Politica 29 Maggio 2019 09:48

Commissariamento, lotta alle aggressioni e vaccini: la ‘questione meridionale’ della sanità secondo Paolo Siani

Intervista a Paolo Siani (Pd), pediatra e componente delle Commissioni Affari Sociali e Infanzia e Adolescenza: «Con Noemi lavoro dei medici eccezionale: a Napoli, spesso dipinta come una città difficile dove niente funziona, accadono queste cose straordinarie»

Commissariamento, lotta alle aggressioni e vaccini: la ‘questione meridionale’ della sanità secondo Paolo Siani

Dialogare, confrontarsi, discutere. Che siano bambini di una classe elementare o colleghi in aula a Montecitorio, Paolo Siani, parlamentare e pediatra, componente della Commissione Affari Sociali e della Commissione Infanzia e Adolescenza alla Camera – da anni si fa portavoce di un dibattito costruttivo su salute, sanità e civiltà che inizia dalle scuole e passa per le associazioni fino ad arrivare alla politica. Un impegno attivo per valorizzare la buona sanità del territorio ma soprattutto denunciarne le criticità, unito a quello per promuovere l’educazione alla legalità, per togliere i ragazzi dalla strada e offrire loro una scelta e delle reali opportunità. Una battaglia portata avanti in memoria del fratello Giancarlo, giornalista de Il Mattino assassinato dalla camorra nel 1985 ad appena ventisei anni. Ma anche per un legame e un senso di appartenza profondo ad un territorio che non lo ha mai abbandonato. È a Napoli che infatti Paolo Siani continua la sua attività di pediatra di famiglia e di primario di Pediatria presso l’Ospedale Santobono. Sanità Informazione lo ha intervistato sulle principali e più attuali questioni di salute e sanità che coinvolgono professionisti e istituzioni. Cominciando proprio dal dibattito sulle vaccinazioni…

Dottore, in tempi recenti i vaccini, strumento e conquista fondamentale che la medicina ci mette a disposizione, stanno vivendo un periodo difficile presso l’opinione pubblica. Quanto si sta facendo per riportare la comunicazione tra i pediatri e le famiglie su un piano di corretta informazione, che possa debellare le fake news che circolano sul tema?

«Negli ultimi anni abbiamo assistito a una difficoltà nel comunicare alle persone l’importanza del vaccino, e forse anche a una distrazione dei pediatri e dei medici nel raccomandarle. Per questo motivo il Ministero della Salute è stato costretto a inserire l’obbligatorietà per i vaccini ritenuti più utili, per far sì che le coperture vaccinali arrivassero a una percentuale soddisfacente e utile. Un vaccino, infatti, per essere efficace, deve raggiungere una copertura di almeno il 95% su tutta la popolazione. E grazie a questa legge tutta l’Italia, comprese le regioni più in difficoltà come la Campania, hanno fatto un grande passo avanti recuperando lo svantaggio. Adesso in quasi tutte le regioni d’Italia e per quasi tutti i vaccini è stata una raggiunta una copertura soddisfacente. Il punto è che “obbligare” quando si parla di sanità è una nota stonata: il medico deve instaurare con il paziente un rapporto di fiducia, il cosiddetto “patto terapeutico”, e convincerlo che quel farmaco che sta prescrivendo è la cura migliore per la sua malattia. Siamo tutti coscienti che l’obbligo di legge verrà superato, ma è stato uno strumento necessario per raggiungere l’obiettivo di una copertura vaccinale uniforme e adeguata. Le fake news ci sono sempre state ed è qui che entra in gioco una comunicazione corretta da parte del medico, soprattutto dei pediatri che sono i medici più ascoltati dalle famiglie».

LEGGI ANCHE: VACCINI, SIANI (PD): «AUTOCERTIFICAZIONE SIA TRANSITORIA. MANTENIAMO OBBLIGO PER DUE ANNI E POI PROVIAMO A CONVINCERE LE FAMIGLIE»

Cambiamo argomento e parliamo di un caso recente che se da un lato ha scosso fortemente l’opinione pubblica, dall’altro ha acceso i riflettori sulla sanità d’eccellenza del territorio: parliamo del caso della piccola Noemi, la quale se oggi è finalmente fuori pericolo è grazie al lavoro straordinario dei suoi colleghi del Santobono. Una buona sanità che viene troppo spesso messa in ombra…

