Politica 23 Settembre 2022 15:41

Governo Draghi al termine, l’eredità che ci lascia. Con il sottosegretario Amendola

Con il sottosegretario Amendola ricapitoliamo questi anni di Governo Draghi: ciò che è necessario mantenere e ciò che avrà bisogno di essere sistemato da chi verrà dopo. Uno sguardo dall’interno dei momenti cruciali affrontati in due tra gli anni più intensi della Contemporaneità

Governo Draghi al termine, l’eredità che ci lascia. Con il sottosegretario Amendola

Una sfida e un momento storico difficili da ripetere, un governo entrato “in corsa” mentre la pandemia era al suo culmine e chiamato ad occuparsi dei suoi cittadini a partire dai bisogni primari. In questo contesto Vincenzo Amendola è stato sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega agli affari europei e ha visto avvicendarsi da vicino la pandemia, la guerra, la crisi energetica. Ma non solo, come ministro senza portafoglio Amendola ha vissuto anche il Governo Conte II, mantenendo coerenza nel suo mandato agli affari d’Europa.

Sanità Informazione lo ha intervistato e ha discusso con lui i momenti cruciali che l’hanno caratterizzato e l’impiego delle risorse del PNRR che dovrebbero arrivare. Prima di tutto per riparare ciò che il Covid ha mostrato come un vulnus evidente: il Sistema sanitario nazionale ha bisogno di dare forza al suo territorio per tornare a funzionare. Quel che Covid che «è stata una sfida inimmaginabile per tutti noi, sul piano individuale, di governo nazionale e a livello europeo. Un evento che mai avremmo pensato di affrontare e di fronte al quale eravamo, occorre dirlo, impreparati», spiega Amendola senza esitazione.

La pandemia e i giorni più duri

La reazione compatta dell’Unione europea è stata il punto cruciale. «Erano giorni complicati – spiega Amendola – soprattutto all’inizio quando ancora il vaccino sembrava una meta irraggiungibile e i morti si moltiplicavano di settimana in settimana. A livello europeo siamo riusciti a costruire con tempestività un coordinamento di lotta al coronavirus che sussiste tutt’ora e che ci ha permesso, soprattutto nella fase dell’emergenza, di condividere personale sanitario tra gli Stati e di curare negli ospedali nazionali pazienti ‘europei’ provenienti da altri Paesi».

Il sottosegretario di stato parla di una rinascita dell’Europa in quei giorni funesti: di fronte alla necessità «si è scoperto il senso di comunità, si è capito che da soli non si va da nessuna parte. I cittadini non erano più italiani, spagnoli o polacchi, ma si sentivano ed erano trattati come “cittadini d’Europa”». Poi a un anno esatto sono arrivati i vaccini, il giorno di Natale come nelle favole più belle. «In brevissimo tempo, poi, siamo riusciti ad approntare la macchina per l’acquisto e la produzione di vaccini, e l’Europa è stata anche in grado di donarne ai partner di tutto il mondo. Siamo passati da una totale mancanza di vaccini a più di 4 miliardi di dosi garantite agli europei e al resto del mondo».

Next Generation Eu: l’Ue in pandemia

Amendola ricorda anche le misure Ue per attenuare l’impatto socioeconomico sui cittadini. «Strumenti come Sure – spiega – che ha permesso ai lavoratori di conservare il loro impiego nonostante il calo di attività delle imprese. Sono stati commessi anche errori, certo, ma era inevitabile. Mi chiedo se, senza questo cigno nero della storia che è stata l’esplosione del contagio da Covid-19, saremmo mai arrivati all’accordo sul Next Generation Eu».

Proprio quest’ultima è annoverata, da Amendola, tra le date che sono state fondamentali durante il suo mandato e durante la storia di questa legislatura. «Il 21 luglio 2020, appunto – racconta -. La notte della firma dei 27 al Next Generation Eu, la notte in cui si salvò l’Europa. Ricordo le trattative fino all’alba, dopo mesi di negoziazione. Ricordo la soddisfazione, immensa, per aver portato a casa con l’allora governo, per l’Italia, la somma più alta di risorse stanziate dall’Ue per un Paese membro».

«Ma c’era un’altra gioia – prosegue – più profonda, vale a dire la consapevolezza che l’Unione europea aveva riscoperto la propria anima, aveva finalmente abbandonato le paure e i reciproci sospetti e aveva deciso di investire su se stessa come un tutt’uno, a cominciare da quei Paesi, come Italia e Spagna, che ne avevano più bisogno. Quella data ha segnato una svolta, si è passati dall’Europa del rigore a tutti i costi all’Europa della solidarietà e della crescita, e mi auguro che su questa strada si continui nei giorni a venire».

Cosa cambierà dal 25 settembre

Il 25 settembre qualcosa cambierà. Le elezioni segneranno un nuovo inizio, indipendentemente da chi arriverà. Amendola ribadisce che i fondi del PNRR attendono una conferma e che una ridiscussione non converrebbe a nessuno. «Qualunque esito abbiano queste elezioni politiche anticipate – spiega -, auspico per tutti che non si torni indietro con le lancette della storia a quello che eravamo. E mi riferisco all’epoca dell’austerity nell’Unione, ma anche ai periodi più bui dei nazionalismi sovranisti che hanno ferito a morte la comunità europea».

Amendola sembra alludere alla possibilità che la destra, favorita nei sondaggi, arrivi a capo del governo. Il partito guidato da Giorgia Meloni non guarda con favore all’Europa e il timore è che desideri allontanarsene. «Non sarà un periodo facile per nessun Paese europeo – continua Amendola – considerato il complicato contesto internazionale. La pandemia ci ha insegnato che da soli non si va da nessuna parte, occorre fare squadra come Ue per contare di più anche come Paese singolo. Se per apparenti interessi nazionali si metterà in discussione la sovranità del diritto europeo su quello italiano, non potremo che averne conseguenze negative sul piano pratico. Siamo in un momento storico cruciale, dove le vicende nazionali hanno ripercussioni su quelle dell’Europa: chi vince questa tornata elettorale dovrà dimostrare di essere all’altezza della sfida, abbandonando eventuali ideologismi anacronistici».

PNRR, cosa potrebbe succedere?

Sul PNRR soprattutto bisognerà andare avanti, per garantire ai 20 miliardi di risanare il SSN. «Tutti sappiamo che il PNRR è frutto di negoziati lunghi e complessi – conclude – ridiscuterlo sarebbe un errore imperdonabile e porterebbe a perdere miliardi di euro che, invece, in questa particolare fase sono essenziali per affrontare sfide come la crisi del gas. Ci sono tutti gli strumenti necessari per aiutare imprese e famiglie, senza rinunciare alla transizione ecologica. Il Repower Eu è il piano pensato dalla Commissione europea proprio allo scopo di affrontare la crisi energetica, senza stravolgere gli accordi sul PNRR. Il vero interesse nazionale è difendere – e utilizzare al meglio – il nostro Recovery plan, senza metterlo a repentaglio per velleità da campagna elettorale».

 

 

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