodi di sedazione e allettamento prolungato. «È molto importante anche per ridurre la durata della degenza e quindi liberare più velocemente posti letto e permettere di accogliere altri pazienti, vista la grave carenza di posti letto che abbiamo in questo momento», aggiunge il vicepresidente Aifi.

Un ruolo, quello del fisioterapista, trasversale tra i percorsi di cura dei pazienti, che richiede una solida preparazione specialistica. Sì, perché le “solite manovre di fisioterapia respiratoria”, quelle che qualcuno penserebbe di dover fare, possono essere anche dannose e controindicate. E anche “cosa non deve essere fatto” con i pazienti affetti da COVID è ben indicato nel documento di ARIR e AIFI.

Tuttavia, la presenza di fisioterapisti specialisti in fisioterapia respiratoria nel Servizio sanitario nazionale è a “macchia di leopardo”, confessa Cecchetto. Anche per questo la federazione nazionale del Maxi Ordine delle professioni sanitarie TSRM e PSTRP, su proposta delle Commissioni di Albo dei Fisioterapisti, ha chiesto di rafforzare il SSN anche in questo settore, così come per altre professioni dell’Ordine quali i tecnici di laboratorio biomedico e i tecnici di radiologia. «Stiamo cercando con questi documenti di diffondere conoscenze per ridurre il rischio che una serie di persone si trascinino per lungo tempo dei danni motori e funzionali, con delle perdite indotte di autonomie. Il Covid interviene, infatti, anche su persone anziane con disabilità e fragilità e vanno ad aggravare delle situazioni funzionali già precarie».

In questi giorni, anche i fisioterapisti si stanno dando da fare per aiutarsi reciprocamente e aiutare i pazienti in difficoltà: «Molti colleghi di Bergamo e della Lombardia – conclude Cecchetto – si stanno organizzando in una sorta di fisio-task force per aiutarsi nell’aumentare velocemente competenze e conoscenze ma anche per intervenire laddove necessario. Inoltre molti colleghi si mettono a disposizione per le più varie attività, di sabato o domenica o anche di notte, a seconda di quello che la situazione di emergenza richiede in quel momento, al di là dello specifico professionale. Oltre che fisioterapisti, siamo innanzitutto professionisti sanitari e prima ancora cittadini che vogliono dare il proprio contributo per supportare tutta la popolazione e tutte le componenti del sistema sanitario in questa emergenza».

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