«Noi siamo pagati per fare bene il nostro mestiere, l’eccezione è quando qualcuno invece lo fa male. Questo per dire che alcune volte si esagera nel mettere in luce una malasanità che in realtà, e per fortuna, rimane un fenomeno marginale. Il caso di Noemi, però, è stato davvero un miracolo. Non solo per il percorso del proiettile che ha evitato per pochi centimetri organi vitali come il cuore, ma perchè i miei colleghi del Santobono sono stati capaci, chiamando a quel tavolo operatorio le migliori professionalità di questa città, dal miglior infermiere al miglior chirurgo, di fare qualcosa di straordinario: estrarre un proiettile dal corpo di una bambina. Nessun chirurgo, anestesista, nessun medico a Napoli e in Italia sa come approcciarsi a un caso del genere, del tutto fuori dal comune. Loro sono stati estremamente lucidi e tecnicamente eccezionali nell’individuare il percorso del proiettile, e qui il primo merito va ai radiologi, capaci con ecografie, TAC e risonanze di riferire al chirurgo l’esatta traiettoria e in quali punti intervenire, bravi poi i chirurghi a tirar fuori tutto, dal momento che il proiettile porta con sè all’interno del corpo frammenti di osso, di tessuto dei vestiti, ma soprattutto, oltre a intervenire per il fatto acuto, ancora più bravi nel post operatorio, a mantenere i parametri vitali in perfetto equilibrio per far sì che la bambina si riprendesse e con le due broncoscopie fatte successivamente liberare i bronchi e permetterle ad oggi di respirare autonomamente. Tutto questo ha del miracoloso e dimostra che anche in una città come Napoli, spesso dipinta come una città difficile dove niente funziona, accadono queste cose straordinarie grazie al lavoro di persone eccezionali».

Nelle scorse settimane abbiamo assistito ad un braccio di ferro politico sulla questione del commissariamento della Regione Campania per quanto riguarda la Sanità. Lei ha recentemente espresso il suo pensiero in merito, cioè che la misura del commissariamento non è utile, o comunque non è sufficiente da sola, a sanare le storiche problematiche che affliggono la sanità regionale. Quali sarebbero gli altri criteri sui cui puntare?

«Innanzitutto la Sanità campana ha compiuto ultimamente dei passi in avanti straordinari, raggiungendo un livello di Lea sufficiente a farla uscire dal Piano di rientro e a farla tornare ad una normale gestione del settore sanità. Bisogna poi ragionare in termini di risorse: è evidente che il rapporto tra povertà, bassa istruzione e malattie sia molto alto, e in questo momento i fondi sono ripartiti a livello regionale principalmente seguendo il criterio dell’anzianità della popolazione. La Campania riceve meno finanziamenti delle altre regioni perchè ha una popolazione molto giovane…il problema è che seppur giovane, è una popolazione che si ammala molto di più. Se non si ridefiniscono i criteri di finanziamento, la Campania non potrà mai arrivare ad un livello alto di Lea. Sarebbe molto più logico ed efficace ricorrere a un altro indice, che valuti insieme cultura, povertà, educazione e non soltanto l’anzianità. Così facendo la Campania sarebbe finanziata in maniera adeguata e potrebbe competere con altre regioni d’Italia per la cura e l’assistenza di molte patologie».

Un fenomeno che sta assumendo dimensioni preoccuapanti soprattutto al Sud Italia e in Campania è quello delle aggressioni ai medici e al personale sanitario. Un problema su cui si impone ormai una certa attenzione anche a livello istituzionale…

«Il tema è di grande interesse e credo che chiunque abbia fatto il medico in Pronto Soccorso abbia avuto almeno una esperienza del genere. E sono molto pochi i medici che poi denunciano l’accaduto, ma il fenomento sta diventando così ingravescente da far sì che nei PS e negli ambulatori non si lavori con tranquillità. È per questo che insieme ai miei colleghi onorevoli Lacarra e De Filippo abbiamo presentato una proposta di legge che prevede che contro chiunque procuri un danno o faccia una violenza a un medico o a un infermiere si possa procedere d’ufficio senza necessità di denuncia. Ciò presenta il grande vantaggio di essere un deterrente per i potenziali aggressori, tutelando al tempo stesso il medico che non è più esposto a ritorsioni».

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