Politica 11 Giugno 2020

Epatite C, indagine conoscitiva approvata in Commissione Affari Sociali. Rostan (IV): «Via libera a finanziamento Piano nazionale»

Il documento: «Serve programma organico di intervento, con finanziamenti adeguati, per procedere sui tre pilastri già individuati di prevenzione e screening, presa in carico e linkage to care e terapia»

La Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità la relazione sull’indagine conoscitiva dell’epatite C in Italia. «Va considerata – si legge nelle conclusioni del documento – la costituzione di un programma organico di intervento, con finanziamenti adeguati, per procedere sui tre pilastri già individuati di prevenzione e screening, presa in carico e linkage to care e terapia. Nello specifico, sulla base dei finanziamenti già disponibili nelle norme vigenti (71,5 milioni per gli screening) e di quelli eventualmente rintracciabili dall’avanzo del Fondo innovativi per il 2020 (pari ad almeno 150 milioni di euro), va valutata la costituzione di un Fondo per il contrasto dell’HCV che dia luogo a un Piano nazionale di eliminazione aggiornato e condiviso con l’istituzione di una “cabina di regina nazionale” che coordini il piano nazionale e monitori i piani regionali, che includa anche una parallela valutazione sulla possibilità di proroga dello status di innovatività, indipendentemente dalle rinegoziazioni ed eventuali gare regionali, e che si ponga – precisa il documento – i seguenti obiettivi:

LEGGI IL DOCUMENTO

  • Avvio di un’indagine epidemiologica in grado di fornire dati rilevanti sul territorio nazionale;
  • Adozione, in tempi rapidi, del decreto ministeriale che consenta il riparto tra le regioni delle risorse destinate agli screening, onde evitare il rischio che queste non vengano utilizzate entro la fine del 2020;
  • Implementazione di campagne di “Disease Awareness” strutturate per sensibilizzare la popolazione generale sulla necessità di sottoporsi allo screening per HCV;
  • Screening nei SERD e nelle carceri, al fine di superare i limiti importanti attualmente esistenti; in tali contesti, occorre promuovere l’educazione e la prevenzione nei confronti dell’HCV;
  • Approvazione del nuovo Piano nazionale di eradicazione dell’HCV, condiviso in sede di Conferenza Stato-Regioni, affinché le regioni che ancora non lo hanno adottato procedano con la massima priorità;
  • Predisposizione di un PDTA di riferimento a livello nazionale;
  • Sviluppo di progetti di telemedicina sul territorio e di migliore integrazione tra le figure professionali coinvolte per il referral, al fine di non vanificare gli sforzi sinora condotti nella presa in carico dei pazienti;
  • Promozione del maggiore coinvolgimento possibile dei medici di medicina generale;
  • Estrapolazione e condivisione dei dati, in forma anonima, tra ospedali, ASL e laboratori al fine di consentire l’identificazione ed il linkage to care dei pazienti risultati positivi ed inconsapevoli di esserlo;
  • Prosecuzione del finanziamento a livello nazionale delle terapie anti-HCV per garantire che questa resti una priorità di sanità pubblica in tutte le regioni;
  • Programma di screening congiunto HCV/COVID-19: esistono test anticorpali rapidi simili, ovvero test capillari per entrambe le infezioni. Il costo degli screening anti HCV potrebbe essere abbattuto e ottimizzato effettuando entrambi gli screening allo stesso tempo.

«Debellare definitivamente l’epatite C entro il 2030 è ancora un obiettivo alla portata dell’Italia – ha commentato Michela Rostan, vicepresidente della Commissione Affari Sociali ed esponente di Italia Viva, che aveva richiesto l’indagine -. Ringrazio l’intera commissione per il lavoro svolto che ha portato un risultato importante in termini di programmazione e proposta».

«Il Piano di eradicazione dell’epatite C è al momento in una fase di stallo, con riferimento alle politiche di prevenzione e screening, di presa in carico e linkage to care e terapia – ha aggiunto la vicepresidente Rostan -. Il Piano di eradicazione ha infatti subito una importante battuta di arresto anche a causa del ruolo che i reparti di infettivologia hanno avuto nel dare risposta all’emergenza cercando di contenere gli effetti devastanti del Covid-19 ma con conseguente stallo di qualsiasi altra gestione terapeutica, epatite C compresa. È il momento di adottare una terapia d’urto per non vanificare, a un passo dal traguardo, tutti gli sforzi fatti per mettere ko l’epatite C definitivamente», ha concluso.

 

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