Politica 11 febbraio 2019

Regionali Abruzzo, Marsilio (centrodestra) vince con il 49%. Liste d’attesa e abolizione superticket nel programma Sanità

Staccati Legnini (Pd) e Marcozzi (M5S). Il candidato di Fratelli d’Italia succede all’uscente Luciano D’Alfonso. Boom della Lega che raccoglie oltre il 27% delle preferenze. Tra le proposte del neogovernatore quella di decongestionare i Pronto Soccorso Ospedalieri attraverso lo studio di prestazioni alternative per codici verdi e bianchi presso strutture da agganciare in convenzione

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Sarà Marco Marsilio di Fratelli d’Italia il nuovo presidente della Regione Abruzzo. A scrutinio quasi concluso il candidato della coalizione di centrodestra (composta da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Udc-Dc-Idea e Azione Politica) ha segnato una vittoria netta con circa il 49% dei consensi contro il 31% circa del candidato di centrosinistra, Giovanni Legnini, ex vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Al terzo posto Sara Marcozzi, candidata M5S, che si attesta al 19%.

Tra le liste è boom per la Lega di Salvini che arriva a raccogliere oltre il 27%, mentre arretra il Movimento Cinque Stelle dopo l’exploit delle politiche. In calo rispetto alle ultime regionali sia il Partito democratico che Forza Italia (entrambi intorno al 10%).

Marsilio, senatore di Fratelli d’Italia, è nato a Roma nel 1968 da una famiglia di origini abruzzesi di Tocco da Casauria (Pescara). È laureato in filosofia alla Sapienza. Dalla fine degli anni Ottanta e nei primi Novanta partecipa ai movimenti studenteschi e universitari e dal 1996 al 2000 è vicepresidente di Azione Giovani, il movimento giovanile di Alleanza Nazionale.

LEGGI IL PROGRAMMA DI MARCO MARSILIO

Nell’ambito della sanità, sono tre i punti su cui si concentra il programma di Marsilio. In cima c’è l’abolizione del superticket a partire dal 2021 e il problema delle liste d’attesa: il Tribunale dei diritti del malato ha indicato l’Abruzzo (con Calabria, Campania e Lazio) tra le regioni dove si registrano i maggiori disagi, che condizionano il livello di soddisfazione dei pazienti e incrementa la mobilità passiva. «Un’azione di immediata applicazione per abbattere le liste di attesa – si legge nel programma – prevede la divisione tra liste per esami diagnostici e liste per ricoveri. Gli esami diagnostici saranno classificati in categorie a seconda dell’urgenza dei medesimi con tempi di attesa definiti e rispettati. Saranno emanate linee guida per la richiesta di esami diagnostici in modo da eliminare le richieste inappropriate. Le stesse procedure verranno attuate per organizzare e rendere funzionali le liste di attesa per i ricoveri».

Al secondo punto diminuire la percentuale di pazienti che rinunciano alle cure e al terzo la grave carenza di personale soprattutto medico e paramedico: «Emerge una carenza di personale in tutte le quattro Asl provinciali – sottolinea il programma – con una situazione molto preoccupante per quanto concerne la Asl n.1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila.

Nel programma si sottolinea anche la necessità di sperimentare, in tema di dialisi ma non solo, la possibilità di estensione delle cure domiciliari anche valorizzando la domotica (controllo dei parametri vitali/funzionali degli anziani e/o degli affetti da patologie croniche).

Tra gli altri punti meritano di essere sottolineati anche la reintroduzione della figura del medico di medicina generale con presenza quotidiana nei territori marginali; la massiccia promozione della domotica e telemedicina; ampliamento delle forme domiciliari di assistenza agli anziani e non solo; il rinnovo e razionalizzazione del parco tecnologico per colmare il gap della mobilità passiva che è dovuto sovente alla mancanza o alla obsolescenza degli strumenti di diagnostica per immagini (tac, risonanze, ecografi); l’individuazione dei tempi massimi di attesa per prenotazioni di visite specialistiche o per diagnostica strumentale, oltrepassati i quali, si dia possibilità di una libera e non onerosa scelta presso strutture convenzionate; decongestionamento dei Pronto Soccorso Ospedalieri attraverso lo studio di prestazioni alternative per codici verdi e bianchi presso strutture da agganciare in convenzione, per esempio medicalizzando i distretti sanitari di base; il contenimento della spesa farmacologica, con protocolli e misure già applicate con successo in altre regioni.

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