Politica 20 Febbraio 2019

Fine vita, 10 anni fa moriva Eluana Englaro. Roberto Fico: «Parlamento ha dovere di legiferare. Ripartire da proposta di legge popolare»

Il Presidente della Camera ha aperto i lavori del convegno dedicato ad Eluana Englaro organizzato dalla Consulta di Bioetica: «Abbiamo il dovere di fornire risposte vere ed alte a persone che hanno attraversato momenti difficili come Beppino Englaro e a quelli che le attraverseranno»

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Sono passati dieci anni dalla morte di Eluana Englaro avvenuta il 9 febbraio 2009 a Udine. Una storia che ha commosso l’Italia e anche diviso le coscienze per la decisione del padre Beppino Englaro di interrompere la nutrizione artificiale dopo 17 anni di stato vegetativo.

Una scelta che ha avuto il merito di riavviare il dibattito sul fine vita e che ha portato nel 2017 all’approvazione della legge 219 che ha introdotto il consenso informato e le Disposizioni anticipate di trattamento. Di tutto questo si è parlato al convegno “Eluana dieci anni dopo: ricordare la testimonianza, rilanciare il messaggio” che si è svolto alla Sala Regina della Camera dei Deputati su iniziativa della Consulta di Bioetica. Tra gli ospiti lo stesso Beppino Englaro e il presidente della Consulta di Bioetica Maurizio Mori.

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L’iniziativa si inserisce nel mese dell’autodeterminazione promosso dalla Consulta di Bioetica per riflettere sulle questioni di fine vita, inclusa eutanasia e suicidio assistito, in linea con quanto richiesto recentemente dalla Corte Costituzionale nell’ordinanza sul caso Cappato-Dj Fabo. La Corte ha rinviato di un anno la decisione, affinché il Parlamento possa esprimersi disciplinando compiutamente la materia senza abdicare alla propria funzione

«Sul fine vita, sull’eutanasia c’è una sentenza della Corte Costituzionale molto importante che dice alle Camere di lavorare su questo tema e le Camere lo devono fare bene, il prima possibile per non superare la data indicata dalla Corte Costituzionale. È una tematica fondamentale, importante, è una tematica di civiltà e le Camere devono prendersi tutta la responsabilità del caso», ha sottolineato a margine del convegno il Presidente della Camera Roberto Fico che ha aperto i lavori.

Questo il testo integrale dell’intervento del Presidente della Camera Fico:

«Sono molto contento di partecipare a questa iniziativa anzitutto perché ci ricorda che 10 anni fa, il 9 novembre 2009, moriva Eluana Englaro dopo 17 anni trascorsi in stato vegetativo permanente. La sua morte, il dolore dei suoi cari, la lunga vicenda giudiziaria non sono stati tuttavia vani: hanno avuto il merito di riavviare nelle istituzioni e nell’opinione pubblica il dibattito sulla questione del fine vita e più in generale sui rapporti tra la legge e le libertà individuali. Dibattito che si era già sviluppato nel caso di Piergiorgio Welby e più recentemente di Massimiliano Fanelli e Fabiano Antoniani. Tengo anche a ricordare che proprio il 20 febbraio di 13 anni fa moriva a 38 anni Luca Coscioni le cui battaglie hanno lasciato un’impronta significativa nel nostro paese. Torno quindi all’inverno 2009. Credo che tutti ricordiamo la commozione e le polemiche del giorno in cui scomparve Eluana e devo purtroppo rammentare che emerse in quel frangente con tutta evidenza che il Parlamento aveva troppo a lungo rinunciato a dare una risposta sul tema del fine vita. Aveva evitato di trovare una sintesi tra i diversi interessi costituzionali in gioco e tra tutte le diverse posizioni di ordine etico, religioso e sociale. Aveva in sostanza risposto alla indubbia complessità della questione decidendo di non scegliere, lasciando così soli gli ammalati, le loro famiglie e gli operatori del settore sanitario e demandando così di fatto agli organi giurisdizionali di definire caso per caso le soluzioni, sciogliere i conflitti a fronte di un quadro normativo totalmente incerto. Si trattò di una omissione di intervento inaccettabile per una istituzione come il Parlamento che è investita dalla Costituzione del compito di legiferare per dare appunto tutela agli interessi e ai valori riconosciuti dalla Carta stessa. Una omissione alla quale purtroppo 10 anni dopo è stato posto rimedio solo in parte. L’approvazione sul finire della passata legislatura della legge sul biotestamento a costituire un tentativo di dare una prima risposta ad alcune delle questioni connesse al fine vita. Ma anche dopo l’adozione di questo provvedimento è rimasta nell’ordinamento una grave lacuna: l’ha evidenziata in modo chiaro e inequivocabile l’ordinanza con cui nello scorso mese di ottobre la Corte costituzionale ha avviato in autunno la decisione sulla costituzionalità dell’articolo 558 del codice penale relativo all’istigazione o aiuto al suicidio. La Consulta come sappiamo era chiamata a pronunciarsi nell’ambito del processo a Marco Cappato per la vicenda della morte di Dj Fabo. Quell’ordinanza ha statuito la necessità di valutare con attenzione le ipotesi nei quali l’assistenza di terzi nel porre fine alla sua vita può presentarsi al malato come l’unica via di uscita per sottrarsi, nel rispetto del proprio concetto di dignità della persona, a un mantenimento artificiale in vita non più voluto e che egli ha il diritto di rifiutare. Alla luce dei valori così alti che sono in gioco la Corte, in qualche modo innovando se stessa, è giunta a un nuovo tipo di decisione, rinviare il giudizio a una data fissa, il 24 settembre 2019, per dare al legislatore il tempo di svolgere ogni opportuna riflessione e iniziativa a riguardo in uno spirito di dialettica collaborazione istituzionale. Il Parlamento ha di fronte a se una grande opportunità: un’occasione preziosa di affrontare nuovamente il tema dell’eutanasia valutando le possibili soluzioni con attenzione e sensibilità. In coerenza con il mio ruolo istituzionale ritengo che questa sollecitazione non possa essere in alcun modo lasciata senza adeguata, compiuta e tempestiva risposta dalle Camera. Confido dunque che il recente avvio dell’esame della proposta di legge di iniziativa popolare relativa al rifiuto dei trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia presso le Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali della Camera possa costituire l’occasione per un intervento organico su questi temi nel solco tracciato dalla Corte Costituzionale. Abbiamo il compito di intervenire per restituire dignità e centralità al Parlamento su questioni delicate su cui sono indispensabili approfondimento e confronto. Abbiamo il dovere di fornire risposte vere ed alte a persone che hanno attraversato momenti difficili come Beppino Englaro e a quelli che le attraverseranno. Abbiamo una grande responsabilità e ce la dobbiamo prendere tutta».

 

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